La statura di un politico
A Palermo, si sa, hanno digerito male il fatto che a palazzo dei Normanni sieda un catanese, e per di più insopportabilmente pignolo: nonostante abbia preferito tenersi nel solco della continuità con la precedente maggioranza, la cui l’attività parlamentare rasentò lo zero, e che perseveri moltiplicando commissioni, sciorinando consulenze e assumendo i parenti e gli amici degli amici, nonostante continui ad agire, come l’amico Cuffaro, diversamente da quanto dice e promette, a Palermo non riesce proprio a farsi amare. E’ un incompreso. Sarà per la sua aria saccente, per il pragmatismo da ex presidente di una provincia “sperta”, che si vanta di aver lasciato in attivo al genero di un suo caro amico, paesano come lui. Sarà perchè ha guidato il suo partito, di ispirazione federalista e populista, verso un’unione di convenienza (ma anche d’intenti) con la Lega celodurista. Sarà perchè non gli piacciono i cannoli e la frutta martorana, che fanno male ai denti, ma preferisce i catanesissimi arancini o, ancora meglio, delle belle fette di melone servitegli come si deve da una collaboratrice assunta per lo scopo. Ha lasciato tutti a bocca aperta già dal suo insediamento per i cambiamenti che ha imposto agli arabi ritmi palermitani, e non solo. Si è messo in testa di cambiare ogni cosa attorno a lui, intervenendo di persona anche in umilissime questioni come l’arredamento dell’ufficio e dei luoghi di rappresentanza: peccato (si fa per dire!) che la maggior parte di questi si trovi all’interno di palazzi storici inestimabili, dove anche cambiare solo una lampadina dovrebbe essere autorizzato dalla Soprintendenza ai BB.CC. Ma questo non ha frenato neanche un po’ l’azione innovatrice e sbrigativa del neogovernatore: nel salone in cui si ricevono le Autorità fa(ceva) bella mostra di sè una pregiata scrivania secentesca; sedutosi dietro di essa, il Governatore ne constata con disappunto l’altezza troppo elevata e, per la salute della sua colonna vertebrale, decide non di sostituirla ma di farle mozzare i piedi in legno intarsiato. Sgomento e panico negli astanti. «Eccellenza, quello è uno scranno del seicento, è un pezzo d’arte, non crede sarebbe meglio…» «No, caro sottoposto, io sono medico e le posso assicurare che una cattiva postura, derivata dall’altezza di quella scrivania, potrebbe causare l’insorgere di una cifosi.» «Ma Onorevole, le Belle Arti, i Beni Culturali e artistici…» «Le ripeto, quella è dannosa per la colonna vertebrale. Si fidi del sottoscritto, che è qui per fare il bene dei siciliani. Ora, per favore, chiami gli uscieri.» Lo dicono spesso ai bambini, “bisogna ascoltare e fare come dice il dottore”: ma mi sa che i grandi non dovrebbero dargli sempre retta. E purtroppo, in questo caso, non può nulla neanche la famosa “mela giornaliera”.



luglio 26th, 2009 alle 23:15
sarebbe utile che gliela scrocchiassi un poco, quella colonna verte-brale..