Archivio: 'Società'

Ma il bene culturale Chiazzette rimane un contenitore di rifiuti

Legambiente

Ennesimo risultato positivo della campagna SALVALARTE Sicilia: inaugurazione della Cappella del SS. Crocifisso della Buona Nuova presso le Chiazzette di Acireale

L’associazione Legambiente si onora di comunicare che giovedì 10 luglio alle ore 11 presso il sentiero delle Chiazzette sito nella R.N.O. LA TIMPA di Acireale avrà luogo l’inaugurazione e la benedizione dell’ottocentesca Cappella del Santissimo Crocifisso della Buona Nuova, quale atto conclusivo dei lavori di restauro straordinario curati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania nell’ambito della campagna SalvalarteSicilia promossa da Legambiente nel 2006.

Pur esprimendo enorme soddisfazione per il raggiungimento degli obiettivi di SalvalarteSicilia, in special modo grazie al proficuo impegno della Sezione beni architettonici della Soprintendenza ai BB. CC. e AA. di Catania, si è tenuti a denunciare ancora una volta e con il dovuto rammarico, il deplorevole stato di degrado del sentiero delle Chiazzette a causa delle inadempienze della ditta preposta al servizio di pulizia, della presenza di discariche ai margini del sentiero, dell’irrisoluta permissività di accesso dei mezzi a motore.

Le Chiazzette sono un Bene culturale unico nel suo genere, in quanto contenitore al contempo di Beni ambientali, paesaggistici, geologici, storici e architettonici – afferma l’arch. Cesare Melfa –, auspichiamo che sia questa l’occasione affinché gli enti preposti trovino le necessarie intese per la risoluzione delle problematiche inerenti la fruizione e la salvaguardia dell’intero sentiero, da anni ripetutamente esposte ai loro uffici.

Salvalarte Sicilia continua la sua opera per far si che la memoria collettiva e le bellezze del nostro patrimonio non vengano vilipese o calpestate ma tutelate e valorizzate: dopo un lunghissimo periodo di abbandono e incuria si potrà finalmente ammirare nel suo antico e rinnovato splendore un piccolo gioiello del nostro territorio, dal prezioso valore simbolico e storico-artistico.

Cesare Melfa



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E gli alberi torneranno a sorridere

Tra inciviltà ed esasperazione, grottesco epilogo dell’ennesima campagna elettorale.

Finalmente è finita, dopo tre mesi di battaglie, sia tra avversari sia intestine agli stessi partiti, la guerra si è conclusa.

Come sempre ci sono stati i vincitori e i vinti, e come in tutte le competizioni elettorali alla fine i vinti accamperanno le solite giustificazioni per meglio digerire la sconfitta e i vincitori celebreranno la vittoria sostenendo che “l’ottima azione di governo e il vero, grande progetto di cambiamento e rinnovamento sono stati premiati”.

Chi ci amministrerà saranno coloro che sosterranno che la pulizia delle strade e delle piazze delle nostre città è la prima cosa da garantire ai cittadini e che le tematiche ambientali devono essere al primo posto nell’agenda politica.

Chi esce però come sempre sconfitto dalla disputa elettorale è però proprio l’ambiente. Quel bene supremo che tutti i nostri rappresentanti al parlamento e nelle varie amministrazioni locali dicono essere, viene in realtà vilipeso.

Ancora una volta abbiamo visto le nostre città, i paesi pedemontani, i borghi marinari letteralmente sepolti da tonnellate di carta con l’effige dei futuri eletti o trombati. Ancora una volta centinaia e centinaia di alberi hanno sacrificato il proprio fusto (quasi sempre esteticamente più valido di “certe facce”) per pubblicizzare i volti, accompagnati da slogan spesso ridicoli (soprattutto se si pensa a chi li conia) di chi, nella maggioranza dei casi, il massimo che riuscirà a fare sarà riscaldare una poltrona più o meno comoda.

Non ci si fa forse caso, ma queste continue bagarre che sono diventate ormai un’ abitudine in Italia portano alla distruzione di interi boschi e una quantità abnorme di acqua ed energia

Basti pensare che per una tonnellata di carta da cellulosa vergine sono necessari 15 alberi, 440.000 litri di acqua, 7.600 kWh di energia elettrica.

