Archivio: 'Pensieri sotto la doccia'

Prima scegli il sindaco!

Nuovo atto vandalico alla sede dei Comunisti Italiani di Acireale“, “Sul luogo è stato rinvenuto anche un biglietto di rivendicazione, che presenta simbologie nazifasciste”. Ma io mi chiedo, d’accordo con i commenti: questi delinquenti hanno pure il coraggio di rivendicare azioni così vili? E mai che questi episodi portino qualche voto in più, anche di solidarietà, alla povera lista comunista! (sospiro) Chissà se, continuando a sostenere l’idea di abbattere il neonato ponte sulle Chiazzette, si possa sortire maggiore effetto occupando il ponte o incatenandosi ad esso…

Ma purtroppo i voti sono saldamente imprigionati nelle reti clientelari impostate dai grandi poli che si riverberano nella montagna di liste civiche: in pratica, non c’è nessuno ad Acireale che non abbia amici e/o conoscenti aspiranti al civico consesso, candidati tutti più o meno agguerriti e tutti più o meno rispettosi della decenza. Qualche esempio.

Si va dal fanatico  che organizza tornei di calcetto (per poi rinfacciare l’ingratitudine di chi credeva che non fosse obbligatorio doverlo ricambiare con il voto) al vicino di quartiere che ti abborda facendosi promotore di raccolte firme per problemi irresolubili; dal candidato – commovente in verità – che promette di abolire la già ridicola ZTL del centro storico per raccattare quattro voti di quattro commercianti rachitici all’assessore uscente che prega di confermarlo perché “c’è ancora tanto da fare” (ammette di non aver fatto abbastanza); oppure il judoka che negli anni ha fatto due volte il giro completo dell’intero emiciclo parlamentare fino ai più classici voltagabbana – sfidanti quattro anni fa e ora felicemente sodali. Ma anche giovani candidati che a vent’anni hanno già cambiato quattro partiti (”una giovane età per un impegno serio”) o che già possono dare lezioni sull’arte dell’opportunismo e della strumentalizzazione (riuscendo a rendersi invisi anche ai propri compagni di partito), fino ai tanti candidati “giovanilistici”, a quelli che si limitano a dare una ripulita alle proprie idee reazionarie, persino quelli che le ostentano con orgoglio rivendicando la superiorità morale della coerenza con un passato che vorrebbe dimenticare la caduta del Muro! Perfino i “Nulli per Acireale” (chiedo scusa, i “Nelli per Acireale”) dovevano osservare i miei occhi, in uno dei manifesti doppi (”doppi” perchè effigiano due facce, perlopiù il candidato con il suo “padrino” politico) che contribuiscono a deturpare ogni superficie sfruttabile!

Alcune cose sono cambiate, e sono sotto gli occhi di tutti. In ogni angolo della città sono proliferati, in maniera esponenziale rispetto al passato, i famigerati “comitati elettorali” (tanti perchè ogni candidato di una certa ambizione ne ha messo su uno), trionfanti di facce fotoritoccate e di bandiere con simboli di partito (in realtà quasi tutti del PdL), luoghi in cui gli elettori sono invitati a recarsi per “sottoscrivere” l’impegno di sostenere il candidato e in cui possono liberamente esporre le proprie doglianze e/o richieste, il cui esaudimento è soggetto ad una condizione: che chi ha avuto la pazienza di ascoltarli ottenga i voti sufficienti per poter riempire (o continuare a riempire) l’agognata poltrona. Tuttavia non soffrono flessioni i vecchi sistemi come il pedinamento, l’inseguimento e la “visita elettorale forzata” a casa, di solito imposta dal volenteroso candidato al povero malcapitato e, nell’ipotesi più invasiva, agli altri parenti, vicini o amici vari. La nomenklatura inoltre continua a servirsi del comodo servizio postale o di volontari che effettuano la consegna porta a porta; i giovani che invece non seguono l’esempio dei grandi si danno da fare con SMS e e-mail, mentre le “feste elettorali” continuano ad essere ottimamente stimate da entrambi ma ordinate effettivamente solo dai candidati con più mezzi, così come gli spot elettorali che imperversano ormai da settimane nelle reti televisive locali deliziando i disincantati come il sottoscritto. In declino invece il classico “comizio di piazza”, considerato faticoso, “demagogico” e poco utile ad orientare l’opinione della gente, tanto che ormai solo i piccoli partiti ne organizzano (si fa eccezione solo nei casi in cui arrivi qualche onorevole da Palermo o da Roma).

Quest’anno ho avuto il piacere di ammirare anche un unicum assolutamente pregevole, ovvero l’adescamento di gente presso i supermercati ad opera dei congiunti di alcuni candidati che, di soppiatto, millantando a volte parentele di pura fantasia, illustravano le mirabili e taumaturgiche qualità politiche dei loro protetti a povere vittime rese indifese (o ipersensibili) dall’ebbrezza (o dallo stress) degli acquisti. Inquietante.

