L’Iraq è stato quindi individuato come nuovo bersaglio - dopo il regime dei talebani in Afghanistan- della “guerra globale contro il terrorismo”.

Le
origini
“Questo regime ha già utilizzato armi di
distruzione di massa, ha una storia di aggressione in Medio Oriente,
include operativi Al Quaeda. Essi potrebbero utilizzare armi chimiche e
biologiche, potrebbero uccidere decine di migliaia di innocenti nel
nostro paese. Gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per meritare
questo”.
L’ultimatum “unilaterale”-
cioè senza l’avallo delle Nazioni Unite- a Saddam
Hussein lanciato con queste parole dal presidente statunitense George
W. Bush il 17 marzo 2003, che gli intimava di lasciare il paese entro
48 ore per evitare la guerra, è stato soltanto
l’ultimo atto di una profonda crisi internazionale maturata
in tutta la sua drammaticità durante l’inverno
2002-2003. La sua fase decisiva è cominciata proprio quando
la crisi è sbarcata all’Onu, dopo una lunga
iniziata all’indomani del grave atto terroristico
dell’11 Settembre. L’Iraq è stato quindi
individuato come nuovo bersaglio - dopo il regime dei talebani in
Afghanistan- della “guerra globale contro il
terrorismo”. La guerra è scoppiata il 20 marzo
2003 con un attacco aereo di Stati Uniti e Gran Bretagna.

La
guerra “preventiva” e le divisioni
dell’Occidente
L’opzione di una guerra “preventiva” come
unica soluzione per disarmare l’Iraq e far cadere il regime
ha provocato tra gli alleati occidentali la spaccatura più
profonda verificatasi alla fine della seconda guerra mondiale.
Contraria a un “uso automatico della forza” per
costringere il dittatore iracheno al disarmo, la Francia di Chirac, ha
sostenuto piuttosto la necessità di un più rigido
sistema di controlli e di ispezioni. A questa posizione si sono
associate: Germania, Belgio, Russia e Cina.
La stessa Turchia- paese di importanza strategica per
l’attacco- si è divisa al suo interno, ma, alla
vigilia della guerra, ha concesso il sorvolo del suo spazio aereo.
Gli Stati Uniti si sono assicurati l’appoggio di alcuni paesi
dell’Unione Europea: Gran Bretagna, Spagna, Italia,
Danimarca, Portogallo, Olanda, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca,
Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania. Ma anche di altri stati, che
aspirano ad entrare nell’UE, come la Bulgaria e la Romania.

E
l’Onu?
l “vertice delle Azzorre” del 16 marzo
’03 fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna ha sancito il
fallimento della diplomazia internazionale, assumendo unilateralmente
l’iniziativa della guerra e lanciando di fatto un ultimatum
tanto all’Iraq quanto ai membri dissenzienti o indecisi delle
Nazioni Unite. In mezzo a tutto ciò l’Onu rischia
la sua credibilità? E la domanda non vale anche per
l’Unione Europea?

L’occupazione
di Baghdad
L’entrata degli americani a Baghdad il 10 aprile ha fatto
credere alla fine della guerra; ma proseguono la guerriglia e gli atti
terroristici. La cattura di Saddam non ha influenzato la virulenza
degli attentati alle forze di coalizione ad ei loro collaboratori; gli
eventi si sono susseguiti a ritmo elevato e non vi è stato
il tempo sufficiente alla percezione sintetica
dell’evoluzione bellica.
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