Sarebbe quantomeno auspicabile che i partiti politici imponessero ad essi stessi ed ai propri candidati l’utilizzo di carta riciclata, che richiede 0 alberi, 1.800 litri di acqua, 2.700 kWh di energia elettrica (sempre un grande spreco comunque, ma almeno più limitato).

Un’idea potrebbe essere quella, per esempio, di mettere ad Acireale un display che conti nel periodo elettorale i chili di carta sprecata e i rispettivi alberi andati persi per sempre.

“Quello che poteva succedere” è però purtroppo e sfortunatamente successo, e indietro non si torna.

Sarebbe opportuno realizzare prima delle prossime elezioni un “manifesto etico” concorde tra tutte le forze politiche che faccia sì che esse si autodisciplinino e che pongano un limite massimo di fac-simili e di manifesti da stampare (meglio se con carta riciclata), auspicando che finalmente ci si attenga alle regole, in altre parole distribuire previo mano i fac-simili e attaccare i manifesti negli appositi spazi consentiti dalla legge.

Fortunatamente di qui al prossimo anno non sono previste ulteriori consultazioni elettorali, e fino ad allora “gli alberi torneranno a sorridere”.

Luigi Russo



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Laicità, questa sconosciuta

Circolo Arci Babilonia e Associazione
Culturale Scarti
presentano:

Laicità, questa sconosciuta
Due serate sul senso di una società laica, aperta e tollerante

Giovedi 26 Giugno
ore 20.00

L’Italia è un paese omofobico?

Diritti civili e lotta alle discriminazioni.

presentazione del film  “Improvvisamente l’inverno scorso” di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, Italia 2008 80′
interventi di:
Sara Crescimone associazione (Open Mind gblt Catania)
Riccardo Di Salvo (Arcigay Catania)

Giovedì 3 Luglio
ore 20.00

Il caso delle legge sulla procreazione assistita, paradigma del difficile rapporto tra scienza e religioni nelnostro paese

proiezioni tratte da Report puntata del 17/09/04  “Fecondazione eSterologa”

interventi di :

Dott. Nino Guglielmino, Associazione Hera/ comitato diritti civili
Dott. Giuseppe Quattrocchi, direttore scientifico Istituto Siciliano di
Bioetica.

Tutte le serate si terranno a partire dalle ore 20.00
presso il cortile del centro di aggregazione Circuito Attivo - via Dafnica, 4a Acireale.
L’ingresso è gratuito

Link utili:

http://www.garabombo.net/
http://universofrattale.blogspot.com/2008/06/appuntamenti-sulla-laicit.html



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E la consulta provinciale…?

Solo quattro riunioni, poi nessuna notizia. Denuncia dell’inefficienza e dell’abbandono della Consulta Provinciale degli Studenti

La consulta provinciale degli studenti è un organo istituito con legge dello Stato (d.p.r. n. 567 del 1996) con precise funzioni da svolgere quali: a) “assicurare il più ampio confronto fra gli studenti di tutte le scuole di istruzione secondaria superiore della provincia e formulare proposte di intervento che superino la dimensione del singolo istituto”, anche attraverso accordi e intese con il volontariato sociale, la scuola e gli enti locali;

b) “formulare proposte ed esprimere pareri agli uffici scolastici, agli enti locali competenti e agli organi collegiali in questioni attinenti le problematiche studentesche”

c) “collaborare con gli organi dell’amministrazione scolastica e con i centri di informazione e consulenza (…) alla realizzazione di progetti di attività informativa e di consulenza, finalizzati alla prevenzione e cura delle tossicodipendenze e alla lotta contro l’abuso dei farmaci e di altre sostanze”;

d) “istituire, in collaborazione con l’ufficio scolastico locale, uno sportello di informazione” e orientamento;

e) “ promuovere iniziative di carattere transnazionale”;

f) “designare i rappresentanti degli studenti nell’organo di garanzia regionale”.

Queste funzioni avrebbero dovuto essere svolte anche dalla consulta provinciale di Catania, la quale invece, ha eluso in toto i suoi compiti e le sue prerogative. Volendoci soffermare sulle vicende del corrente anno scolastico ci preme sottolineare, per non dire denunciare, il clima di confusione e di irresponsabile mancanza di senso istituzionale in cui si sono svolte le uniche quattro assemblee plenarie convocate.

