Prima scegli il sindaco!

Nuovo atto vandalico alla sede dei Comunisti Italiani di Acireale“, “Sul luogo è stato rinvenuto anche un biglietto di rivendicazione, che presenta simbologie nazifasciste”. Ma io mi chiedo, d’accordo con i commenti: questi delinquenti hanno pure il coraggio di rivendicare azioni così vili? E mai che questi episodi portino qualche voto in più, anche di solidarietà, alla povera lista comunista! (sospiro) Chissà se, continuando a sostenere l’idea di abbattere il neonato ponte sulle Chiazzette, si possa sortire maggiore effetto occupando il ponte o incatenandosi ad esso…

Ma purtroppo i voti sono saldamente imprigionati nelle reti clientelari impostate dai grandi poli che si riverberano nella montagna di liste civiche: in pratica, non c’è nessuno ad Acireale che non abbia amici e/o conoscenti aspiranti al civico consesso, candidati tutti più o meno agguerriti e tutti più o meno rispettosi della decenza. Qualche esempio.

Si va dal fanatico  che organizza tornei di calcetto (per poi rinfacciare l’ingratitudine di chi credeva che non fosse obbligatorio doverlo ricambiare con il voto) al vicino di quartiere che ti abborda facendosi promotore di raccolte firme per problemi irresolubili; dal candidato – commovente in verità – che promette di abolire la già ridicola ZTL del centro storico per raccattare quattro voti di quattro commercianti rachitici all’assessore uscente che prega di confermarlo perché “c’è ancora tanto da fare” (ammette di non aver fatto abbastanza); oppure il judoka che negli anni ha fatto due volte il giro completo dell’intero emiciclo parlamentare fino ai più classici voltagabbana – sfidanti quattro anni fa e ora felicemente sodali. Ma anche giovani candidati che a vent’anni hanno già cambiato quattro partiti (”una giovane età per un impegno serio”) o che già possono dare lezioni sull’arte dell’opportunismo e della strumentalizzazione (riuscendo a rendersi invisi anche ai propri compagni di partito), fino ai tanti candidati “giovanilistici”, a quelli che si limitano a dare una ripulita alle proprie idee reazionarie, persino quelli che le ostentano con orgoglio rivendicando la superiorità morale della coerenza con un passato che vorrebbe dimenticare la caduta del Muro! Perfino i “Nulli per Acireale” (chiedo scusa, i “Nelli per Acireale”) dovevano osservare i miei occhi, in uno dei manifesti doppi (”doppi” perchè effigiano due facce, perlopiù il candidato con il suo “padrino” politico) che contribuiscono a deturpare ogni superficie sfruttabile!

Alcune cose sono cambiate, e sono sotto gli occhi di tutti. In ogni angolo della città sono proliferati, in maniera esponenziale rispetto al passato, i famigerati “comitati elettorali” (tanti perchè ogni candidato di una certa ambizione ne ha messo su uno), trionfanti di facce fotoritoccate e di bandiere con simboli di partito (in realtà quasi tutti del PdL), luoghi in cui gli elettori sono invitati a recarsi per “sottoscrivere” l’impegno di sostenere il candidato e in cui possono liberamente esporre le proprie doglianze e/o richieste, il cui esaudimento è soggetto ad una condizione: che chi ha avuto la pazienza di ascoltarli ottenga i voti sufficienti per poter riempire (o continuare a riempire) l’agognata poltrona. Tuttavia non soffrono flessioni i vecchi sistemi come il pedinamento, l’inseguimento e la “visita elettorale forzata” a casa, di solito imposta dal volenteroso candidato al povero malcapitato e, nell’ipotesi più invasiva, agli altri parenti, vicini o amici vari. La nomenklatura inoltre continua a servirsi del comodo servizio postale o di volontari che effettuano la consegna porta a porta; i giovani che invece non seguono l’esempio dei grandi si danno da fare con SMS e e-mail, mentre le “feste elettorali” continuano ad essere ottimamente stimate da entrambi ma ordinate effettivamente solo dai candidati con più mezzi, così come gli spot elettorali che imperversano ormai da settimane nelle reti televisive locali deliziando i disincantati come il sottoscritto. In declino invece il classico “comizio di piazza”, considerato faticoso, “demagogico” e poco utile ad orientare l’opinione della gente, tanto che ormai solo i piccoli partiti ne organizzano (si fa eccezione solo nei casi in cui arrivi qualche onorevole da Palermo o da Roma).