La conseguenza diretta di quanto sopra osservato, una volta allontanato lo sguardo dai singoli casi, è l’estrema ostinazione e la pertinacia che tutti i candidati esercitano nelle loro campagne di convincimento: dare tregua alla preda è da deboli, consentire le critiche è da perdenti, non usare ogni mezzo, anche quello sicuramente inadeguato, è da rinunciatari. Il diritto di “cittadinanza” nella sala consiliare è diventato il sogno proibito, la realizzazione, l’investimento in un progetto di vita (perché di questo si tratta, come il superamento di un concorso, o l’acquisizione di un titolo) per il quale si deve essere pronti a tutto e che, se non raggiunto, decreta un fallimento personale e finanziario. Non ci sono più regole né morale nella predazione del consenso; il candidato che ti ha strappato un voto quattro anni fa perchè era candidato con una lista di un certo colore politico non avrà remore a pretenderlo nuovamente, anche se nel frattempo è passato all’altra barricata o se, riguardo ad alcune questioni, ha mutato opinione di 180° rispetto a come la pensava nella passata campagna elettorale. Se uno si azzarda a farlo presente le reazioni vanno da sbalorditive e ridicole minimizzazioni al livore tipico del sodale vittima di un vigliacco tradimento. Esemplari sono quei candidati che inneggiano platealmente al voto disgiunto, ammaestrando e confortando l’elettore della validità della preferenza così espressa, in manifesto spregio di ogni ragione politica e partitica: e io mi chiedo: la valanga di gente che mette la sua faccia nei manifesti e sotto i simboli che sostengono questi candidati sono tutti dei gregari immolabili all’unica legittima ascesa, quella del capo?

P.S.: Vorrei tanto che non consideraste queste mie riflessioni a ruota libera come un pezzo compiuto; per questo invito quanti vorranno a completarlo con le proprie esperienze e con gli avvenimenti osservati e/o subiti durante la campagna elettorale.

real_gone
http://il_posto_delle_fragole.ilcannocchiale.it

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I poeti maledetti

Sono loro, i figli spudorati della Musa, gli spennacchiati albatri che, più simili ad avvoltoi, prediligono circuire delle caravelle più terrestri, adescandole con il sordido mellifluo verso, attirandole e allo stesso tempo ammonendole maliziosamente: «Se hai paura non seguirmi. Noi poeti siamo aquile che volano alto: io posso portarti lassù dove non sei stata mai, ma devi accettare il rischio che possa lasciarti cadere. Vuoi rischiare con me questa avventura?».

Li vedi agire nei soliti posti: la notte immersi nella vivace movida catanese, bivaccando su divani, sproloquiando, bevendo e fumando contemporaneamente; di giorno nella corte e nei corridoi dei Benedettini, sproloquiando non meno, con l’aria falsamente distratta e lo sguardo che sembra indagare l’anima ma che, più spesso, si ferma un po’ più in superficie. Il loro travestimento è prevedibile e facile da individuare, c’è il poeta dalla barbetta incolta e gli abiti trasandati, che fa tanto artista esistenzialista, oppure l’intellettuale occhialuto alla Woody Allen («occhiali riposanti, darling»), sciarpetta multicolore, giacca di feltro/velluto e immancabili scarpe sportive. Oppure il tipo effeminato dalle camicie e dai foulard sgargianti, con (eventuale) annessa coppola sulla pelata, fino al burbero tenebroso, quello che a domanda risponde con motti incomprensibili spacciati per verità profonde (e cosi tristemente considerati) o, nei casi meno gravi, con un’altra domanda.

I loro discorsi vanno dalla teoria dei massimi sistemi alla porchiacca, dall’iperuranio al lupanare, impreziositi sovente da una profana imitazione dello stilnovo o da un dannunzianesimo pressoché vanziniano. Raramente costoro declamano in pubblico i loro misteriosi e arcani versi; più spesso si vedono pattugliare il monastero o sorvegliare l’ingresso mentre, adescando con parole ipocrite e suadenti un povero malcapitato, gli ficcano a forza nelle mani un foglietto A3, mal piegato, contenente (quando va bene) quattro o cinque poesie e l’autografo del sedicente poeta:

Poeta: «Scusa, SCUSA amico…»

Malcapitato: (guardando perplesso il foglio con lo scarabocchio) «Mi spiace, sono un po’ di fretta…»

Poeta: (sorridendo) «Fermati un attimo… si vede che sei un appassionato di poesia!»

Malcapitato: «Ma veramente…»

P: (serio, con grande enfasi) «Sai bene quanto siano difficili i tempi per chi ha talento ma – ahimé (tremito nella voce) – pochi soldi per farlo valere…»

M: (facendo per allontanarsi) «Beh, sì, è una cosa già sentita, purtroppo…»

P: (risoluto) «Non ti va di contribuire alla pubblicazione di un mio volume di poesie? Sai, diversi miei componimenti hanno visto la luce in raccolte, è un progetto che avrà anche il sostegno del Dipartimento di Filologia… (sorriso nella massima estensione)»

A questo punto il malcapitato inizia ad esaminare il contenuto dell’opuscolo. I titoli delle poesie sono imbarazzanti e – forse il poveretto non ci capisce molto di poesia moderna – incomprensibili, perfino insensati. Sembrano componimenti scritti da un bambino di tre anni, anche l’ortografia lascia a desiderare («sarà un ermetico», pensa dubbioso): quando si capisce il tema della poesia, il tema è la gnocca. Dopo trenta secondi alza gli occhi dal foglietto.

M: …

P: «Pensa, è un ciclo di componimenti che si ispirano al ciclo di Aspasia… c’è anche il mio autografo (indicando lo scarabocchio), hai visto?»