Dopo l’elezione del presidente e del suo vice in data 14\11\07, nessuno dei punti ai diversi ordini del giorno è stato affrontato seriamente ne tanto meno sviluppato causa continue e isteriche contrapposizioni, scimmiottanti gli schieramenti politici, sterili e controproducenti. Molti dei rappresentanti degli studenti non hanno saputo apprezzare, volti alla miope difesa ad oltranza di pretese posizioni di parte, la fisiologia delle istituzioni democratiche perdendosi così un’importante occasione di partecipazione democratica alla vita della scuola.

In data 12\02\08 causa decadenza del presidente, trasferitosi ad altro istituto, non si è riusciti a procedere ad ulteriori elezioni, come previsto da una circolare ministeriale, per lo scontro verbale, sfociato in una rissa fisica che ha visto fronteggiarsi decine di ragazzi; rissa seguita dall’arrivo dei carabinieri giunti per placare la contesa. Dal 12\02\08 la plenaria della consulta provinciale non si è più riunita né sono pervenute informazioni di sorta dagli uffici competenti.

Terminato il quadro risulta chiaro che gli atteggiamenti sopra stigmatizzati hanno provocato l’inefficienza e l’inoperosità di un organo fondamentale per gli studenti, risorsa coalizzante di possibilità e conoscenze con grave “vulnus” per la democrazia partecipativa. È con profonda delusione che diciamo basta a questa vergogna; c’è solo da sperare che a cominciare dall’anno scolastico venturo, acquisita maggiore consapevolezza e maturità, si sappia far fruttare l’istituzione in discorso, figlia di pluridecennali rivendicazioni studentesche, secondo le regole di una democrazia studentesca.

Paolo Pennisi Guido Grasso



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VERDONE INDIGNATO: "Abuso d’immagine"

L’Attore ha dichiarato di essere totalmente ignaro di apparire in un manifesto pubblicitario che, secondo la denuncia di CittAttiva, trasmetteva un messaggio di propaganda elettorale illecito

Da www.cittattiva.com

“La maggioranza sta recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie; coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie, la maggioranza sta…”

Fabrizio De André, Smisurata preghiera

—————-

Era un sospetto, ma non ci siamo messi a urlarlo ai 4 venti. Abbiamo atteso, cercando. Abbiamo spulciato le leggi, e lo abbiamo scritto. Poi abbiamo avviato le ricerche. Telefonate, e-mail… Alla fine lo abbiamo trovato: CARLO VERDONE CI HA RISPOSTO.

Il sospetto era fondato: Verdone era ignaro di tutto. Ignorava l’esistenza dell’”Akuana viaggi”, era all’oscuro della situazione politica santantonese, ignorava l’affissione che lo vede al fianco di Pippo Cutuli. E si è detto “basito”, sottolineando che lui con Pippo Cutuli non c’entra nulla. Ma proprio nulla. E che mai avrebbe approvato una cosa simile.

Per non lasciare spazio a equivoci, vi riportiamo parte delle sue parole, che lui ci ha autorizzato a inserire nel blog:

———————–

Vi ringrazio molto delle precisazioni che mi avete fornito. La correttezza vorrebbe che si chiedesse al diretto interessato se è d’accordo nell’apparire in un manifesto così di rilievo. Anche perché io ho fatto una cortesia e da una cortesia non può nascere uno sfruttamento d’immagine a mia insaputa.

Faccio un esempio. Tre settimane prima delle elezioni, il Comitato per Rutelli Sindaco (per il quale ho votato e del quale sono amico) mi propose un manifesto in affissione su tutta Roma con me a mezzo busto al centro. Solo io. E la scritta “Bianco, Rosso & Rutelli”.

Trovai assurda, fuori luogo e dannosa per entrambi quella proposta. Se un candidato sindaco ha bisogno di un attore per guadagnare voti, vuol dire che c’è qualcosa che non va. E non diedi alcun permesso. Però me lo chiesero prima! Quindi non si tratta di destra o sinistra (anche se tutti i maggiori quotidiani italiani avevano raccolto la mia preferenza per Veltroni), si tratta di chiedere, per educazione, l’autorizzazione.

