Augurî in tutte le lingue del mondo
Prendo a prestito parte del titolo di un film di Pieraccioni per una puntata di Pensieri sotto la doccia che, per la prima volta, dà voce alle lamentele di un gentile lettore che denuncia un (nuovo) “uso criminoso” delle lingue straniere in un manifesto (appartenente alla categoria di quelli inutili, come “”5700 volte grazie” o “il tuo voto è già al lavoro”) che ha fatto bella mostra di sé per un periodo di tempo limitato ma che potete vedere qui fotografato.
Responsabile degli obbrobrî linguistici, oltre che dell’ennesimo spreco cartaceo, il giovane delfino acese del PDL Gianluca Cannavò, vanto della città per essere stato, alle ultime elezioni provinciali, il candidato più votato. L’Onorevole, in una sorta di ideale e personale proiezione internazionale, ha sentito l’esigenza di augurare “Buon Natale e Buon Anno” alla cittadinanza servendosi di diverse lingue europee ma, allo stesso tempo, trascurando di verificarne l’uso corretto. Qua di seguito inserisco le censure che il mio competente e inaspettato “consulente linguistico” mi ha segnalato nella sua e - mail:
Italiano: corretto (almeno quello!).
Francese: lui scrive «Joyeux Nöel et Bonne Annèe»; sbaglia la dieresi (forma corretta: “Noël”) e l’accento che dovrebbe essere acuto (”année”), cosa per cui la pronuncia cambia radicalmente.
Inglese: ha tradotto arciletteralmente, si dovrebbe dire “Merry Christmas and A Happy New Year”. Manca l’articolo.
Olandese: è la lingua più stuprata. “Prettige Kerstdagen” ancora potrebbe stare (”Buon Natale” solitamente si dice “Vrolijk Kerstfeest”, ma la sua forma non è sbagliata, seppur non spesso usata), ma nella seconda parte la frase è un’apoteosi di errori. Si dovrebbe scrivere “Gelukkig Nieuw Jaar”, lui aggiunge a “fortunato” una “n” di troppo (forse per renderlo ancora più fortunato, chissà!) e poi toglie una “w” a “nieuw” per metterla all’inizio di “jaar”. Eduard Douwes Dekker, forse il più grande scrittore olandese di tutti i tempi, si faceva ironicamente chiamare “Multatuli”, tradotto dal latino “ho sopportato molto”; ma non penso che avrebbe sopportato anche questa sconcia offesa alla sua (splendida) lingua.
Tedesco: “Frohe Weihnachten” è corretto. “Ein gutes neues Jahr” è tradotto parola per parola da “un buon anno nuovo”, non si usa spesso: solitamente si utilizza l’espressione “einen guten Rutsch ins neue Jahr” (anche Google Translator dà questa forma). Tutto sommato il tedesco non si può criticarlo eccessivamente, ha anche azzeccato i casi e non c’è nulla di sbagliato.
Svedese: lui scrive “Yul” per “Natale”; peccato si scriva “Jul”. Il resto va bene.
Portoghese: corretto.
Romeno: non conosco nulla della lingua, non saprei.
Spagnolo: nella lingua di Cervantes l’accento grave non esiste (dovrebbe scriversi “próspero”, non “pròspero”). Per il resto è corretto.
Constatiamo con sollievo che, oltre al portoghese, la nostra lingua è salva da errori; ma la nostra preoccupazione senza dubbio era eccessiva essendo l’Onorevole Gianluca Cannavò brillante e affascinante oratore, oltre che persona modesta: la leggerezza conviviale del suo eloquio, caratteristica della sua esemplare ascesa elettorale, evita accuratamente ogni sfoggio erudito in tutti i suoi discorsi, da quelli ufficiali a quelli informali in occasione, ad esempio, di serate di beneficenza. Tuttavia dispiace che una persona preparata come lui, attorniata da molti validi collaboratori, non abbia avuto la prudenza di controllare la correttezza delle frasi prese a prestito da altre lingue: ma siamo sicuri che si tratti di disattenzioni dovute all’esiguità dei tempi che hanno preceduto la stampa e non certo di scarsa considerazione per la cultura dei cittadini, oltre che delle lingue straniere stesse.
In attesa di una verifica, per completezza, della lingua romena, che purtroppo il nostro competente lettore ammette di non conoscere, mi associo all’Onorevole Cannavò nell’augurare a tutti buone feste e buon anno; nell’occasione esorto i lettori a scrivere più spesso alla redazione o al sottoscritto, assicurando che sarà dato a tutti voce e risalto. Alla prossima.
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Intanto, mentre il sindaco catanese sfodera il suo sorriso scaltro e una incantevole eloquenza per convincere quel taccagno leghista di Tremonti, ai piedi dell’Etna non si sta con le mani in mano: si distribuiscono due milioni per premiare chi con tanto zelo ha collaborato al disastro; si annunciano diete e tagli che neanche Vanna Marchi; si autorizzano i cittadini che si avventurano di notte nel buio della città ad usare delle lanterne ad olio con l’avvertimento di non farle cadere sui rifiuti scatenando incendi. Di diverso parere l’opposizione che non chiude alla possibilità di utilizzare gli incendi come luminarie, se adeguatamente sorvegliati. Via libera alla vendita degli immobili; gli uffici comunali, in attesa di nuova sistemazione, si sono spostati negli avvallamenti delle montagne di monnezza. A causa della mancanza di benzina e di munizioni i netturbini ribelli saranno affrontati da vigili urbani a piedi armati di fionde e sturalavandini; il famigerato Carmelo Reale, colui che ha liquidato i due miliardi di premi di produzione, è sorvegliato da agenti armati di cerbottane e protetti da collant dismessi. Non sentendosi al sicuro, si vocifera che si sia nascosto dentro una trincea formata dai rifiuti della pescheria cercando di sventare con le forti zaffate gli attentati di cittadini sobillati dal suo pubblico accusatore, il consigliere comunista Licandro.