Quest’anno ho avuto il piacere di ammirare anche un unicum assolutamente pregevole, ovvero l’adescamento di gente presso i supermercati ad opera dei congiunti di alcuni candidati che, di soppiatto, millantando a volte parentele di pura fantasia, illustravano le mirabili e taumaturgiche qualità politiche dei loro protetti a povere vittime rese indifese (o ipersensibili) dall’ebbrezza (o dallo stress) degli acquisti. Inquietante.

La conseguenza diretta di quanto sopra osservato, una volta allontanato lo sguardo dai singoli casi, è l’estrema ostinazione e la pertinacia che tutti i candidati esercitano nelle loro campagne di convincimento: dare tregua alla preda è da deboli, consentire le critiche è da perdenti, non usare ogni mezzo, anche quello sicuramente inadeguato, è da rinunciatari. Il diritto di “cittadinanza” nella sala consiliare è diventato il sogno proibito, la realizzazione, l’investimento in un progetto di vita (perché di questo si tratta, come il superamento di un concorso, o l’acquisizione di un titolo) per il quale si deve essere pronti a tutto e che, se non raggiunto, decreta un fallimento personale e finanziario. Non ci sono più regole né morale nella predazione del consenso; il candidato che ti ha strappato un voto quattro anni fa perchè era candidato con una lista di un certo colore politico non avrà remore a pretenderlo nuovamente, anche se nel frattempo è passato all’altra barricata o se, riguardo ad alcune questioni, ha mutato opinione di 180° rispetto a come la pensava nella passata campagna elettorale. Se uno si azzarda a farlo presente le reazioni vanno da sbalorditive e ridicole minimizzazioni al livore tipico del sodale vittima di un vigliacco tradimento. Esemplari sono quei candidati che inneggiano platealmente al voto disgiunto, ammaestrando e confortando l’elettore della validità della preferenza così espressa, in manifesto spregio di ogni ragione politica e partitica: e io mi chiedo: la valanga di gente che mette la sua faccia nei manifesti e sotto i simboli che sostengono questi candidati sono tutti dei gregari immolabili all’unica legittima ascesa, quella del capo?

P.S.: Vorrei tanto che non consideraste queste mie riflessioni a ruota libera come un pezzo compiuto; per questo invito quanti vorranno a completarlo con le proprie esperienze e con gli avvenimenti osservati e/o subiti durante la campagna elettorale.