E’ evidente che se non l’ho data ad un amico per il quale votavo, non l’avrei data neanche per un agenzia turistica con il titolare accanto. Un conto è tenersi la foto in ufficio e farla vedere agli amici, un conto è trovarsi “in campagna elettorale” con manifesti lungo le strade. Fra l’altro con idee politiche un bel po’ lontane…

Chiedo quindi che alla mia cortesia nel farmi una foto privata, segua la cortesia e la sensibilità di togliere, con prontezza, quello che invece è diventato un manifesto pubblico con abuso della mia immagine.

Cordiali saluti”

Carlo Verdone

——————————–

Non c’è niente da aggiungere, se non il fatto di ricordare alla gente che se quest’uomo è capace di mentire in maniera così spudorata, permettendosi di prendere in giro i santantonesi prima ancora di una eventuale elezione alla carica di sindaco, figuriamoci di cosa sarebbe capace di fare una volta avuto in mano il potere a cui ambisce così tanto esasperatamente…

CITTATTIVA C’E’, consapevolmente.

Redazione di www.cittattiva.com



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La Costituzione, oggi

Incontro - conferenza con il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Capotosti

Nell’ambito del “Progetto Legalità” coordinato dall’assessorato ai Beni Culturali, scuola e Istruzione e in occasione del 60° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana la città di Acireale ha ospitato ieri presso la sala conferenze del Credito Siciliano un importante incontro sull’attualità della Costituzione, relatori d’eccezione il Prof. Luigi Arcidiacono, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’Ateneo catanese (e già Preside della facoltà di Giurisprudenza), e il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Prof. Piero Alberto Capotosti, già Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Dopo i saluti di prammatica da parte delle Autorità presenti, in primis il Sindaco Garozzo e l’assessore Leonardi (moderatrice dell’incontro), oltre che dei rappresentanti del Credito Siciliano (dott. Sciuto) e del Centro Servizi Volontariato Etneo (dott. Carnazzo), il prof. Arcidiacono inizia presentando l’esimio collega e amico con il quale divide il tavolo della conferenza e, successivamente, delinea un excursus storico della genesi della Costituzione partendo dagli eventi che portarono alla resa bellica dell’Italia fino all’attività della Costituente, soffermandosi sull’importanza del Patto di Salerno tra il Re e i Comitati di Liberazione Nazionale, sulle figure di Togliatti e De Nicola, ed evidenziando il clima di necessità postbellica che fu la grande “forza costituente” della nostra Carta. Da queste precise note di carattere principalmente storico - politico prende le mosse il discorso del Presidente Capotosti, che ribadisce l’importanza dell’idea espressa dal collega, e cioè l’ “eccezionalità” delle condizioni irripetibili che portarono alla nascita della Costituzione, condizioni che, per quanto gravi e dolorose, furono essenziali per i lavori della Costituente. Da qui una critica verso le più o meno recenti riforme o “tentativi di riforma” della nostra Carta che, in assenza di condizioni fortemente aggreganti (sia della popolazione sia delle forze politiche) come la necessità di rialzarsi dopo una guerra, non sono riusciti mai ad essere realmente migliorativi di un testo che è capace ancora oggi di estrinsecare una attualità e una forza di “orientamento” incredibili. Per cui spazio ai correttivi ma diffidenza verso delle vere e proprie riforme, come del resto ha espresso chiaramente il risultato del referendum del 2006 sul progetto di Stato federale. Il Presidente si è poi soffermato sull’importanza della Costituzione per la formazione della coscienza civile degli italiani, descrivendo un passaggio dalla “parola” della Costituzione alle “leggi” dello Stato, e da “incostituzionalità” a “ingiustizia”, concetti che, dopo 60 anni dall’entrata della Carta, sono pressochè corrispondenti nell’opinione comune. E, continuando la celebre frase di Massimo D’Azeglio, Capotosti conclude: «Si continuano a “fare” gli Italiani, anche grazie alla nostra Costituzione».

