Una guerra civile in corso ormai da 20 anni, segnata da gravissime violazioni dei diritti umani.

I
motivi del conflitto
Una delle principali motivazioni di questa guerra (oltre a questioni
economiche e territoriali) è sicuramente la profonda
differenza etnica, sociale e religiosa esistente tra il Nord
nazionalista, arabo e islamico ed il Sud nero e cristiano-animista. Ma
ancora più decisivo è stato negli
ultimi anni il tentativo di controllo dei giacimenti petroliferi e
delle altre risorse dei territori meridionali, tanto da prendere il
sopravvento su ogni altra questione, diventando così il vero
motivo della guerra.

Una
guerra senza fine
La guerra civile vede opporsi il governo settentrionale di Karthoum ed
i ribelli del Sudan People's Liberation Army (SPLA), che rivendicano
l'indipendenza delle regioni meridionali del Paese. I venti anni di
guerra sono stati segnati da combattimenti estremamente feroci,
condotti anche con armi "non convenzionali" (gas letali).
Nel 1998 gli Usa hanno bombardato una fabbrica di armi chimiche vicino
alla capitale, accusando Khartoum di fornire armi al terrorismo
internazionale.
Per vent'anni l'aviazione ha bombardato incessantemente i villaggi,
colpendo case, scuole, edifici pubblici, mercati e chiese. Le stragi di
civili sono state quasi quotidiane, come testimonia l'enorme numero di
fosse comuni rinvenute; inoltre, migliaia di persone, soprattutto donne
e bambini, sono state rapite e deportate al nord come schiavi.
Le enormi ricchezze del sud - fra cui, oltre al petrolio, anche acqua,
terreni coltivabili, bestiame, minerali, che non si trovano nel nord
principalmente desertico - rappresentano da sempre un fortissimo
richiamo per la classe dirigente. Ad aggravare la situazione si
è aggiunto l'intervento di influenti multinazionali
petrolifere straniere, che hanno fomentato la campagna di guerra di
Khartoum per tentare di conquistare quante più "aree
produttive" a sud.
Si è così instaurato un circolo vizioso,
attraverso cui il regime ha utilizzato gran parte dei ricavi dell' "oro
nero" per acquistare armi sempre più distruttive, e prendere
il controllo di un numero sempre maggiore di giacimenti. Centinaia di
migliaia di civili sono stati così scacciati o uccisi
unicamente per il fatto di abitare nei pressi di campi petroliferi, e
talvolta, secondo numerose denunce di osservatori indipendenti, le
multinazionali non hanno esitato a scatenare i propri eserciti privati
sulla popolazione.

Speranza di pace
Solo da qualche anno sono stati compiuti importanti passi avanti sul
piano diplomatico, dopo due decenni di indifferenza da parte della
comunità internazionale. Sono stati infatti aperti i
colloqui di pace in Kenya che, fra alterni e discontinui risultati,
hanno portato ad un cessate-il-fuoco che dovrebbe preludere ad una pace
definitiva: per cui, dopo sei anni di "transizione", il sud del Paese
dovrà raggiungere una larga autonomia da Khartoum, insieme
all'autodeterminazione ed all'utilizzo di una consistente percentuale
delle risorse naturali locali.
L'intervento del governo americano, anche se non certamente mirato per
questioni umanitarie, è stato determinante nel
raggiungimento di una intesa di massima: Washington ha infatti promesso
enormi finanziamenti alle parti, in cambio di un accordo di pace, che
dovrebbe portare ad un significativo aumento della produzione di
petrolio.

Situazione
preoccupante in Darfur
Mentre a sud, nonostante la tregua abbia subito numerose violazioni,
sembra faticosamente aprirsi uno spiraglio di pace, nuovi timori
sorgono per le crescenti violenze nella provincia del Darfur, regione
desertica situata nel nord-ovest del Paese, ed abitata per lo
più da tribù islamico-animiste nomadi.
Negli ultimi anni quest'area è stata al centro di una
campagna di repressione da parte del regime, che ha cercato di
stabilirne il controllo utilizzando il pugno di ferro, tramite
rastrellamenti, arresti e condanne a morte di oppositori, oltre ad
abusi sulla popolazione civile da parte dell'esercito stesso o di
squadre paramilitari.

I
numeri del conflitto
Il conflitto, concentratosi quasi esclusivamente nel sud del Paese, ha
colpito in particolar modo la popolazione civile, tra cui si registrano
gran parte degli oltre due milioni di vittime; inoltre, in centinaia di
migliaia hanno perso la vita a causa delle carestie e delle epidemie
connesse con la guerra, mentre altri quattro milioni e mezzo di persone
hanno dovuto abbandonare le proprie case e rifugiarsi nei campi
profughi locali o dei Paesi confinanti (Uganda e Kenya in particolare).
Contatta il webmaster. Team per l'accessibilita' ASIC.Supportaci