80 anni di guerra che ha visto l’alternarsi di brevi periodi di pace a lotte insurrezionali ;
300.000 morti ed un milione di sfollati soltanto negli ultimi 12 anni.
Un
po’ di storia…
L’Urundi, successivamente Burundi (dopo
l’indipendenza dalla forza coloniale belga avvenuta alla fine
degli anni 50’), è scenario di guerre alternate da
brevi periodi (mesi) di pace, sin dal 1914(primo conflitto mondiale
portato nella regione dei Grandi Laghi dalla forza tedesca).
Successivamente colonia belga, è scenario di trattative e
accordi tutorati da chiesa, ONU ed autonomie locali, che
altro non fanno che alimentare un accesissimo scontro tra etnie che
vede come protagonisti gli Hutu e i Tutzi. Questi ultimi notevolmente
privilegiati dalla chiesa cattolica, detentori di molti ruoli chiave
del potere amministrativo, si trovano contro gli Hutu che, da sempre
tenuti lontano dalle leve del potere, hanno sviluppato col
tempo un forte astio e rancore verso i loro privilegiati conterranei.
Nel 1959 il Governo belga cede alle pressioni internazionali ed
annuncia un piano per dare l'autonomia alla regione; il Burundi diventa
così una monarchia costituzionale con un re Tutsi,.
Nel 1961 avviene un colpo di stato, sostenuto dal Belgio, che instaura
nel Paese un governo repubblicano Hutu.
Inizia così un lungo periodo caratterizzato da continue
rivoluzioni e colpi di stato.
Primi
spiragli di pace…
Nell'agosto del 2000 con gli accordi di Arusha viene siglato
un accordo di cessate il fuoco tra Governo e forze ribelli grazie alla
prestigiosa mediazione del Presidente del Sudafrica Nelson Mandela. Due
forze ribelli Hutu si rifiutano di firmare, però: sono le
CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia - Forze
per la Difesa della Democrazia) e le FNL (Forze di liberazione
nazionale) che restano ancora i principali antagonisti del Governo di
coalizione nazionale.
La volontà di deporre le armi
viene ribadita a dicembre 2002 con un'altro accordo al quale questa
volta partecipano le CNDD-FDD, sempre ad Arusha, ma anche questa volta
gli odi hanno la meglio sulla volontà di pace: continuano le
razzie e gli scontri.
Gli sfollati per quasi dieci anni di combattimenti sono quasi un
milione: la Tanzania ne ospita circa 350.000, rifugiati nei campi
dell'UNHCR, ma si stima che ve ne siano almeno altri 300.000 dispersi
per il Paese. Almeno 280.000 vagano, invece, per il Burundi alla
ricerca di cibo ed un riparo.
Si spera per un futuro migliore…
Le trattative sono andate avanti con altri incontri dall'esito
negativo.
L'8 ottobre 2003 è stato firmato un accordo definito "storico"
tra Governo e CNDD-FDD, grazie alla mediazione del Presidente del
Sudafrica Thabo Mbeki e del Presidente del Parlamento sudafricano Jacob
Zuma, mediatore-capo per il processo di pace in Burundi.
Nell'accordo è stato deciso il futuro assetto che dovranno avere
Governo e Parlamento, ma soprattutto la ripartizione del controllo
sulle forze armate. Le FDD occuperanno il 40% dei posti-chiave
dell'esercito ed il 35% delle forze di polizia.
Sul piano politico le FDD hanno ottenuto quattro Ministeri e la
vicepresidenza, nonchè 15 seggi in Parlamento.
Per ora sembra, quindi, che una parte degli Hutu abbia raggiunto la
tanto agognata pacificazione dopo dieci anni di guerra e trecentomila
morti, sperando, appunto, che non sia solo l'ennesima firma su di un
pezzo di carta. Rimane da affrontare il difficilissimo compito di
coinvolgere anche le FNL nel processo di pace e cominciare la
ricostruzione.
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