Da segnalare anche la presenza di alcuni piccoli rappresentanti delle scuole che hanno consegnato al Presidente Capotosti un fumetto realizzato dalle classi, sempre nell’ambito del Progetto Legalità, che rappresenta i diritti della Costituzione, così come visti da bambini e ragazzi.

Sebastiano Scavo



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Orientamento Universitario della Consulta Giovanile

Una risorsa preziosa per gli studenti che affrontano il passaggio da scuola superiore a università

Dall’esperienza positiva dello scorso anno, riparte il progetto di orientamento universitario promosso dalla Consulta Giovanile di Acireale. Dopo il Liceo Artistico “Brunelleschi” sarà la volta del Liceo Scientifico “Archimede” (9 maggio) e Liceo Classico “Gulli e Pennisi” (19 maggio). Lo scopo degli incontri, presieduti dal sindaco Nino Garozzo e dall’ass. Nives Leonardi, non è semplicemente presentare le varie Facoltà, ma portare esperienze e consigli che possano aiutare gli studenti delle scuole superiori a scegliere ed iniziare al meglio la loro carriera universitaria. Una risorsa preziosa per gli studenti che, spesso, affrontano il passaggio a questa nuova realtà senza le dovute informazioni didattiche, metodologiche e burocratiche ritrovandosi, proprio per la mancanza di esperienza e consigli, disorientati in un panorama ben più ampio di quello scolastico. Con questo spirito i ragazzi della Consulta, coordinati dal Presidente Vincenzo Pappalardo e dal responsabile università Giacomo Andronaco, hanno proposto un rappresentante per ogni Facoltà ed avviato nelle scuole di Acireale un dibattito amichevole ed informale, aperto ai dubbi e alle perplessità degli studenti. Un confronto utile e solidale tra studenti e studenti.

Paolo Danzì



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Primo Maggio: coraggio e memoria

1 Maggio 1947: ricostruzione storica di una Sicilia piegata nel suo onirismo

Primo Maggio - Eccidio di Portella Della Ginestra (PA)Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori. Questa data, in Sicilia, ha un sapore amaro e doloroso. Il primo maggio del 1947, presso la piana di Portella della Ginestra in provincia di Palermo, si è consumata una delle stragi più sanguinose della storia d’Italia. I lavoratori e i contadini riuniti in quel luogo per festeggiare, furono investiti da una pioggia di proiettili che uccise 12 civili inermi. Molti, fra i cadaveri e i feriti, risultarono essere donne e bambini. Una carneficina di innocenti. Oltre al brivido del dolore, una sommaria ricostruzione attribuì la responsabilità dell’eccidio alla banda di Salvatore Giuliano. A questo fatto, tuttavia, mancano memoria e verità. Manca la memoria di una Sicilia piegata nel suo onirismo, manca la verità di una ricostruzione storica condivisa e viva nelle istituzioni e nella società.

Il 1947 è un anno cruciale per l’Italia. Il viaggio compiuto a Febbraio dal presidente del consiglio De Gasperi negli Stati Uniti, garantisce al nostro Paese importanti fondi per la ricostruzione post-bellica. Ma il prezzo da pagare è elevato: in nome della guerra fredda e della stabilità occidentale, le sinistre non devono più sedere al governo. Di li a poco, De Gasperi formerà il suo quarto gabinetto, il primo dopo la fine della guerra senza l’appoggio di Socialisti e Comunisti. Ma il dramma di una Sicilia piegata dalla fame e dai soprusi di mafie e latifondismo riserva un risultato in controtendenza. Le elezioni regionali del 20 Aprile 1947 premiano le sinistre, ridimensionando il potere del fronte autonomista, mafioso e monarchico. Per evitare la sempre più probabile ascesa dei “comunisti”, la democrazia cristiana sceglie di dialogare con le destre. Qui si apre un capitolo di connivenze, rapporti ambigui, zone grigie, che culminano con la strage di Portella della Ginestra, un vero e proprio attacco compiuto dalla banda di Salvatore Giuliano contro le forze progressiste dell’isola. Pochi giorni dopo l’eccidio, numerose furono le sezioni del Pci date alle fiamme. Seguirono altre morti. La violenza operata dal bandito, noto per le sue posizioni indipendentiste e parossisticamente filoamericane, era ideologica, nonostante il ministro degli interni democristiano Scelba, in un intervento che destò scalpore, volle derubricare l’attentato a fatto di “nessuna rilevanza politica”. Come mai Salvatore Giuliano, ufficialmente pericolo pubblico numero uno, riuscisse a sfuggire costantemente all’arresto pur intrattenendo stretti rapporti con i più importanti mezzi di informazione dell’epoca (il settimanale “l’Europeo” dedicò al latitante un ampio reportage, con un’intervista corredata da decine di foto) resta un mistero.