real_gone
http://il_posto_delle_fragole.ilcannocchiale.it

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La statura di un politico

A Palermo, si sa, hanno digerito male il fatto che a palazzo dei Normanni sieda un catanese, e per di più insopportabilmente pignolo: nonostante abbia preferito tenersi nel solco della continuità con la precedente maggioranza, la cui l’attività parlamentare rasentò lo zero, e che perseveri moltiplicando commissioni, sciorinando consulenze e assumendo i parenti e gli amici degli amici, nonostante continui ad agire, come l’amico Cuffaro, diversamente da quanto dice e promette, a Palermo non riesce proprio a farsi amare. E’ un incompreso. Sarà per la sua aria saccente, per il pragmatismo da ex presidente di una provincia “sperta”, che si vanta di aver lasciato in attivo al genero di un suo caro amico, paesano come lui. Sarà perchè ha guidato il suo partito, di ispirazione federalista e populista, verso un’unione di convenienza (ma anche d’intenti) con la Lega celodurista. Sarà perchè non gli piacciono i cannoli e la frutta martorana, che fanno male ai denti, ma preferisce i catanesissimi arancini o, ancora meglio, delle belle fette di melone servitegli come si deve da una collaboratrice assunta per lo scopo. Ha lasciato tutti a bocca aperta già dal suo insediamento per i cambiamenti che ha imposto agli arabi ritmi palermitani, e non solo. Si è messo in testa di cambiare ogni cosa attorno a lui, intervenendo di persona anche in umilissime questioni come l’arredamento dell’ufficio e dei luoghi di rappresentanza: peccato (si fa per dire!) che la maggior parte di questi si trovi all’interno di palazzi storici inestimabili, dove anche cambiare solo una lampadina dovrebbe essere autorizzato dalla Soprintendenza ai BB.CC. Ma questo non ha frenato neanche un po’ l’azione innovatrice e sbrigativa del neogovernatore: nel salone in cui si ricevono le Autorità fa(ceva) bella mostra di sè una pregiata scrivania secentesca; sedutosi dietro di essa, il Governatore ne constata con disappunto l’altezza troppo elevata e, per la salute della sua colonna vertebrale, decide non di sostituirla ma di farle mozzare i piedi in legno intarsiato. Sgomento e panico negli astanti. «Eccellenza, quello è uno scranno del seicento, è un pezzo d’arte, non crede sarebbe meglio…» «No, caro sottoposto, io sono medico e le posso assicurare che una cattiva postura, derivata dall’altezza di quella scrivania, potrebbe causare l’insorgere di una cifosi.» «Ma Onorevole, le Belle Arti, i Beni Culturali e artistici…» «Le ripeto, quella è dannosa per la colonna vertebrale. Si fidi del sottoscritto, che è qui per fare il bene dei siciliani. Ora, per favore, chiami gli uscieri.» Lo dicono spesso ai bambini, “bisogna ascoltare e fare come dice il dottore”: ma mi sa che i grandi non dovrebbero dargli sempre retta. E purtroppo, in questo caso, non può nulla neanche la famosa “mela giornaliera”.

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Mai far attraversare le vecchiette!

Finalmente, dopo settimane di incombenti nubi minacciose, si intravede uno squarcio di luce sul comune di Catania (si apprezzi solo la metafora… l’illuminazione in molte zone non è stata ancora ripristinata perchè “ignoti birichini” hanno rubato le condutture di rame dell’ENEL): il Sindaco, partito con la bisaccia del questuante, ha tirato un po’ le tasche di Pantalone ed è tornato da Roma con gli zecchini sonanti, pronti da redistribuire come cibo sul beccuccio dei suoi rondinini: appena uscito dall’uovo è il nuovo manager del comune, che sembra percepirà uno stipendio di sedicimila euro al mese. Perchè mamma rondine è generosa… e perchè è giusto mostrare agli elettori una certa continuità con le politiche della passata amministrazione che hanno portato alla meritata riconferma della stessa parte politica.