M: «Aspasia, eh già… bella iniziativa la tua, ma mi spiace (imbarazzato), ho solo pochi spiccioli, con il resto devo comprare il biglietto dell’autobus …»

P: «Ma come?!? (contrariato) Che peccato, che peccato… (sospiro)»

M: «Comunque leggerò senz’altro le tue poesie… magari ci incontriamo di nuovo…»

P: (afferrando l’opuscolo) «Eh mi dispiace, ma non ti posso lasciare l’opuscolo… vedi, ne ho pochi, e poi è firmato: capisci? È una pubblicazione speciale, unica (sorriso forzato)

M: (mentendo) «Certo, certo, mi rendo conto, è una pubblicazione speciale… (attimo di silenzio) Beh, ora devo proprio andare, buona fortuna, ti restituisco le poesie… ciao.»

P: (senza rispondere al saluto, con la testa girata verso una ragazza che si avvicina) «Ehi, bella fanciulla, una ragazza bella come te non può non amare la poesia!»

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Augurî in tutte le lingue del mondo

Prendo a prestito parte del titolo di un film di Pieraccioni per una puntata di Pensieri sotto la doccia che, per la prima volta, dà voce alle lamentele di un gentile lettore che denuncia un (nuovo) “uso criminoso” delle lingue straniere in un manifesto (appartenente alla categoria di quelli inutili, come “”5700 volte grazie” o “il tuo voto è già al lavoro”) che ha fatto bella mostra di sé per un periodo di tempo limitato ma che potete vedere qui fotografato.

Buon Natale e Buon anno


Responsabile degli obbrobrî linguistici, oltre che dell’ennesimo spreco cartaceo, il giovane delfino acese del PDL Gianluca Cannavò, vanto della città per essere stato, alle ultime elezioni provinciali, il candidato più votato. L’Onorevole, in una sorta di ideale e personale proiezione internazionale, ha sentito l’esigenza di augurare “Buon Natale e Buon Anno” alla cittadinanza servendosi di diverse lingue europee ma, allo stesso tempo, trascurando di verificarne l’uso corretto. Qua di seguito inserisco le censure che il mio competente e inaspettato “consulente linguistico” mi ha segnalato nella sua e – mail:

Italiano: corretto (almeno quello!).

Francese: lui scrive «Joyeux Nöel et Bonne Annèe»; sbaglia la dieresi (forma corretta: “Noël”) e l’accento che dovrebbe essere acuto (”année”), cosa per cui la pronuncia cambia radicalmente.

Inglese: ha tradotto arciletteralmente, si dovrebbe dire “Merry Christmas and A Happy New Year”. Manca l’articolo.

Olandese: è la lingua più stuprata. “Prettige Kerstdagen” ancora potrebbe stare (”Buon Natale” solitamente si dice “Vrolijk Kerstfeest”, ma la sua forma non è sbagliata, seppur non spesso usata), ma nella seconda parte la frase è un’apoteosi di errori. Si dovrebbe scrivere “Gelukkig Nieuw Jaar”, lui aggiunge a “fortunato” una “n” di troppo (forse per renderlo ancora più fortunato, chissà!) e poi toglie una “w” a “nieuw” per metterla all’inizio di “jaar”. Eduard Douwes Dekker, forse il più grande scrittore olandese di tutti i tempi, si faceva ironicamente chiamare “Multatuli”, tradotto dal latino “ho sopportato molto”; ma non penso che avrebbe sopportato anche questa sconcia offesa alla sua (splendida) lingua.

Tedesco: “Frohe Weihnachten” è corretto. “Ein gutes neues Jahr” è tradotto parola per parola da “un buon anno nuovo”, non si usa spesso: solitamente si utilizza l’espressione “einen guten Rutsch ins neue Jahr” (anche Google Translator dà questa forma). Tutto sommato il tedesco non si può criticarlo eccessivamente, ha anche azzeccato i casi e non c’è nulla di sbagliato.

Svedese: lui scrive “Yul” per “Natale”; peccato si scriva “Jul”. Il resto va bene.

Portoghese: corretto.

Romeno: non conosco nulla della lingua, non saprei.

Spagnolo: nella lingua di Cervantes l’accento grave non esiste (dovrebbe scriversi “próspero”, non “pròspero”). Per il resto è corretto.

Constatiamo con sollievo che, oltre al portoghese, la nostra lingua è salva da errori; ma la nostra preoccupazione senza dubbio era eccessiva essendo l’Onorevole Gianluca Cannavò brillante e affascinante oratore, oltre che persona modesta: la leggerezza conviviale del suo eloquio, caratteristica della sua esemplare ascesa elettorale, evita accuratamente ogni sfoggio erudito in tutti i suoi discorsi, da quelli ufficiali a quelli informali in occasione, ad esempio, di serate di beneficenza. Tuttavia dispiace che una persona preparata come lui, attorniata da molti validi collaboratori, non abbia avuto la prudenza di controllare la correttezza delle frasi prese a prestito da altre lingue: ma siamo sicuri che si tratti di disattenzioni dovute all’esiguità dei tempi che hanno preceduto la stampa e non certo di scarsa considerazione per la cultura dei cittadini, oltre che delle lingue straniere stesse.

In attesa di una verifica, per completezza, della lingua romena, che purtroppo il nostro competente lettore ammette di non conoscere, mi associo all’Onorevole Cannavò nell’augurare a tutti buone feste e buon anno; nell’occasione esorto i lettori a scrivere più spesso alla redazione o al sottoscritto, assicurando che sarà dato a tutti voce e risalto. Alla prossima.

