Aborto e diagnosi, riparte il dibattito

Certamente la dichiarazione più inutile e stupida l’ha rilasciata il presidente dell’Udc Lorenzo Cesa, affermando che il suo partito sarà “sempre e comunque contrario ad aborto ed eutanasia”. Un’opinione tanto superficiale quanto inopportuna, nel timbro settario da campagna elettorale, in un momento in cui il dibattito ferve e ancora una volta l’uomo è invitato a misurarsi col mistero della vita e della sua essenza. La nuova scintilla è stata accesa con il documento firmato da alcuni medici romani, i quali hanno sottolineato il dovere deontologico di operare tutto ciò che è clinicamente possibile, nel momento dell’aborto, per far sopravvivere un feto eventualmente vitale. A prescindere del parere dei genitori, a prescindere dai potenziali e verosimilmente gravissimi danni del neonato, solo evitando di scivolare in un generico “accanimento terapeutico”.

Così, ancora una volta, tutti siamo spinti a chiederci quando una vita umana possa essere definita compiutamente tale. Quando essa assuma un valore individuale. E, nello specifico, come, nel momento in cui è priva di coscienza e di verbo, debba essere trattata nei limiti giuridici del quotidiano dramma dell’aborto.

Questioni delicatissime, che attengono l’enigma del nulla che si fa soffio potenzialmente umano, sviluppate come merce di crociate ideologiche o, peggio, come slogan da emiciclo parlamentare, fra uno scaracchio, un “frocio” urlato e un sorso di spumante.

Probabilmente sbagliano tutti. Sbaglia la Chiesa, quando intende sottrarre alla sfera degli uomini un tema di così cogente umanità. Sbagliano i laici oltranzisti, quando interpretano la questione con furore ideologico anti-religioso. Sbagliano le donne, quando riducono ad un caso personale, di utero e vagina, l’arcano di una esistenza che, pur nutrendosi di esse, nasce in esse per vivere in autonomia.

Devo affermare che io, come tutti, non ho risposte per un argomento che lacera le coscienze proprio perché eccessivamente labile nel confine che separa la varie opinioni. Come è precario il limes che divide nulla ed esistente, vita e morte, coscienza e diritto.

Le ultime polemiche sottolineano le contraddizioni. Così, le istituzioni ecclesiali si trovano paradossalmente a concordare con i medici pronti a salvare la vita in provetta. Dopo 22 settimana il feto dovrebbe rimanere nella pancia materna, ma la medicina ora può crescere un embrione in laboratorio. Ed è singolare che la Chiesa non noti il filo rosso che lega lo scientismo che va dalla fecondazione in provetta, dalla clonazione, alla sopravvivenza in un ventre artificiale, fino alla possibilità di chiudere serenamente la vita quando la ragionevolezza lo ammette.

Dunque, i confini saltano e gli steccati si piegano, facendo intravedere sprazzi di un’unica coscienza. Una coscienza umana che deve comprendere che la sfida è culturale sul piano teorico e di buon senso su quello giuridico. Quel buon senso che, riconoscendo l’autonomia di una vita unica, valuti le prospettive, le sofferenza future, il dramma di una scelta impossibile da arenare in ideologismi incapaci di dialogare.

Gregorio Romeo



Articoli correlati:
Incontro-Dibattito con i candidati a Sindaco
Orientamento Universitario della Consulta Giovanile
Arriva Rumori Barocchi, III Concorso per Band Emergenti

Dimissioni Nando Ardita da Segretario Udeur

Nando Ardita, consigliere comunale, ha presentato le sue dimissioni da segretario del Partito dei Popolari dell’Udeur di Acireale. Alla base della scelta ci sono gli avvenimenti, i comportamenti e le scelte che il partito ha adottato a livello nazionale.

Queste dimissioni mettono in difficoltà, di fatto, la sopravvivenza dei Popolari dell’Udeur ad Acireale, i cui membri dovranno presto chiarire la propria posizione.

Paolo Danzì



Articoli correlati:
I VV.FF. intervengono al Teatro Maugeri
Fausto Raciti segretario dei Giovani Democratici
Addio Fiera dello Jonio?

Scusateci per la riflessione

Di parole ne sentiamo ogni giorno tante.
Bisogna fare delle distinzioni tra quelle consentite, eccentriche, originali, superflue.
Alcune rimangono, altre involano.
Capita poi di confrontarsi. Così queste diventano interminabili.
Ad esempio cosa pensare della domanda: “I giovani d’oggi non hanno più valori”!
Punti di vista? Può darsi.
Sorge spontanea un’altra domanda:
“Chi sono i giovani d’oggi”?
Non vogliamo però generalizzare.
Facciamo piuttosto riferimento alla realtà che viviamo.
Gli ideali, le speranze, i valori, le idee sono quelli che sentiamo.
La città quella d’Acireale.
Piccola rispetto ad altre, città ricca di luoghi che noi amiamo.
La cultura di una generazione è quella che si costruisce soprattutto vivendo
il proprio tempo.
Tra le nostre case, tra le vie cittadine, i giovani si trovano in un momento di profonda delusione.
Delusione da che cosa?
Della vita, dei valori, dei sogni?
Siano per questo senza ideali?
Certo non possiamo sempre lamentarci che mancano i maestri.
Un giorno leggendo una nota testata giornalistica mi ritrovai dinnanzi un articolo di prima pagina, di cui apprezzai i contenuti.
Notai particolarmente una frase che all’incirca recitava così “Giovani svegliatevi, ritornate ad essere guerrieri”! (Alberoni, Corriera della Sera)
Mi piacque e al dir vero fu proprio un mio carissimo amico a farmela notare.
Insieme seguimmo una riunione della Sinistra Giovanile e decidemmo di parlarne con gli altri.
Questa delusione c’era.
Era evidente. Qualcuno affermò che si sentiva deluso da una città che come la nostra non offre a sufficienza servizi, spazi, momenti per i giovani.
Insieme allora ci occupammo di far emergere queste idee.
La mancanza c’era.
Si fecero più sollecitazioni per sensibilizzarla ma niente.
Penso che ci sia ancora qualcosa da aggiungere.
Manca talvolta la voglia di vivere.
Il nostro futuro è più precario, richiede più energia.
Più forze.
Più speranze.
Che cosa dovremmo fare? Arrenderci? Mai.
Seneca in “ De tranquillitate animi” rivolgendosi al suo allievo Sereno dice : “Bisogna che tu abbia fiducia in te stesso, che tu sia convinto di essere sulla retta via, e non ti lasci depistare dai passi falsi di tutti quelli che vanno errando senza una precisa meta, né tanto meno dai pochi che procedono sicuramente fuori strada”
Non è la strada quella che si vuole indicare.
Mi scuso anzi se non si sono trattati altri temi.
Penso che sia scontato affermare che il futuro è il nostro, lo sappiamo.
La qualità della vita è quella per la quale dobbiamo batterci.
Apriamo le porte, abbattiamo cancelli e barriere.
Questa è l’idea politica che da noi sta crescendo.

Margherita Grasso

da “L’Inchiostro”



Articoli correlati:
Sulla coalizione di centro-destra alle amministrative
Soluzione all’italiana?
Giorgiana Masi: una di noi!