Il Partito Democratico e la democrazia

“Sei invitato a partecipare alla ASSEMBLEA DEI FONDATORI DEL PARTITO DEMOCRATICO per eleggere un coordinamento di 40 persone (20 donne e 20 uomini), scelte ed elette dai cittadini che saranno presenti a tale Assemblea.”

Sono alcune righe della lettera ricevuta dai partecipanti alle primarie del PD, me compreso, invitati a quest’ennesimo atto di democrazia. Ad Acireale il Partito Democratico nasce con numerose novità, sia tra le idee che tra le persone. In primis la proposta dell’ineleggibilità dopo due mandati elettorali.

E’ un punto molto coraggioso, che se rispettato eviterebbe realmente di creare i centri di potere che proprio in Sicilia ci contraddistinguono.

Ciò che attira più la mia attenzione, però, è la “legittimazione dal basso” di cui si sente tanto parlare di questi tempi. Rendere partecipi i cittadini nella definizione dei vertici di un partito sarebbe realmente giusto ed innovativo… se però fosse vero.

All’assemblea, infatti, dopo vari interventi più o meno utili ed interessanti, attendevo il momento della scelta e della votazione, già di per sé dubbiosa non essendomene chiare le modalità, che non è mai avvenuta. Sono stati chiamati i 40 nomi e sono stati applauditi ed eletti per acclamazione. Non mi è sembrato affatto un inizio serio, anzi mi sono sentito abbastanza preso in giro dato che non ho scelto, né votato nessuno. Dato che non è un obbligo del Partito utilizzare questi mezzi di elezione del suo organismo, perché proporli se poi non vengono rispettati?

Il PD si propone realmente come portavoce dei cittadini, come una ventata d’aria fresca? Non mi sognerei mai dunque di trovare al suo interno vecchi criteri di rappresentatività, che non coinvolgano i cittadini. Se il buongiorno si vede dal mattino..

Paolo Danzì

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2 Commenti to “Il Partito Democratico e la democrazia”

  1. Gaetano Leotta:

    “È una questione di qualità o una formalità?”

  2. Sebastiano Scavo:

    Ho incontrato uno dei “fondatori del PD” acese – così si è presentata questa persona, che è opportuno lasciare nell’anonimato – la quale, ad una mia domanda sul tema dell’articolo, ha candidamente risposto senza dire nulla, in termini più o meno simili a questi: “In un certo senso siamo rimasti prigionieri di queste primarie, che siamo stati costretti a sbandierare; qui a livello locale di fatto non servono. Sono un pretesto per scaricarsi a vicenda la responsabilità di certe scelte, quando in realtà ci vorrebbe una presa di posizione, ci vorrebbe una personalità in grado di decidere con fermezza, per il bene del partito”. Mi sa che le fanta – primarie raccontate da Paolo vanno molto verso questo senso qui.

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