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Canto di Natale


Facciamoci una domanda: la sventura del Natale sarà ancora una volta quella di assistere, nel nome del più ipocrita buonismo, ai goffi tentativi di ravvedimento morale delle persone?
Provo a rispondere partendo dall’Università: dove, perchè non si perda l’abitudine in vista della prossima sessione, si allenano e prosperano le ordinarie ingiustizie agli esami; poco più vicino a me, nella Facoltà di Giurisprudenza, si continuano a ricattare gli studenti per estorcerne la presenza al seminario del professore di turno, mostrando il quotidiano scontro tra arroganza dei docenti e stupidità dei discenti.

Ma veniamo ai comuni. Ad Acireale, non si sa se per vergogna o per uno strano gesto di orgoglio, il Canuto Prence si decide finalmente a mandare via l’ Assessore dalle “mani lunghe” e col conflitto d’interessi mentre, in città, ci si interroga se fra i pastori del presepe in fase di allestimento in Piazza Duomo vi sarà ancora la popolana a seno nudo che tanto indignò l’anno scorso alcune signore. Chissà se c’è un motivo sommerso se gli allestimenti più belli sono quelli degli anni a ridosso delle elezioni… Intanto, per restare ad Acireale, noto che da qualche tempo il locale nosocomio ha disposto l’orario per le visite ai degenti in concomitanza con l’orario in cui sono loro serviti i pasti, e che quasi tutti i letti sono stati affiancati da una poltrona: i poveri pazienti che ne hanno bisogno potranno così essere vigilati nelle ore notturne e imboccati dai loro stessi parenti, sfruttando al meglio l’esagerato “familismo” della gente del sud (lo so, non c’entra col Natale, ma non mi andava di tacervi questo pensiero). Non è una cosa carina?

Nella vicina Aci Sant’Antonio un altro illuminato Prence, meno canuto di quello acese, fa il bello e cattivo tempo creando una sorta di sindaco per la frazione di Lavinaio alla faccia dei consiglieri eletti dalle frazioni (i quali, sentendosi esautorati delle loro prerogative, non l’hanno presa bene) sortendo il pregevole risultato di unire maggioranza e opposizione un po’ come accade quando si deliberano gli aumenti di stipendio.
Ammirevole anche la pertinacia del Sindaco che non mostra una piega davanti alla ventilata minaccia di denunce al TAR, ma anzi rilancia annunciando nomine anche per le altre frazioni. Per S. M. La Stella in lizza anche il parroco il quale, senza il provante impegno del Presepe degli Antichi Mestieri, ha molto tempo a disposizione.

Dopo le riflessioni sull’Università, che di proposito non ho voluto mischiare con quelle veramente tragiche della chiusura dei locali del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, concludo tornando a Catania per un breve cenno sul capoluogo di provincia, anzi brevissimo visto che a diversi mesi ormai dall’insediamento la giunta Stancanelli non ha fatto praticamente nulla se non andare a chiedere la questua a Roma e litigare con i consiglieri di opposizione. Se si va avanti così i cittadini potrebbero chiedere un commissariamento affinché venga mandato qualcuno per amministrare seriamente il comune (il problema è che lo manderebbe Lombardo).
Sono giunto davvero alla fine. Allora, buone feste a tutti i lettori da chi non va in vacanza, nemmeno a Natale, dalla sua cara e consueta empietà. Ma giudicate voi dalle vicende che ho accennato se c’è chi la esercita più di me, e pure a tempo pieno.

real_gone

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La statura di un politico

A Palermo, si sa, hanno digerito male il fatto che a palazzo dei Normanni sieda un catanese, e per di più insopportabilmente pignolo: nonostante abbia preferito tenersi nel solco della continuità con la precedente maggioranza, la cui l’attività parlamentare rasentò lo zero, e che perseveri moltiplicando commissioni, sciorinando consulenze e assumendo i parenti e gli amici degli amici, nonostante continui ad agire, come l’amico Cuffaro, diversamente da quanto dice e promette, a Palermo non riesce proprio a farsi amare. E’ un incompreso. Sarà per la sua aria saccente, per il pragmatismo da ex presidente di una provincia “sperta”, che si vanta di aver lasciato in attivo al genero di un suo caro amico, paesano come lui. Sarà perchè ha guidato il suo partito, di ispirazione federalista e populista, verso un’unione di convenienza (ma anche d’intenti) con la Lega celodurista. Sarà perchè non gli piacciono i cannoli e la frutta martorana, che fanno male ai denti, ma preferisce i catanesissimi arancini o, ancora meglio, delle belle fette di melone servitegli come si deve da una collaboratrice assunta per lo scopo. Ha lasciato tutti a bocca aperta già dal suo insediamento per i cambiamenti che ha imposto agli arabi ritmi palermitani, e non solo. Si è messo in testa di cambiare ogni cosa attorno a lui, intervenendo di persona anche in umilissime questioni come l’arredamento dell’ufficio e dei luoghi di rappresentanza: peccato (si fa per dire!) che la maggior parte di questi si trovi all’interno di palazzi storici inestimabili, dove anche cambiare solo una lampadina dovrebbe essere autorizzato dalla Soprintendenza ai BB.CC. Ma questo non ha frenato neanche un po’ l’azione innovatrice e sbrigativa del neogovernatore: nel salone in cui si ricevono le Autorità fa(ceva) bella mostra di sè una pregiata scrivania secentesca; sedutosi dietro di essa, il Governatore ne constata con disappunto l’altezza troppo elevata e, per la salute della sua colonna vertebrale, decide non di sostituirla ma di farle mozzare i piedi in legno intarsiato. Sgomento e panico negli astanti. «Eccellenza, quello è uno scranno del seicento, è un pezzo d’arte, non crede sarebbe meglio…» «No, caro sottoposto, io sono medico e le posso assicurare che una cattiva postura, derivata dall’altezza di quella scrivania, potrebbe causare l’insorgere di una cifosi.» «Ma Onorevole, le Belle Arti, i Beni Culturali e artistici…» «Le ripeto, quella è dannosa per la colonna vertebrale. Si fidi del sottoscritto, che è qui per fare il bene dei siciliani. Ora, per favore, chiami gli uscieri.» Lo dicono spesso ai bambini, “bisogna ascoltare e fare come dice il dottore”: ma mi sa che i grandi non dovrebbero dargli sempre retta. E purtroppo, in questo caso, non può nulla neanche la famosa “mela giornaliera”.