Nel 1948 la democrazia cristiana ottiene una schiacciante vittoria elettorale anche in Sicilia. Ora i banditi non hanno più alcuna utilità politica. Il loro potere e i fatti di cui sono a conoscenza li rendono pericolosi e ingombranti. Cessano le protezioni istituzionali. Salvatore Giuliano viene ucciso, in circostante misteriose, il 5 luglio del 1950. Il suo più stretto collaboratore, Gaspare Pisciotta, viene arrestato. Muore in carcere, avvelenato da un caffè alla stricnina, qualche giorno dopo aver affermato pubblicamente di voler rivelare le connivenze fra la banda Giuliano, il ceto politico e le istituzioni militari, in chiave anticomunista. Questa storia oscura, purtroppo la prima di una serie di misteri che ancora pesano sulla nostra democrazia, ha subito l’oblio della memoria. Soprattutto in Sicilia, dove ancora, a distanza di oltre 60 anni, riescono a prosperare fazioni politiche legate all’ideologia fittizia dell’autonomismo. Dove ancora, nelle sezioni dei “rossi” vengono fatti esplodere ordigni densi di odio e ingiustificata violenza. In tal senso, non posso che esprimere la mia più sentita solidarietà ai ragazzi dei comunisti italiani, che in un contesto ostile come quello di Acireale cercano di far valere i principi della giustizia e della trasparenza. Io sarò sempre dalla loro parte. E, per quello che vale, mi sento di augurargli un primo maggio pieno di coraggio e memoria. Buon lavoro.

Gregorio Romeo


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Aborto e diagnosi, riparte il dibattito

Certamente la dichiarazione più inutile e stupida l’ha rilasciata il presidente dell’Udc Lorenzo Cesa, affermando che il suo partito sarà “sempre e comunque contrario ad aborto ed eutanasia”. Un’opinione tanto superficiale quanto inopportuna, nel timbro settario da campagna elettorale, in un momento in cui il dibattito ferve e ancora una volta l’uomo è invitato a misurarsi col mistero della vita e della sua essenza. La nuova scintilla è stata accesa con il documento firmato da alcuni medici romani, i quali hanno sottolineato il dovere deontologico di operare tutto ciò che è clinicamente possibile, nel momento dell’aborto, per far sopravvivere un feto eventualmente vitale. A prescindere del parere dei genitori, a prescindere dai potenziali e verosimilmente gravissimi danni del neonato, solo evitando di scivolare in un generico “accanimento terapeutico”.

Così, ancora una volta, tutti siamo spinti a chiederci quando una vita umana possa essere definita compiutamente tale. Quando essa assuma un valore individuale. E, nello specifico, come, nel momento in cui è priva di coscienza e di verbo, debba essere trattata nei limiti giuridici del quotidiano dramma dell’aborto.

Questioni delicatissime, che attengono l’enigma del nulla che si fa soffio potenzialmente umano, sviluppate come merce di crociate ideologiche o, peggio, come slogan da emiciclo parlamentare, fra uno scaracchio, un “frocio” urlato e un sorso di spumante.

Probabilmente sbagliano tutti. Sbaglia la Chiesa, quando intende sottrarre alla sfera degli uomini un tema di così cogente umanità. Sbagliano i laici oltranzisti, quando interpretano la questione con furore ideologico anti-religioso. Sbagliano le donne, quando riducono ad un caso personale, di utero e vagina, l’arcano di una esistenza che, pur nutrendosi di esse, nasce in esse per vivere in autonomia.

Devo affermare che io, come tutti, non ho risposte per un argomento che lacera le coscienze proprio perché eccessivamente labile nel confine che separa la varie opinioni. Come è precario il limes che divide nulla ed esistente, vita e morte, coscienza e diritto.