In città intanto tardano a mostrarsi i benèfici riflessi dello scampato pericolo; piuttosto la gente sembra ancora inquieta e smarrita, ed è facile per un malcapitato imbattersi in situazioni poco piacevoli, anzi, per niente piacevoli: un esempio quello che è capitato ad una mia amica pochi giorni fa e che vi racconto. Mentre percorreva in auto la centralissima via Umberto, è raggiunta da un’altra auto che, con evidentemente impazienza e notevole temerarietà, tenta di sorpassarla cercando di servirsi di ogni possibile pertugio, incurante della fila e della confusione. Ad un tratto la povera malcapitata rallenta in prossimità delle strisce pedonali: all’isterico conducente dell’auto che segue sembra una opportunità irripetibile, sorpassa di scatto e per un pelo non mette sotto una vecchietta. Sembra un “lieto fine”, ma… esasperata dai colpi di clacson che provenivano da dietro, la mia amica non resiste e mentre subisce il sorpasso apostrofa l’incivile con un epiteto non proprio elegante; questi però, scampato il pericolo, fa ancora qualche metro e si piazza nel mezzo della strada. Purtroppo per la mia amica il tizio aveva letto con precisione degna di un sordomuto il labiale ed era smontato dall’auto per ottenere vendetta, urlando a squarciagola: «Ah ti pari picchì si fimmina, nuddu si pò pimmettiri di dirimi “x%y&$@w#”!!! ‘U capisti? Iu t’ammazzu! T’à fazzu vidiri! Non ti permettiri mai!». E via dicendo… ora, se vivessimo nell’armonia dei paesi di Walker Texas Ranger o del detective Nico Felino (Steven Seagal), l’antipatico automobilista sarebbe finito in prigione non prima di aver preso una bella lezione. Da appassionato di queste serie m’immagino perfettamente la scena: violenta sportellata sull’addome e rapida uscita dall’auto che capitalizza il colpo a sorpresa con un gancio e una pedata allo stomaco. Il bene vince, il male è di nuovo al tappeto. Non è questa un’istigazione alla violenza, ma una riflessione. In via Umberto quella sera la mia amica ha dovuto mettere le sicure alle portiere in tutta fretta per la paura di essere picchiata, l’anziana che aveva rischiato la vita si dilegua in un baleno e gli unici a fermarsi sono solo due ciclisti che, presumibilmente, dovevano essere stranieri. Spero con tutto il cuore che bastino i lampioni ad illuminare certe menti ottenebrate.

real_gone

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Il cavaliere municipale

E’ stato avvistato spesso a bordo del suo nobile destriero, un’auto bianca con lunghe strisce e una sirena blu, oppure a piedi, brandendo un affilato libretto ripieno di verdi fogli: questa volta però si è spinto molto più in là, agendo per un fine incomprensibile, accettando di vivere nella contraddizione e nella fama più ambigua, sfidando il potere della città che ha giurato di salvaguardare, come solo un cavaliere oscuro può osare. La sua missione si rivela in tutta la sua dolorosa tragicità (otto dì dovrà penare il valoroso per sanare le ferite) presso una contea marinara della nostra città, complice e vittima il Duca di San Giovanni alle Sciarelle, il Delegato della Città, l’Edile Curule, il Custode della Viabilità comunale, il Signore nelle mani del quale il nostro giurò difendere le strade dai pericoli: malcapitati viandanti favellano in paese che il cavaliere municipale cadde colpito al ginocchio dal preclaro Edile, sì, proprio dal Duca di S. Giovanni alle Sciarelle che, costretto dal cavaliere a mostrare la sua effigie davanti ai suoi pari, cieco d’ira per il disonore e lo scorno, scatenò l’acciaro del suo bolide contro l’impudente imponendo in tal guisa l’ordine voluto da Dio e dal suo Rappresentante sull’Orbe – il canuto Prence Uomo di Diritto, che per nobiltà d’animo e di casato scelse l’inclito Duca a sedere i più alti scranni del Palazzo Municipale. Il popolo ignorante, blandito dalla sonnolenta loquela del Prence giurista, disavvezzo a comprendere sì arcani fini e ambigui, si interroga sul suo cavaliere e sul fato che ha ghermito: il Governo cittadino, dal quale aveva ricevuto investitura, che gli aveva dato le armi e delegato l’amministrazione del potere, lo ha chiamato reprobo e mendace, lo ha accusato di “ostilità” e ingratitudine: vorrà ora il pietoso Iddio ridare la pace e la sicurezza, la fiducia e l’orgoglio ai suoi diletti figli, il popolo che con tanto coinvolgimento guarda lo svolgersi di questi destini, incerto fra il plauso genuflesso ai suoi signori e la sfida prometeica del suo paladino?

real_gone

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Il più grande mezzo sindaco della storia acese

E gli alberi torneranno a sorridere

Tra inciviltà ed esasperazione, grottesco epilogo dell’ennesima campagna elettorale.