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Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori

 

Se qualcuno di voi lettori sa di custodire dentro di sé i valori della cavalleria e dell’amor cortese sappia che esiste vicino a casa vostra un’associazione di gentiluomini che condivide gli stessi ideali: l’Associazione Cavalieri Federico II “Federiciani”.

Cito dallo Statuto Federiciano:

L’Assocciaziane Cavalieri Federico II nasce ad Acireale nel 2003 fondata dal Principe S.A..Don Salvatore Coco (Heghemòn, Gran Maestro Cavalieri Federiciani, S.A. Principe dei Federiciani, Comandante Generale Guardia D’Onore Federiciana, Principe e Maestro dei Cavalieri Federiciani, Barone di Acireale, Colonel of Kentucky, Patron Miss & Mister Megàle Hellàs, Presidente ass. Italiana Tabaccai, Presidente ass. commercianti, artigiani e operatori turistici).

L’Associazione ad oggi conta circa millecinquecento inscritti di qualsiasi estrazione sociale dislocati In Italia e anche all ‘esstero. In molti paesi del Mondo l’Associazione puo’ contare sui coordinatori,i quali organizzano molteplici attività preposte dalla direzione generale sita in Acireale, in via Platania 15. L’Associazione Cavalieri Federico II “Federiciani” si ispira a Federico II (Hohenstaufen o Federico I di Sicilia; Re di Svevia; di Sicilia; di Gerusalemme; d’Italia; di Germania e Imperatore dei Romani universalmente conosciuto con l’appellativo: “Stupor Mundi” [...] Da qui che l’Associazione Cavalieri Federico II prende spunto con un’intensa attivita’ che si dirama in tutti i settori culturali, politici e sociali, (arte, poesia, musica, scultura, pittura, filosofia, moda, bellezza, solidarieta’ sociale). Promotori di proposte politiche utili a promuovere e migliorare il benessere dei popoli e far conoscere gli antichi fasti della civiltà Greco-Siciliana.

Ecco infatti la rivoluzionaria proposta dell’Associazione in materia di sviluppo del Mezzogiorno (da due dei blog “satelliti” del sito,

http://www.politicaecommercio.blogspot.com/ e

http://www.apriamoicasino.blogspot.com/):

I cavalieri Federiciani si impegnano per la liberalizzazione dei Casinò in Italia. Non e’ che noi siamo anziosi di giocare e perdere i nostri soldi, ma crediamo che essi possano essere l’inizio del nostro sviluppo. La Sicilia: L’Italia è il paese piu’ bello e ricco di opere d’arte del mondo. La Sicilia in particolare (quale terra prediletta di Zeus) e’ una musa a cielo aperto,mancano i soldi, […] [rivolgendosi idealmente al neo governatore Raffaele Lombardo ndr.]: Non siamo Italiani noi siamo Greci-Siciliani. Siamo potenzialmente la regione piu ricca del mondo,ma siamo trattati come mentecatti. Se lei vuole primo Presidente indipendente, anche grazie agli MpA da lei fondato puo passare alla storia subito per la liberalizzazione dei casinò, col ricavato invesire nei beni culturali

E ancora, sempre dallo Statuto Federiciano:

L’Associazione Cavalieri Federico II e’ un organismo sociale,che opera a titolo gratuito e senza scopo di lucro. Tutti gli insritti all’Associazione vengono nominati al loro interno con titoli nobiliari che non hanno nessun valore giuridico e hanno valenza solo nell’ambito dell’ associazione medesima”.

Subito dopo Don Salvo Coco si affretta a spiegare il suo concetto di nobiltà:

Essere Nobili Federiciani vuol dire:essere Nobili nell’animo,avere grandi figure di riferimento come: Madre Teresa di Calcutta; Martin Luther King; Federico II (nostro ideale imperatore) cresciuto alla Vucceria di Palermo; Dionisio di Siracusa (condottiero eccelso); orgogliosi della meravigliosa civiltà Greca(la Sicilia terra prediletta da Zeus); essere persone umili disponibili verso gli altri ed in particolar modo verso i Confratelli, impegnati nel quotidiano nel massimo rispetto della legalita’, impegnati nel sociale aiutando i deboli e tutti coloro che ne hanno bisogno, attivi nella vita e nella politica indipendentemente dai colori, dalle religioni, dalla razza, sposando le idee che apportano beneficio alla nostra societa’

Infatti, ecco cosa pensano i Federiciani a proposito della nostra “razza” (dal blog satellite http://www.politicaecommercio.blogspot.com/):

Ma noi Siciliani non dimentichiamo che siamo anche di origine greca. Studi hanno stabilito che Siciliani,Calabresi e pPugliesi,siamo al 90%di origine Greca. Quando millenni fa il mediterraneo era tutto un mondo Greco ed il padre degli dei, Zeus,amava in modo particolare la Sicilia. Agrigento era la piu’ bella città d’occidente. Noi Greco-Siciliani eravamo il popolo eletto da Zeus. Siamo quindi il popolo di razza superiore,siamo i migliori. La conquista del regno delle due Sicilie da parte dell’Italia.