Le ultime polemiche sottolineano le contraddizioni. Così, le istituzioni ecclesiali si trovano paradossalmente a concordare con i medici pronti a salvare la vita in provetta. Dopo 22 settimana il feto dovrebbe rimanere nella pancia materna, ma la medicina ora può crescere un embrione in laboratorio. Ed è singolare che la Chiesa non noti il filo rosso che lega lo scientismo che va dalla fecondazione in provetta, dalla clonazione, alla sopravvivenza in un ventre artificiale, fino alla possibilità di chiudere serenamente la vita quando la ragionevolezza lo ammette.

Dunque, i confini saltano e gli steccati si piegano, facendo intravedere sprazzi di un’unica coscienza. Una coscienza umana che deve comprendere che la sfida è culturale sul piano teorico e di buon senso su quello giuridico. Quel buon senso che, riconoscendo l’autonomia di una vita unica, valuti le prospettive, le sofferenza future, il dramma di una scelta impossibile da arenare in ideologismi incapaci di dialogare.

Gregorio Romeo



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Chi siamo

Scusateci per la riflessione

Di parole ne sentiamo ogni giorno tante.
Bisogna fare delle distinzioni tra quelle consentite, eccentriche, originali, superflue.
Alcune rimangono, altre involano.
Capita poi di confrontarsi. Così queste diventano interminabili.
Ad esempio cosa pensare della domanda: “I giovani d’oggi non hanno più valori”!
Punti di vista? Può darsi.
Sorge spontanea un’altra domanda:
“Chi sono i giovani d’oggi”?
Non vogliamo però generalizzare.
Facciamo piuttosto riferimento alla realtà che viviamo.
Gli ideali, le speranze, i valori, le idee sono quelli che sentiamo.
La città quella d’Acireale.
Piccola rispetto ad altre, città ricca di luoghi che noi amiamo.
La cultura di una generazione è quella che si costruisce soprattutto vivendo
il proprio tempo.
Tra le nostre case, tra le vie cittadine, i giovani si trovano in un momento di profonda delusione.
Delusione da che cosa?
Della vita, dei valori, dei sogni?
Siano per questo senza ideali?
Certo non possiamo sempre lamentarci che mancano i maestri.
Un giorno leggendo una nota testata giornalistica mi ritrovai dinnanzi un articolo di prima pagina, di cui apprezzai i contenuti.
Notai particolarmente una frase che all’incirca recitava così “Giovani svegliatevi, ritornate ad essere guerrieri”! (Alberoni, Corriera della Sera)
Mi piacque e al dir vero fu proprio un mio carissimo amico a farmela notare.
Insieme seguimmo una riunione della Sinistra Giovanile e decidemmo di parlarne con gli altri.
Questa delusione c’era.
Era evidente. Qualcuno affermò che si sentiva deluso da una città che come la nostra non offre a sufficienza servizi, spazi, momenti per i giovani.
Insieme allora ci occupammo di far emergere queste idee.
La mancanza c’era.
Si fecero più sollecitazioni per sensibilizzarla ma niente.
Penso che ci sia ancora qualcosa da aggiungere.
Manca talvolta la voglia di vivere.
Il nostro futuro è più precario, richiede più energia.
Più forze.
Più speranze.
Che cosa dovremmo fare? Arrenderci? Mai.
Seneca in “ De tranquillitate animi” rivolgendosi al suo allievo Sereno dice : “Bisogna che tu abbia fiducia in te stesso, che tu sia convinto di essere sulla retta via, e non ti lasci depistare dai passi falsi di tutti quelli che vanno errando senza una precisa meta, né tanto meno dai pochi che procedono sicuramente fuori strada”
Non è la strada quella che si vuole indicare.
Mi scuso anzi se non si sono trattati altri temi.
Penso che sia scontato affermare che il futuro è il nostro, lo sappiamo.
La qualità della vita è quella per la quale dobbiamo batterci.
Apriamo le porte, abbattiamo cancelli e barriere.
Questa è l’idea politica che da noi sta crescendo.

Margherita Grasso

da “L’Inchiostro”



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