Guerre
Invisibili
I brani poetici
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Venerdì 22 aprile 2005.
Sono riportati di seguito i
brani letti e commentati da Sebastiano Scavo durante la conferenza.
Salvatore
Quasimodo (1901
– 1968)
Uomo
del mio tempo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle
forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
<<Andiamo ai campi>>. E quell’eco
fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Bertold
Brecht (1898 – 1956)
Da Poesie 1938
– 1941
L’imbianchino dice:
Quanti più cannoni saranno fusi
Tanto più a lungo durerà la pace.
A questa stregua si dovrebbe dire:
Quanti più chicchi saranno seminati
tanto meno sarà il grano raccolto.
Quanti più vitelli saranno macellati
tanto meno ci sarà carne sul mercato.
Quanta più neve si scioglierà sui monti
tanto più aridi saranno i fiumi.
[…]
Il Führer vi dirà: La guerra
durerà quattro settimane. Quando verrà
l’autunno
sarete di ritorno. Ma
verrà l’autunno e se ne andrà
e molte volte tornerà e se ne andrà, e voi
non sarete di ritorno.
L’imbianchino vi dirà: le macchine
provvederanno per noi. Pochissimi
dovranno morire. Ma voi
morirete a centinaia di migliaia, tanti
quanti morire non se n’è mai veduti.
Quando sentirò dire che siete al Capo Nord
e in India e nel Transvaal, saprò soltanto
dove bisognerà cercare le vostre tombe.
(trad. Emilio Castellani)
William
Butler Yeats (1865 – 1939)
Un
aviatore irlandese prevede la sua morte
So che andrò incontro al mio destino
Lassù, da qualche parte fra le nuvole.
Io non odio coloro che combatto,
Coloro che difendo non li amo;
La mia patria è Kiltartan Cross,
I miei compatrioti la sua povera gente:
La mia probabile fine non potrà danneggiarli
O renderli felici più di prima.
Non legge, non dovere mi spinsero a combattere,
Né uomo politico, né folla plaudente:
Un impulso di gioia solitario
Portò a questo tumulto fra le nuvole.
Ho soppesato tutto, rammentato ogni cosa;
Gli anni a venire sembravano spreco di fiato,
Uno spreco di fiato gli anni addietro
In equilibrio con questa vita, questa morte.
(trad. Ariodante Marianni)
Giuseppe
Ungaretti (1888 – 1970)
Non
gridate più
Cessate d’uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.
Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.
Primo
Levi (1919 – 1987)
Da Se
questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Sono inoltre disponibili per lo
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affissi nel cartellone