La crisi delle destre alla provincia
di Antonio Tomarchio
“il centro destra che in sede di consiglio provinciale ha dimostrato di essere tutt’altro che una solida maggioranza in grado di sostenere a pieno le proposte dell’amministrazione”.
È stata una settimana di passione per il centro destra che in sede di consiglio provinciale ha dimostrato di essere tutt’altro che una solida maggioranza in grado di sostenere a pieno le proposte dell’amministrazione.
Si comincia lunedì 10 Novembre in una seduta convocata non a Palazzo Minoriti ma nei locali di via Nuova Luce.
Tale scelta, compiuta dal presidente del consiglio, muoveva dalla presunta impossibilità di svolgere la seduta nei locali occupati dai lavoratori ex cesame di cui nessuno, a parte il sottoscritto ed il cons. D’agata, ne conosceva la disponibilità a sgombrare l’aula.
Nella seduta in questione si dibatteva per la terza volta in aula di una delibera inerente dei debiti fuori bilancio della società partecipata Aciambiente.
La proposta di delibera risente di una forzatura di fondo che la commissione bilancio ha subito. Pressioni costanti per portare la delibera in aula in barba alle richieste di allegare certificazioni e documenti fondamentali hanno determinato, udite udite, il ritiro da parte dell’ amministrazione di un atto che la maggioranza stessa ,dopo aver ben compreso anche gli appunti e le critiche mosse dal sottoscritto, non aveva la giusta convinzione politica per votare favorevolmente.
Persino il collegio dei revisori dei conti ne ritirava il parere favorevole precedentemente espresso.
Poi l’elezione dei revisori dei conti che hanno visto protagonisti i sorrisi, gli applausi fuori luogo del centro destra nei confronti del gruppo comunisti-idv i cui consiglieri avrebbero dovuto “spaccare” il fronte di opposizione.
Smentiti dalla votazione, su proposta di un presidente del consiglio poco autorevole agli occhi di del sottoscritto e di tanti colleghi che a verbale più volte ne hanno denunciato i tentativi di ledere le prerogative e il ruolo del consigliere provinciale, si fissava a giovedì 13 il termine per la presentazione degli emendamenti inerenti gli assestamenti di bilancio.
Una data assurda se si considera che martedì 11 era fissata un’altra seduta del consiglio. Si è inteso di fatto ledere profondamente l’essenza democratica di un aula che così facendo non permette a nessuno di espletare il proprio ruolo.
Si arriva a lunedì 17 e proprio sul termine di cui sopra si chiede all’aula un’apertura dei termini.
La votazione finisce 20 a 19 e la proposta non passa.
Ma ci si chiede se la maggioranza c’e’.
Siamo lontani dall’ 80% sancito dalle urne solo 4 mesi fa.
C’e’ da registrare l’incongruenza del presidente del consiglio che vota SI alla riapertura dei termini. Ma non era lui che aveva proposto la data di giovedì?
La tragedia di un centro destra in panne diventa pure farsa e paradosso.
Ma non finisce qui. Innervositi da quanto accaduto i consiglieri di centro destra , a ranghi sparsi, respingono gli emendamenti presentati nei termini che si caratterizzavano per interventi su strade e scuole ovvero sulla uniche competenze utili dell’ Ente.
Poi il voto della delibera finale che viene approvata ma arriva l’ennesimo colpo di scena.
L’ opposizione con contenuti dialetticamente contrapposti ha svolto il suo ruolo e ha istituzionalmente sempre dato prova di senso di responsabilità non abbandonando l’aula. Stavolta anche a causa di precedenti abbandoni polemici (il consigliere Marletta ha abbandonato l’aula in polemica con il solito poco garante presidente del consiglio che ne censurava l’intervento prenotato nell’ ora ispettiva) uscendo dall’ aula abbiamo messo a nudo le crepe del colosso dai piedi d’argilla: la destra non è riuscita a mantenere il numero legale: 22 presenti su un 36 consiglieri eletti (il famoso 80%) sono l’epilogo di una settimana di passione.
Sta al centro sinistra rilanciare una nuova classe politica e azioni amministrative per continuare a dimostrare che sul territorio della provincia di Catania il fallimento delle politiche della destra (non si dimentichi il disastro compiuto da Scapagnini e soci al comune di Catania) hanno generato un consenso drogato da promesse e da una gestione del potere e del sottogoverno fine a se stessa che tiene in posizione di subalternità una popolazione per nulla emancipata dai bisogni primari.
L’emergenza è della democrazia nel suo complesso, i tentativi di gestire la cosa pubblica in modo autoritario e con la complicità degli eletti (si pensi che il presidente della provincia Castiglione non è mai stato se non nella primissima seduta in consiglio provinciale) sono frutto di una distanza che segna il rapporto tra le destre e la realtà sociale del territorio.
Il consigliere provinciale del
PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI
Antonio Tomarchio



