Archivio: 'Cultura'

Turi Sottile: pessimo tempismo


Immagine: Turi Sottile, Energia Mitopoietica 

Al secondo dei piani della galleria del Credito Siciliano, che ha ospitato in queste settimane una significativa retrospettiva sull’opera del nostro concittadino Turi Sottile, campeggia fra le altre del Maestro una “citazione” che recita pressappoco così: «Nella mia vita ho sempre avuto un pessimo tempismo. Arrivo sempre due anni prima». Ad un visitatore superficiale questa può forse sembrare un’affermazione un po’ audace, forse presuntuosa, e forse in parte lo è. C’è dentro la presunzione e la sicurezza di un artista che ha lottato e che lotta per affermare la sua visione del mondo attraverso la sua opera. Di un artista potente e irriverente che cita tra i suoi ispiratori artisti come Cecco Angiolieri, Teofilo Folengo e, per restare ai nostri tempi, Vito Riviello. Ma c’è anche l’orgoglio del proprio lavoro, tanto è vero che la frase che ho riportato non è una provocazione, o almeno non lo è del tutto, ma è un riferimento alla querelle che Turi Sottile ebbe diversi anni addietro con Mimmo Rotella, come mi ha raccontato lo stesso Maestro Sottile nella piacevole (ma breve) conversazione che ho avuto il piacere di tenere con lui (cito a memoria): «Rotella sosteneva di essere stato lui a portare per primo in Italia la tecnica del frottage nel 1971. Proprio in quei giorni mi incontra ad una mia mostra e, notando in alcuni miei quadri proprio quella tecnica esclama: - Turi, ma come hai fatto?-. La risposta è semplice; sono stato io a portare il frottage in Italia, non lui, ben due anni prima, dopo averlo vista in mostra a Parigi».
Questo aneddoto mi permette di parlare di uno dei lavori della mostra che utilizza proprio questa tecnica, lavoro che non posso certo valutare – né ne ho la pretesa - dal punto di vista artistico (ahimé, sono solo un semplice osservatore senza alcuna competenza), ma che ho il piacere di “raccontare” perchè, fra i tanti che hanno attirato la mia attenzione, è fra quelli che più mi ha dato da pensare. L’opera si chiama “In galleria”, del 1971, e raffigura le sagome di due persone che osservano un quadro in una galleria. Ci si potrebbe già soffermare a lungo solo sull’idea di mettere su una tela la stessa scena che di fatto si materializza davanti alla tela stessa, con il noi visitatori protagonisti, in un divertente incastro di rimandi. Ma la cosa che più mi ha colpito è il modo diverso modo in cui il Maestro Sottile rappresenta i due soggetti del quadro, astratti, due semplici sagome i visitatori, mentre ben più realistica è la pittura del quadro che essi osservano, quadro che raffigura - quadro nel quadro! - un nudo di donna, di spalle. Se ci si sofferma, le visioni sono due: quella dei visitatori che osservano il quadro, vedendovi un soggetto molto realistico, e quella di noi osservatori dell’opera, che vediamo i due visitatori della galleria dipinti come due semplici, enigmatiche figure astratte.
Osservando l’ultima produzione di Turi Sottile, fatta di lavori in cui i soli protagonisti sono i colori, i loro dinamismi, e le ombre che essi proiettano sul doppio fondo di diverse, particolari opere dipinte su un supporto trasparente, non si possono avere dubbi su quale delle due sia in ultima analisi la visione del Maestro, come egli stesso ha confermato a mia precisa domanda (cito sempre a memoria): «Sì, senza dubbio la mia visione è più vicina a quella di coloro che vedono delle immagini astratte, più che a quella di coloro che vedono in caratteri realistici». «E forse c’è anche una critica nei confronti di questi ultimi?» «E perché no? Tutta la mia vita, tutta la mia opera in fondo è stata una critica continua». Si può certo andar fieri di questo.

Sebastiano Scavo

Immagine tratta dal sito www.turisottile.it



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L’acese David Coco premiato al Festival di Bastia

Sulle orme della notevole (ma sfortunata) attrice di casa nostra Daniela Rocca, con vicina l’esperienza del bravo Antonio Catania (Nastro d’Argento come “miglior attore non protagonista” nel 1999, e interprete di moltissimi film italiani di successo), e seguito a ruota da Marica Coco… si trova in buona compagnia il protagonista dell’apprezzato film L’uomo di vetro, David Coco, che riceve finalmente un meritato riconoscimento per la sua bella prova: oltre ad egli stesso (migliore interpretazione maschile), “miglior film” alla pellicola di Stefano Incerti da lui interpretata. L’occasione è stata il XX festival du cinema italien di Bastia, rassegna alla quale hanno partecipato diversi film italiani della scorsa stagione, tra cui “Centochiodi” del maestro Ermanno Olmi, “La masseria delle allodole” dei fratelli Taviani e “Saturno contro” di Ozpetek.

David Coco, 37 anni, di Acireale, si è diplomato alla Scuola d’Arte Moderna dello Stabile di Catania; inizia presto con il teatro, e dopo un po’ di gavetta finalmente debutta al cinema nel 1994. Alternando i vari impegni teatrali e televisivi (recita in alcune fiction come La Squadra) con il cinema, trova finalmente il successo dopo il 2000 con le interpretazioni nei film Placido Rizzotto (regia di Pasquale Scimeca, primo successo), L’amore di Marja (di Anne Ciccone), Un mondo d’amore (Aurelio Grimaldi), Segreti di stato, (Paolo Benvenuti), Tre giorni di anarchia, (Vito Zagarrio), e poi L’uomo di vetro, che lo vede finalmente apprezzato protagonista. Recentemente ha partecipato a molti film tv come Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra, Eravamo solo mille, o L’ultimo dei Corleonesi; proprio in questi giorni inoltre è in onda sulla Rai con Un caso di coscienza 3.

Sebastiano Scavo



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