La Costituzione, oggi
Incontro - conferenza con il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Capotosti
Nell’ambito del “Progetto Legalità” coordinato dall’assessorato ai Beni Culturali, scuola e Istruzione e in occasione del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana la città di Acireale ha ospitato ieri presso la sala conferenze del Credito Siciliano un importante incontro sull’attualità della Costituzione, relatori d’eccezione il Prof. Luigi Arcidiacono, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Ateneo catanese (e già Preside della facoltà di Giurisprudenza), e il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Piero Alberto Capotosti, già Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.
Dopo i saluti di prammatica da parte delle Autorità presenti, in primis il Sindaco Garozzo e l’assessore Leonardi (moderatrice dell’incontro), oltre che dei rappresentanti del Credito Siciliano (dott. Sciuto) e del Centro Servizi Volontariato Etneo (dott. Carnazzo), il prof. Arcidiacono inizia presentando l’esimio collega e amico con il quale divide il tavolo della conferenza e, successivamente, delinea un excursus storico della genesi della Costituzione partendo dagli eventi che portarono alla resa bellica dell’Italia fino all’attività della Costituente, soffermandosi sull’importanza del Patto di Salerno tra il Re e i Comitati di Liberazione Nazionale, sulle figure di Togliatti e De Nicola, ed evidenziando il clima di necessità postbellica che fu la grande “forza costituente” della nostra Carta. Da queste precise note di carattere principalmente storico - politico prende le mosse il discorso del Presidente Capotosti, che ribadisce l’importanza dell’idea espressa dal collega, e cioè l’ “eccezionalità” delle condizioni irripetibili che portarono alla nascita della Costituzione, condizioni che, per quanto gravi e dolorose, furono essenziali per i lavori della Costituente. Da qui una critica verso le più o meno recenti riforme o “tentativi di riforma” della nostra Carta che, in assenza di condizioni fortemente aggreganti (sia della popolazione sia delle forze politiche) come la necessità di rialzarsi dopo una guerra, non sono riusciti mai ad essere realmente migliorativi di un testo che è capace ancora oggi di estrinsecare una attualità e una forza di “orientamento” incredibili. Per cui spazio ai correttivi ma diffidenza verso delle vere e proprie riforme, come del resto ha espresso chiaramente il risultato del referendum del 2006 sul progetto di Stato federale. Il Presidente si è poi soffermato sull’importanza della Costituzione per la formazione della coscienza civile degli italiani, descrivendo un passaggio dalla “parola” della Costituzione alle “leggi” dello Stato, e da “incostituzionalità” a “ingiustizia”, concetti che, dopo 60 anni dall’entrata della Carta, sono pressochè corrispondenti nell’opinione comune. E, continuando la celebre frase di Massimo D’Azeglio, Capotosti conclude: «Si continuano a “fare” gli Italiani, anche grazie alla nostra Costituzione».
Da segnalare anche la presenza di alcuni piccoli rappresentanti delle scuole che hanno consegnato al Presidente Capotosti un fumetto realizzato dalle classi, sempre nell’ambito del Progetto Legalità, che rappresenta i diritti della Costituzione, così come visti da bambini e ragazzi.
Sebastiano Scavo
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Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori. Questa data, in Sicilia, ha un sapore amaro e doloroso. Il primo maggio del 1947, presso la piana di Portella della Ginestra in provincia di Palermo, si è consumata una delle stragi più sanguinose della storia d’Italia. I lavoratori e i contadini riuniti in quel luogo per festeggiare, furono investiti da una pioggia di proiettili che uccise 12 civili inermi. Molti, fra i cadaveri e i feriti, risultarono essere donne e bambini. Una carneficina di innocenti. Oltre al brivido del dolore, una sommaria ricostruzione attribuì la responsabilità dell’eccidio alla banda di Salvatore Giuliano. A questo fatto, tuttavia, mancano memoria e verità. Manca la memoria di una Sicilia piegata nel suo onirismo, manca la verità di una ricostruzione storica condivisa e viva nelle istituzioni e nella società.