Ed ecco uno dei numerosi esempi della strategia e uno della professione di fede politica dell’Heghèmon, S.A. Don Salvo Coco. Più avanti, esprime l’aspirazione separatista dell’Associazione (tratto dal blog http://www.politicaecommercio.blogspot.com/:

Si potrebbe fare una politica diversa? Credo di si! Io metterei al centro il Mediterraneo con particolare attenzione Turchia, Egitto, Grecia, Tunisia, Libia, Marocco, Spagna. Si creerebbero un grande centro di potere mediterraneo.Subito un accordo integrativo con la Russia,creerebbe il piu grande centro di potere del mondo. Rapporti forti date le enormi comunanze con gli Stati Uniti; interessi stretti con l’Iran,grande civiltà storica rispettabile la cultura e la tradizione;grande civilità millenaria in Cina, il giappone, l’india è un continente a parte non dimentichiamo la comune origine Ariana- Premessa fondamentale ritiro di tutte le truppe all’estero. Mi creda caro presidente Berlusconi, lei è veramente un heghèmon, lasci perdere i piccoletti, lei è un grande mi fido solo di lei […] Le conclusioni delle elezioni politiche 2008 ci daranno un risultato sorpendente: esiste la Padania e il leader indiscusso è Umberto Bossi. Noi conosciamo la Padania e il suo inteligentissimo capo: Umberto Bossi! Per noi del Sud è un grande segnale di speranza. Ora dobbiamo creare le condizioni per la rinascita del piu’ bel regime del mondo: il regno delle due Sicilie. Noi siamo pronti

E, dulcis in fundo, l’iniziativa fiore all’occhiello dei Federiciani, il concorso di bellezza “Miss Megale Hellas”. S.A. Don Salvo Coco così la descrive sempre nel più volte citato Statuto Morale:

Molte sono le attivita’ svolte sinora dall’associazione Cavalieri Federico II, la principale è il concorso di moda e bellezza Internazionale Miss Megàle Hellàs un concorso che si ispira all’antica bellezza Greca destinato a coloro che si vogliono scommettere senza grandi pretese (infatti nel nostro concorso non è fondamentale il limite di altezza non si tiene conto della taglia, l’aspetto privilegiato è l’armonia della persona) ovviamente resta un concorso molto importante data l’innumerevole presenza di personalita’ e V.I.P.

L’ingresso nell’Associazione, da quanto desumo leggendo qua e là nel sito, avviene mediante una solenne cerimonia in cui Sua Altezza Don Salvo Coco procede alla investitura del candidato. In proposito, sono molto indicative le foto che sono pubblicate numerose nel sito e nei molti blog satelliti. Il limite d’età per accedere all’Associazione è 21 anni, ma sono previste delle deroghe per i ‘Paggi di Cavalleria’ e le ‘damigelle’.

real_gone

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Mai far attraversare le vecchiette!

Finalmente, dopo settimane di incombenti nubi minacciose, si intravede uno squarcio di luce sul comune di Catania (si apprezzi solo la metafora… l’illuminazione in molte zone non è stata ancora ripristinata perchè “ignoti birichini” hanno rubato le condutture di rame dell’ENEL): il Sindaco, partito con la bisaccia del questuante, ha tirato un po’ le tasche di Pantalone ed è tornato da Roma con gli zecchini sonanti, pronti da redistribuire come cibo sul beccuccio dei suoi rondinini: appena uscito dall’uovo è il nuovo manager del comune, che sembra percepirà uno stipendio di sedicimila euro al mese. Perchè mamma rondine è generosa… e perchè è giusto mostrare agli elettori una certa continuità con le politiche della passata amministrazione che hanno portato alla meritata riconferma della stessa parte politica.

