Dal 5 febbraio 2004, una rivolta armata ha messo a ferro e fuoco il piccolo stato dell'America Centrale, facendo scoppiare una guerra civile che ha causato centinaia di morti.

Le ragioni dello scontro
Il malgoverno di Aristide è uno dei principali motivi di malcontento nel paese: ottenuto un secondo mandato presidenziale nel 2000, Aristide ha fatto precipitare la già disastrata economia di Haiti, dove buona parte della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno e la speranza di vita arriva appena a 50 anni. In più i metodi non certo democratici del governo, soprattutto nel sedare le manifestazioni di protesta, hanno contribuito ad incendiare una situazione già potenzialmente esplosiva.

La Guerra Civile
In meno di un mese, i ribelli del "Fronte Rivoluzionario", comandati da Guy Philippe, hanno prima preso il comando della metà occidentale dell'isola, conquistando la seconda città del paese, Cap-Haitien, poi hanno assediato e conquistato la capitale Port au Prince, costringendo il presidente Jean Bertrand Aristide a lasciare l'incarico e a recarsi in esilio in Sud Africa. Dopo un mese di guerra, e dopo oltre 200 morti, sono finalmente intervenute le Nazioni Unite con aiuti umanitari troppo attesi da un Paese vicino al disastro umanitario, e con un contingente di 1600 soldati. A un anno dall'esilio di Aristide, ad Haiti resta una situazione di terrore e violenza che ha causato almeno altrettanti morti rispetto al primo mese di guerra.

L'anarchia regna
Il parlamento attualmente è inattivo da gennaio, da quando è scaduto il mandato agli appartenenti e lo sarà fino alle nuove elezioni. Ogni notte si assiste a scontri a fuoco tra polizia e ribelli che sono spesso meglio armati delle forze dell'ordine. Tutti hanno paura e nessuno vuole uscire di casa.

Il disastro umanitario
Nel paese gli scontri e le violenze si moltiplicano e la popolazione impaurita ed affamata continua a prendere d'assalto i magazzini di scorte alimentari delle organizzazioni umanitarie. Lo spettro della catastrofe umanitaria incombe in maniera sempre più pressante sulla popolazione. L'allarme umanitario è estremamente elevato: gli ospedali faticano a prestare le cure necessarie ai feriti, le scorte alimentari scarseggiano e soprattutto i bambini, come ha denunciato oggi l'UNICEF, non hanno la possibilità di ricevere gli aiuti medico sanitari che normalmente sono loro prestati. Ad Haiti 1 bambino su 10 non raggiunge i 5 anni di vita ed oltre il 40% soffre di gravi infezioni respiratorie: se la guerra civile dovesse protrarsi a lungo, le conseguenze sarebbero ancora più drammatiche. Haiti è oggi uno dei paesi più poveri del mondo.Il Prodotto interno lordo procapite annuo è di 469 dollari al mese: la maggioranza degli haitiani vive con meno di un dollaro al giorno mentre il tasso di disoccupazione ufficiale è del 55%.
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