Archivio di Maggio, 2008

La Costituzione, oggi

Incontro - conferenza con il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Capotosti

Nell’ambito del “Progetto Legalità” coordinato dall’assessorato ai Beni Culturali, scuola e Istruzione e in occasione del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana la città di Acireale ha ospitato ieri presso la sala conferenze del Credito Siciliano un importante incontro sull’attualità della Costituzione, relatori d’eccezione il Prof. Luigi Arcidiacono, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Ateneo catanese (e già Preside della facoltà di Giurisprudenza), e il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Piero Alberto Capotosti, già Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Dopo i saluti di prammatica da parte delle Autorità presenti, in primis il Sindaco Garozzo e l’assessore Leonardi (moderatrice dell’incontro), oltre che dei rappresentanti del Credito Siciliano (dott. Sciuto) e del Centro Servizi Volontariato Etneo (dott. Carnazzo), il prof. Arcidiacono inizia presentando l’esimio collega e amico con il quale divide il tavolo della conferenza e, successivamente, delinea un excursus storico della genesi della Costituzione partendo dagli eventi che portarono alla resa bellica dell’Italia fino all’attività della Costituente, soffermandosi sull’importanza del Patto di Salerno tra il Re e i Comitati di Liberazione Nazionale, sulle figure di Togliatti e De Nicola, ed evidenziando il clima di necessità postbellica che fu la grande “forza costituente” della nostra Carta. Da queste precise note di carattere principalmente storico - politico prende le mosse il discorso del Presidente Capotosti, che ribadisce l’importanza dell’idea espressa dal collega, e cioè l’ “eccezionalità” delle condizioni irripetibili che portarono alla nascita della Costituzione, condizioni che, per quanto gravi e dolorose, furono essenziali per i lavori della Costituente. Da qui una critica verso le più o meno recenti riforme o “tentativi di riforma” della nostra Carta che, in assenza di condizioni fortemente aggreganti (sia della popolazione sia delle forze politiche) come la necessità di rialzarsi dopo una guerra, non sono riusciti mai ad essere realmente migliorativi di un testo che è capace ancora oggi di estrinsecare una attualità e una forza di “orientamento” incredibili. Per cui spazio ai correttivi ma diffidenza verso delle vere e proprie riforme, come del resto ha espresso chiaramente il risultato del referendum del 2006 sul progetto di Stato federale. Il Presidente si è poi soffermato sull’importanza della Costituzione per la formazione della coscienza civile degli italiani, descrivendo un passaggio dalla “parola” della Costituzione alle “leggi” dello Stato, e da “incostituzionalità” a “ingiustizia”, concetti che, dopo 60 anni dall’entrata della Carta, sono pressochè corrispondenti nell’opinione comune. E, continuando la celebre frase di Massimo D’Azeglio, Capotosti conclude: «Si continuano a “fare” gli Italiani, anche grazie alla nostra Costituzione».

Da segnalare anche la presenza di alcuni piccoli rappresentanti delle scuole che hanno consegnato al Presidente Capotosti un fumetto realizzato dalle classi, sempre nell’ambito del Progetto Legalità, che rappresenta i diritti della Costituzione, così come visti da bambini e ragazzi.

Sebastiano Scavo



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Orientamento Universitario della Consulta Giovanile

Una risorsa preziosa per gli studenti che affrontano il passaggio da scuola superiore a università

Dall’esperienza positiva dello scorso anno, riparte il progetto di orientamento universitario promosso dalla Consulta Giovanile di Acireale. Dopo il Liceo Artistico “Brunelleschi” sarà la volta del Liceo Scientifico “Archimede” (9 maggio) e Liceo Classico “Gulli e Pennisi” (19 maggio). Lo scopo degli incontri, presieduti dal sindaco Nino Garozzo e dall’ass. Nives Leonardi, non è semplicemente presentare le varie Facoltà, ma portare esperienze e consigli che possano aiutare gli studenti delle scuole superiori a scegliere ed iniziare al meglio la loro carriera universitaria. Una risorsa preziosa per gli studenti che, spesso, affrontano il passaggio a questa nuova realtà senza le dovute informazioni didattiche, metodologiche e burocratiche ritrovandosi, proprio per la mancanza di esperienza e consigli, disorientati in un panorama ben più ampio di quello scolastico. Con questo spirito i ragazzi della Consulta, coordinati dal Presidente Vincenzo Pappalardo e dal responsabile università Giacomo Andronaco, hanno proposto un rappresentante per ogni Facoltà ed avviato nelle scuole di Acireale un dibattito amichevole ed informale, aperto ai dubbi e alle perplessità degli studenti. Un confronto utile e solidale tra studenti e studenti.