Finalmente è finita, dopo tre mesi di battaglie, sia tra avversari sia intestine agli stessi partiti, la guerra si è conclusa.

Come sempre ci sono stati i vincitori e i vinti, e come in tutte le competizioni elettorali alla fine i vinti accamperanno le solite giustificazioni per meglio digerire la sconfitta e i vincitori celebreranno la vittoria sostenendo che “l’ottima azione di governo e il vero, grande progetto di cambiamento e rinnovamento sono stati premiati”.

Chi ci amministrerà saranno coloro che sosterranno che la pulizia delle strade e delle piazze delle nostre città è la prima cosa da garantire ai cittadini e che le tematiche ambientali devono essere al primo posto nell’agenda politica.

Chi esce però come sempre sconfitto dalla disputa elettorale è però proprio l’ambiente. Quel bene supremo che tutti i nostri rappresentanti al parlamento e nelle varie amministrazioni locali dicono essere, viene in realtà vilipeso.

Ancora una volta abbiamo visto le nostre città, i paesi pedemontani, i borghi marinari letteralmente sepolti da tonnellate di carta con l’effige dei futuri eletti o trombati. Ancora una volta centinaia e centinaia di alberi hanno sacrificato il proprio fusto (quasi sempre esteticamente più valido di “certe facce”) per pubblicizzare i volti, accompagnati da slogan spesso ridicoli (soprattutto se si pensa a chi li conia) di chi, nella maggioranza dei casi, il massimo che riuscirà a fare sarà riscaldare una poltrona più o meno comoda.

Non ci si fa forse caso, ma queste continue bagarre che sono diventate ormai un’ abitudine in Italia portano alla distruzione di interi boschi e una quantità abnorme di acqua ed energia

Basti pensare che per una tonnellata di carta da cellulosa vergine sono necessari 15 alberi, 440.000 litri di acqua, 7.600 kWh di energia elettrica.

Sarebbe quantomeno auspicabile che i partiti politici imponessero ad essi stessi ed ai propri candidati l’utilizzo di carta riciclata, che richiede 0 alberi, 1.800 litri di acqua, 2.700 kWh di energia elettrica (sempre un grande spreco comunque, ma almeno più limitato).

Un’idea potrebbe essere quella, per esempio, di mettere ad Acireale un display che conti nel periodo elettorale i chili di carta sprecata e i rispettivi alberi andati persi per sempre.

“Quello che poteva succedere” è però purtroppo e sfortunatamente successo, e indietro non si torna.

Sarebbe opportuno realizzare prima delle prossime elezioni un “manifesto etico” concorde tra tutte le forze politiche che faccia sì che esse si autodisciplinino e che pongano un limite massimo di fac-simili e di manifesti da stampare (meglio se con carta riciclata), auspicando che finalmente ci si attenga alle regole, in altre parole distribuire previo mano i fac-simili e attaccare i manifesti negli appositi spazi consentiti dalla legge.

Fortunatamente di qui al prossimo anno non sono previste ulteriori consultazioni elettorali, e fino ad allora “gli alberi torneranno a sorridere”.

Luigi Russo

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“Toda joia toda beleza”

Anche senza avere con sé le chiavi della città (se ne faccia una ragione se il sindaco le ha date all’attuale “gloria locale”, Miriam Leone), il Re Burlone aleggia già sulle nostre teste per distrarci dalle morigeratezze della Quaresima.Tuttavia, più che alle privazioni quaresimali, le energie degli acesi sono tutte rivolte a come sopravvivere a tanta festa: arte, questa, da mettere sempre al passo con i tempi. Anche se non del tutto nuove, vorrei rispolverare qui alcune proposte volte a ridimensionare i disagi della grande kermesse.