In città intanto tardano a mostrarsi i benèfici riflessi dello scampato pericolo; piuttosto la gente sembra ancora inquieta e smarrita, ed è facile per un malcapitato imbattersi in situazioni poco piacevoli, anzi, per niente piacevoli: un esempio quello che è capitato ad una mia amica pochi giorni fa e che vi racconto. Mentre percorreva in auto la centralissima via Umberto, è raggiunta da un’altra auto che, con evidentemente impazienza e notevole temerarietà, tenta di sorpassarla cercando di servirsi di ogni possibile pertugio, incurante della fila e della confusione. Ad un tratto la povera malcapitata rallenta in prossimità delle strisce pedonali: all’isterico conducente dell’auto che segue sembra una opportunità irripetibile, sorpassa di scatto e per un pelo non mette sotto una vecchietta. Sembra un “lieto fine”, ma… esasperata dai colpi di clacson che provenivano da dietro, la mia amica non resiste e mentre subisce il sorpasso apostrofa l’incivile con un epiteto non proprio elegante; questi però, scampato il pericolo, fa ancora qualche metro e si piazza nel mezzo della strada. Purtroppo per la mia amica il tizio aveva letto con precisione degna di un sordomuto il labiale ed era smontato dall’auto per ottenere vendetta, urlando a squarciagola: «Ah ti pari picchì si fimmina, nuddu si pò pimmettiri di dirimi “x%y&$@w#”!!! ‘U capisti? Iu t’ammazzu! T’à fazzu vidiri! Non ti permettiri mai!». E via dicendo… ora, se vivessimo nell’armonia dei paesi di Walker Texas Ranger o del detective Nico Felino (Steven Seagal), l’antipatico automobilista sarebbe finito in prigione non prima di aver preso una bella lezione. Da appassionato di queste serie m’immagino perfettamente la scena: violenta sportellata sull’addome e rapida uscita dall’auto che capitalizza il colpo a sorpresa con un gancio e una pedata allo stomaco. Il bene vince, il male è di nuovo al tappeto. Non è questa un’istigazione alla violenza, ma una riflessione. In via Umberto quella sera la mia amica ha dovuto mettere le sicure alle portiere in tutta fretta per la paura di essere picchiata, l’anziana che aveva rischiato la vita si dilegua in un baleno e gli unici a fermarsi sono solo due ciclisti che, presumibilmente, dovevano essere stranieri. Spero con tutto il cuore che bastino i lampioni ad illuminare certe menti ottenebrate.

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I viaggi della speranza

Sembra che l’elisir di lunga vita inventato da Scapagnini per Berlusconi lo assuma regolarmente anche il suo inventore, visto che nonostante l’età non mostra segni di cedimento: anzi per tutta risposta il Dottore affonda di fioretto incolpando il governo di centrosinistra del dissesto finanziario, e para invocando bislacche commissioni d’inchiesta per scoprire i responsabili che tutti già conoscono. Ma si sa, anche Gian Antonio Stella lo ha detto, Umberto lo hanno soprannominato “Sciampagnini” per la sua effervescenza, anche nella sua vita extraconiugale; e poi, il Dottore ora è senatore: gentile omaggio di Berlusconi che conferma che in Italia, più si arriva in basso, più si è premiati. Ma basta con queste spiacevolezze, torniamo in città. Il successore, il povero Stancanelli, non può fare altro che partire come i nostri avi con la valigia di cartone per elemosinare a Roma un po’ di miliardi: prima del capoluogo etneo Taranto andò silenziosamente in bancarotta, perciò i catanesi ringrazino la Santuzza per avere tanti amici che contano…

Campana di raccolta vetro bruciataIntanto, mentre il sindaco catanese sfodera il suo sorriso scaltro e una incantevole eloquenza per convincere quel taccagno leghista di Tremonti, ai piedi dell’Etna non si sta con le mani in mano: si distribuiscono due milioni per premiare chi con tanto zelo ha collaborato al disastro; si annunciano diete e tagli che neanche Vanna Marchi; si autorizzano i cittadini che si avventurano di notte nel buio della città ad usare delle lanterne ad olio con l’avvertimento di non farle cadere sui rifiuti scatenando incendi. Di diverso parere l’opposizione che non chiude alla possibilità di utilizzare gli incendi come luminarie, se adeguatamente sorvegliati. Via libera alla vendita degli immobili; gli uffici comunali, in attesa di nuova sistemazione, si sono spostati negli avvallamenti delle montagne di monnezza. A causa della mancanza di benzina e di munizioni i netturbini ribelli saranno affrontati da vigili urbani a piedi armati di fionde e sturalavandini; il famigerato Carmelo Reale, colui che ha liquidato i due miliardi di premi di produzione, è sorvegliato da agenti armati di cerbottane e protetti da collant dismessi. Non sentendosi al sicuro, si vocifera che si sia nascosto dentro una trincea formata dai rifiuti della pescheria cercando di sventare con le forti zaffate gli attentati di cittadini sobillati dal suo pubblico accusatore, il consigliere comunista Licandro.

Si mobilitano i comuni vicini: il nostro Gianluca Cannavò, assieme a Santo Primavera (Tomarchio si rifiuta), promuove una raccolta di generi alimentari da consegnare, al posto dello stipendio, ai dipendenti del comune; Raffaele Pippo Nicotra dà mandato ai direttori dei supermercati di dirottare su Catania, invece che alle case famiglia, i prodotti di prossima scadenza. Intanto si aprono malvolentieri le porte delle chiese per le veglie di preghiera che tanto bene avevano portato a Cuffaro: Monsignor Gristina ha espresso un certo disappunto per aver scoperto che l’ex sindaco ha distratto 24.000 Euro dai fondi dell’otto per mille per pagare i ballerini brasiliani per l’ex première dame, la compagna carioca di Scapagnini (eh si sa che in Forza Italia si apprezzano più le gonnelle delle tonache). La procura della Repubblica ha annunciato montagne di inchieste e iscrizioni sul registro degli indagati: fra le tante, anche un’inchiesta contro i cittadini catanesi rei, secondo la procura, di aver favorito gli indagati votandoli in massa.

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Tutti pazzi per Miriam

Si sono detti: non può esserci evento migliore per ridare lustro ad una città caduta nell’anonimato da vent’anni. In occasione dell’incoronazione di Miriam Leone a Salsomaggiore, sembra che in città si stiano preparando festeggiamenti fuori dal comune, e pazienza se saranno tagliati anche i fondi alle amate feste religiose, di sicuro la Madonna perdonerà la sua nuova devota, Miss Italia.