Paolo Danzì



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Primo Maggio: coraggio e memoria

1 Maggio 1947: ricostruzione storica di una Sicilia piegata nel suo onirismo

Primo Maggio - Eccidio di Portella Della Ginestra (PA)Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori. Questa data, in Sicilia, ha un sapore amaro e doloroso. Il primo maggio del 1947, presso la piana di Portella della Ginestra in provincia di Palermo, si è consumata una delle stragi più sanguinose della storia d’Italia. I lavoratori e i contadini riuniti in quel luogo per festeggiare, furono investiti da una pioggia di proiettili che uccise 12 civili inermi. Molti, fra i cadaveri e i feriti, risultarono essere donne e bambini. Una carneficina di innocenti. Oltre al brivido del dolore, una sommaria ricostruzione attribuì la responsabilità dell’eccidio alla banda di Salvatore Giuliano. A questo fatto, tuttavia, mancano memoria e verità. Manca la memoria di una Sicilia piegata nel suo onirismo, manca la verità di una ricostruzione storica condivisa e viva nelle istituzioni e nella società.

Il 1947 è un anno cruciale per l’Italia. Il viaggio compiuto a Febbraio dal presidente del consiglio De Gasperi negli Stati Uniti, garantisce al nostro Paese importanti fondi per la ricostruzione post-bellica. Ma il prezzo da pagare è elevato: in nome della guerra fredda e della stabilità occidentale, le sinistre non devono più sedere al governo. Di li a poco, De Gasperi formerà il suo quarto gabinetto, il primo dopo la fine della guerra senza l’appoggio di Socialisti e Comunisti. Ma il dramma di una Sicilia piegata dalla fame e dai soprusi di mafie e latifondismo riserva un risultato in controtendenza. Le elezioni regionali del 20 Aprile 1947 premiano le sinistre, ridimensionando il potere del fronte autonomista, mafioso e monarchico. Per evitare la sempre più probabile ascesa dei “comunisti”, la democrazia cristiana sceglie di dialogare con le destre. Qui si apre un capitolo di connivenze, rapporti ambigui, zone grigie, che culminano con la strage di Portella della Ginestra, un vero e proprio attacco compiuto dalla banda di Salvatore Giuliano contro le forze progressiste dell’isola. Pochi giorni dopo l’eccidio, numerose furono le sezioni del Pci date alle fiamme. Seguirono altre morti. La violenza operata dal bandito, noto per le sue posizioni indipendentiste e parossisticamente filoamericane, era ideologica, nonostante il ministro degli interni democristiano Scelba, in un intervento che destò scalpore, volle derubricare l’attentato a fatto di “nessuna rilevanza politica”. Come mai Salvatore Giuliano, ufficialmente pericolo pubblico numero uno, riuscisse a sfuggire costantemente all’arresto pur intrattenendo stretti rapporti con i più importanti mezzi di informazione dell’epoca (il settimanale “l’Europeo” dedicò al latitante un ampio reportage, con un’intervista corredata da decine di foto) resta un mistero.

Nel 1948 la democrazia cristiana ottiene una schiacciante vittoria elettorale anche in Sicilia. Ora i banditi non hanno più alcuna utilità politica. Il loro potere e i fatti di cui sono a conoscenza li rendono pericolosi e ingombranti. Cessano le protezioni istituzionali. Salvatore Giuliano viene ucciso, in circostante misteriose, il 5 luglio del 1950. Il suo più stretto collaboratore, Gaspare Pisciotta, viene arrestato. Muore in carcere, avvelenato da un caffè alla stricnina, qualche giorno dopo aver affermato pubblicamente di voler rivelare le connivenze fra la banda Giuliano, il ceto politico e le istituzioni militari, in chiave anticomunista. Questa storia oscura, purtroppo la prima di una serie di misteri che ancora pesano sulla nostra democrazia, ha subito l’oblio della memoria. Soprattutto in Sicilia, dove ancora, a distanza di oltre 60 anni, riescono a prosperare fazioni politiche legate all’ideologia fittizia dell’autonomismo. Dove ancora, nelle sezioni dei “rossi” vengono fatti esplodere ordigni densi di odio e ingiustificata violenza. In tal senso, non posso che esprimere la mia più sentita solidarietà ai ragazzi dei comunisti italiani, che in un contesto ostile come quello di Acireale cercano di far valere i principi della giustizia e della trasparenza. Io sarò sempre dalla loro parte. E, per quello che vale, mi sento di augurargli un primo maggio pieno di coraggio e memoria. Buon lavoro.

Gregorio Romeo


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