Quindici milioni di poveri
Riflessioni sul rapporto Caritas 2008 sulla povertà in Italia
Proviamo a sommare gli abitanti delle maggiori città italiane – Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania – aggiungendo a questi la popolazione delle altre 50 maggiori città del paese. Solo facendo così arriveremo ad avere un’idea della dimensione del fenomeno povertà in Italia. Quella somma ci dà infatti la cifra fornita dal rapporto Caritas 2008: quindici milioni di persone povere in Italia.
Fasce di popolazione sprofondano nella povertà e continua a registrarsi il silenzio del governo e della politica su questi temi. Sembra di riprendere un nostro articolo dello scorso anno, diffuso dopo la pubblicazione dei dati Istat sulla povertà.
Oggi si tenta di far passare in secondo piano il quadro impietoso del fenomeno in Italia delineato dalla Caritas. La stampa ha relegato in un angolino una notizia che dovrebbe far riflettere il paese: abbiamo preso due dei giornali italiani più venduti e abbiamo notato che la notizia del rapporto è andata a pagina 26 del Corriere e a pagina 29 di Repubblica. Semplicemente una vergogna.
Oggi, dalle parti del governo, sono preoccupati a salvare banche e assicurazioni e le bande di speculatori, evitando di cercare soluzioni concrete per le vere emergenze.
Si mettano in campo invece specifiche politiche contro la povertà. Nell’Europa dei 15, l’Italia, dopo la Grecia, è il Paese in cui i trasferimenti sociali hanno il minor impatto nel ridurre la povertà: abbattono la quantità di popolazione povera solo di 4 punti percentuali, mentre Svezia, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Germania e Irlanda riescono a ridurre del 50% il rischio di povertà.
Si affrontino dunque primo luogo il caro prezzi e la questione abitativa. Si dia forza al potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni. Si riducano le tasse per pensionati e lavoratori. Si blocchino i prezzi dei generi alimentari di largo consumo, degli affitti e dei mutui. Nel paese aumenta la polarizzazione sociale: il quinto delle famiglie con i redditi più bassi percepisce solo il 7,0% del reddito totale mentre il quinto delle famiglie con il reddito più alto, percepisce il 40,8% del reddito totale. A pagare sia chi ha speculato e chi si è ingozzato oltremodo alle spalle dei più deboli.
La redazione de La Locomotiva – periodico Rifondazione comunista Acireale




