Ma il bene culturale Chiazzette rimane un contenitore di rifiuti

Ennesimo risultato positivo della campagna SALVALARTE Sicilia: inaugurazione della Cappella del SS. Crocifisso della Buona Nuova presso le Chiazzette di Acireale
L’associazione Legambiente si onora di comunicare che giovedì 10 luglio alle ore 11 presso il sentiero delle Chiazzette sito nella R.N.O. LA TIMPA di Acireale avrà luogo l’inaugurazione e la benedizione dell’ottocentesca Cappella del Santissimo Crocifisso della Buona Nuova, quale atto conclusivo dei lavori di restauro straordinario curati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania nell’ambito della campagna SalvalarteSicilia promossa da Legambiente nel 2006.
Pur esprimendo enorme soddisfazione per il raggiungimento degli obiettivi di SalvalarteSicilia, in special modo grazie al proficuo impegno della Sezione beni architettonici della Soprintendenza ai BB. CC. e AA. di Catania, si è tenuti a denunciare ancora una volta e con il dovuto rammarico, il deplorevole stato di degrado del sentiero delle Chiazzette a causa delle inadempienze della ditta preposta al servizio di pulizia, della presenza di discariche ai margini del sentiero, dell’irrisoluta permissività di accesso dei mezzi a motore.
Le Chiazzette sono un Bene culturale unico nel suo genere, in quanto contenitore al contempo di Beni ambientali, paesaggistici, geologici, storici e architettonici – afferma l’arch. Cesare Melfa –, auspichiamo che sia questa l’occasione affinché gli enti preposti trovino le necessarie intese per la risoluzione delle problematiche inerenti la fruizione e la salvaguardia dell’intero sentiero, da anni ripetutamente esposte ai loro uffici.
Salvalarte Sicilia continua la sua opera per far si che la memoria collettiva e le bellezze del nostro patrimonio non vengano vilipese o calpestate ma tutelate e valorizzate: dopo un lunghissimo periodo di abbandono e incuria si potrà finalmente ammirare nel suo antico e rinnovato splendore un piccolo gioiello del nostro territorio, dal prezioso valore simbolico e storico-artistico.
Cesare Melfa
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Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori. Questa data, in Sicilia, ha un sapore amaro e doloroso. Il primo maggio del 1947, presso la piana di Portella della Ginestra in provincia di Palermo, si è consumata una delle stragi più sanguinose della storia d’Italia. I lavoratori e i contadini riuniti in quel luogo per festeggiare, furono investiti da una pioggia di proiettili che uccise 12 civili inermi. Molti, fra i cadaveri e i feriti, risultarono essere donne e bambini. Una carneficina di innocenti. Oltre al brivido del dolore, una sommaria ricostruzione attribuì la responsabilità dell’eccidio alla banda di Salvatore Giuliano. A questo fatto, tuttavia, mancano memoria e verità. Manca la memoria di una Sicilia piegata nel suo onirismo, manca la verità di una ricostruzione storica condivisa e viva nelle istituzioni e nella società.
Certamente la dichiarazione più inutile e stupida l’ha rilasciata il presidente dell’Udc Lorenzo Cesa, affermando che il suo partito sarà “sempre e comunque contrario ad aborto ed eutanasia”. Un’opinione tanto superficiale quanto inopportuna, nel timbro settario da campagna elettorale, in un momento in cui il dibattito ferve e ancora una volta l’uomo è invitato a misurarsi col mistero della vita e della sua essenza. La nuova scintilla è stata accesa con il documento firmato da alcuni medici romani, i quali hanno sottolineato il dovere deontologico di operare tutto ciò che è clinicamente possibile, nel momento dell’aborto, per far sopravvivere un feto eventualmente vitale. A prescindere del parere dei genitori, a prescindere dai potenziali e verosimilmente gravissimi danni del neonato, solo evitando di scivolare in un generico “accanimento terapeutico”.
Di parole ne sentiamo ogni giorno tante.