Per sua stessa intercessione si sono visti già i primi miracoli: l’assessore Torrisi fa pace col vigile insubordinato, il tecnico del Comune perdona il consigliere Di Mauro che lo aveva mandato a quel paese in diretta tv, la Dusty sospenderà gli scioperi dei monnezzari… Pare che il sindaco voglia offrire per riconoscenza a Miriam il posto dell’assessore Leonardi o, al limite quello della Brischetto; Torrisi, più modestamente, un posto nella sua rinomata segreteria. Non si contano poi le offerte di lavoro; voci dicono che Raffaele Pippo Nicotra la voglia come testimonial dei supermercati, mentre Pippo Cutuli, stanco delle polemiche con Verdone, voglia affiggere abusivamente dei manifesti con le foto della Miss a Porta a Porta, con lui al posto di Vespa, accanto a Berlusconi.

Saranno richiamati in città anche tutti gli acesi illustri, l’intelligencija al servizio del popolo elettore, Santo Primavera, Nicola D’Agostino, Antonio Tomarchio e anche Gianluca Cannavò. Quest’ultimo verrà scoraggiato dal portare da Catania le famose Minne di S. Agata, le paste con la glassa e la ciliegina rossa candita, perché la Miss potrebbe crederla una critica al suo décolleté (suggerimento della manager di Miriam). L’umore dei cittadini è alle stelle; più della grande affermazione della concittadina, ci si inorgoglisce per aver sconfitto in finale l’avversaria catanese, l’ancor più piatta Marianna Di Martino. Fra le iniziative allo studio di un’apposita commissione, oltre ad un carro di carnascialesca memoria (in effetti, la più alta espressione della città), l’erezione di una targa celebrativa presso la casa dove Miriam è cresciuta e la cittadinanza onoraria al dott. Gretter, il medico della clinica che l’ha aiutata a venire alla luce. Con dei finanziamenti europei saranno organizzati dei corsi affidati al padre di Miriam, già insegnante al Liceo Classico, dal titolo: “Come fare di vostra figlia una Miss”.

E’ al vaglio l’ipotesi dell’acquisizione dei locali del pub Excalibur, luogo dove inizia la scalata al successo della nostra concittadina, per potervi creare un piccolo museo: il primo cimelio, donato dal gestore, sarà la mitica mappina con la quale la futura Miss Italia mondava i tavoli, già con una grazia e un’eleganza da vincente. A condurre la serata sarà il suo pigmalione di Radio Etna Espresso, Giulio Vasta, affiancato da Alessio Aloisi (il quale ha giurato di non mandare più rose a casa di Miriam, costringendo tutti i membri della famiglia Leone ad usarle come spazzolone per il water, prima di farle sparire con lo sciacquone)… moltissima curiosità e impazienza anche da parte dei tifosi che attendono conferma di un’altra voce insistente, e cioè che la Miss abbia promesso in segreto al capo ultras Pippo Pastina e al neopresidente Schwarz uno spogliarello in caso di promozione in serie D dell’Acireale… nel caso, il Comune si farà carico di un nuovo mutuo per allestire al meglio lo spettacolo. Staremo a vedere.

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Il cavaliere municipale

E’ stato avvistato spesso a bordo del suo nobile destriero, un’auto bianca con lunghe strisce e una sirena blu, oppure a piedi, brandendo un affilato libretto ripieno di verdi fogli: questa volta però si è spinto molto più in là, agendo per un fine incomprensibile, accettando di vivere nella contraddizione e nella fama più ambigua, sfidando il potere della città che ha giurato di salvaguardare, come solo un cavaliere oscuro può osare. La sua missione si rivela in tutta la sua dolorosa tragicità (otto dì dovrà penare il valoroso per sanare le ferite) presso una contea marinara della nostra città, complice e vittima il Duca di San Giovanni alle Sciarelle, il Delegato della Città, l’Edile Curule, il Custode della Viabilità comunale, il Signore nelle mani del quale il nostro giurò difendere le strade dai pericoli: malcapitati viandanti favellano in paese che il cavaliere municipale cadde colpito al ginocchio dal preclaro Edile, sì, proprio dal Duca di S. Giovanni alle Sciarelle che, costretto dal cavaliere a mostrare la sua effigie davanti ai suoi pari, cieco d’ira per il disonore e lo scorno, scatenò l’acciaro del suo bolide contro l’impudente imponendo in tal guisa l’ordine voluto da Dio e dal suo Rappresentante sull’Orbe – il canuto Prence Uomo di Diritto, che per nobiltà d’animo e di casato scelse l’inclito Duca a sedere i più alti scranni del Palazzo Municipale. Il popolo ignorante, blandito dalla sonnolenta loquela del Prence giurista, disavvezzo a comprendere sì arcani fini e ambigui, si interroga sul suo cavaliere e sul fato che ha ghermito: il Governo cittadino, dal quale aveva ricevuto investitura, che gli aveva dato le armi e delegato l’amministrazione del potere, lo ha chiamato reprobo e mendace, lo ha accusato di “ostilità” e ingratitudine: vorrà ora il pietoso Iddio ridare la pace e la sicurezza, la fiducia e l’orgoglio ai suoi diletti figli, il popolo che con tanto coinvolgimento guarda lo svolgersi di questi destini, incerto fra il plauso genuflesso ai suoi signori e la sfida prometeica del suo paladino?

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