Innanzitutto, restringere l’area dell’evento: ad esempio, andrebbe benissimo l’area di protezione civile in Corso Italia (il grande spiazzo dove hanno montato il Luna Park, per intenderci): via le giostre, e risolviamo così il problema del diritto al riposo dei residenti della zona, oltre a tutti i problemi di traffico. Secondo le ferree regole dettate dall’assessore Torrisi per usufruire di questo spazio, non sarà consentito l’ingresso a persone di peso superiore agli 80 kg per cm quadrato e, soprattutto, potrà partecipare solo chi avrà dato l’assenso all’utilizzo della propria immagine da parte dell’autorità giudiziaria. Per non generare sospetti, le pesature saranno pubbliche e i responsi della bilancia pubblicati ne Il Gazzettino del Sud. Inoltre, tutti dovranno promettere solennemente che, in caso di calamità, si impegneranno a sloggiare entro sei ore. Solo all’interno di questa area si potrà festeggiare secondo le consuetudini il Carnevale; per questo sarà dotata di mura, tornelli e alte inferriate che permetteranno alla folla all’esterno di osservare senza pericolo lo spettacolo carnascialesco. A questo punto, i fortunati che riusciranno ad entrare nello spazio della festa potranno darsi liberamente a tutte le loro amate abitudini: ubriacarsi come spugne, sproloquiare e cantare stonando apposta, fischiare nelle orecchie dei vicini, prendere a martellate tutti i partecipanti a portata di braccio (saranno ammesse prolunghe per i martelli e, eccezionalmente, anche alcune clave di plastica all’interno delle quali sarà possibile nascondere bastoni), caricare e lanciare nelle bocche degli allocchi tonnellate di speciali coriandoli al Guttalax, fare dei generosi bagni di schiuma arricchita dagli effluvi delle nuovissime e potentissime “fiale puzzolenti”, azionare a tempo migliaia di “cuscini scoreggianti” sulla faccia o sotto le natiche dell’anziano di turno, anche lui intento a brandire il bastone in maniera festosa. E, ovviamente, libero spazio alle mani nude, ai campanilismi tipici (”Catania/Acireale merda”), alle tanto caratteristiche risse scatenate dagli stilnovistici apprezzamenti alle ragazze. Il cibo sarà preparato da alcuni paninari convenzionati e lanciato da sopra le inferriate, i “water ecologici” saranno introdotti in numero molto limitato per non essere d’intralcio alla marea festante. E’ allo studio della commissione la previsione di un ticket che darà diritto ad ogni singolo partecipante di usare una sola volta i servizi e di raccattare un pezzo di panino da terra, se non si è stati capaci di prenderlo al volo. Saranno mandati all’interno dell’area anche poliziotti e vigili urbani che però potranno omettere di riprendere i presenti per il loro comportamento, potendo così fare finta di niente senza dissimulare. Seguendo poi una delle strategie usate dalla Endemol nei suoi reality, sarà dato libero ingresso anche ad alcuni individui normali sperando che questi, udita la musica e i testi della Tatangelo (”essere una donna non vuol dire solo riempire una minigonna”, etc. etc.), si scatenino violentemente contro la maggioranza che plaude la cantante inneggiando volgarmente ogni volta che questa si gira mostrando le chiappe. Il programma resterà pressoché lo stesso, con due sole variazioni: la prima è uno splendido concorso aperto a tutti i partecipanti volto a selezionare il prossimo successore del senatore Nino Strano a Palazzo Madama (idea delle destre per non perdere tempo con le primarie); la seconda riguarda l’altro grande ospite musicale: anziché aprire, Roy Paci chiuderà “Il più bel Carnevale di Sicilia” intonando continuamente il suo successo “Toda joia toda beleza”, a commento dello splendido spettacolo offerto dai fortunati partecipanti al Carnevale di Acireale.

real_gone

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