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Autore Topic: Libertà d'espressione in Italia.  (Letto 6913 volte)
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Nialia
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« il: 16 Dicembre 2006, 13:26:16 »

Premetto che non sono molto speranzosa sull'esito positivo di questa discussione perchè nonostante l'impegno di molti temo che la degenerazione in battibecco tra orientamenti politici opposti, fatto solo di elenchi di colpe e di gare "a chi ha fatto gli errori peggiori" sia quasi inevitabile.
Confido però nel buon senso degli utenti, affinchè resti equilibrata il più a lungo possibile data l'importanza dell'argomento.
Inoltre: Sarebbe gradito che anche le ammissioni di errore, se proprio necessarie, vengano scritte qui e non tramite pm o altri mezzi simili (che nessuno la prenda sul personale, si tratta non di una ma di più persone).
Non neghiamo il nostro pensiero agli altri, se esso può servire al sano confronto.

Fine delle premesse.

Ho finalmente finito una ricerca, senza altri fini ultimi se non quello di essere consapevole di certe situazioni.
Non è una critica, è un elenco di dati presi da diverse fonti quali:
la Biblioteca di Piazza della Repubblica (Roma), "Raiot" prima puntata trasmessa in tv e seconda, rappresentata a teatro e disponibile su internet, "Viva Zapatero", raccolta di interviste a Dario Fo, Enzo Biagi, Gasparri, Santoro, Furio Colombo (ex direttore dell'Unità), Karl Zero (autore di satira politica francese), la carta universale dei diritti umani, la costituzione italiana, le classifiche ONU sulla libertà d'espressione nel mondo.
Prendeteli come spunti riflessivi, fatene ciò che volete.

Siamo appena entrati nell'epoca post-berlusconiana eppure ben poco si è mosso.
Non esiste ancora una legge sul conflitto d'interessi che protegga realmente i cittadini dal superpotere dei singoli, la legge Gasparri arriva prima.
E i problemi sono ancora quelli di un paio di anni fa, la Federazione Internazionale della stampa, il Parlamento Europeo e l'ONU sono ancora preoccupati per la libertà d'espressione in Italia.

L'Italia (Classifica ONU) è, su 167 paesi, secondo il rapporto del 2005, al 42esimo posto dietro il Costa Rica, ultima tra tra le nazioni dell'Europa Occidentale e considerata, a livello di libertà d'informazione, solo “parzialmente libera”.
 
L'Italia era 39sima nel 2004, 53sima nel 2003 e 40esima nel 2002.

“According to the information received by the Special Rapporteur, the public television network RAI has been strongly politicized since its creation in 1954. At the time, and until the major political changes of the end of the 1980s, Italian public television was controlled by the political party in power, the Christian Democrats. ” (Dal rapporto dell'esperto dell'ONU sulla libertà della stampa, il keniota Ambeyi Ligabo).
E mi sembra una ricostruzione storicamente fedele dei fatti.
Affermare che in Italia il problema della libertà d'informazione nasce con il Governo Berlusconi sarebbe fuorviante, ma date le statistiche attuali è ovvio che la situazione sia degenerata negli ultimi anni, grazie all'opera non solo sua.

- La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (ONU) nella risoluzione 1993/45 del 5 marzo 1993 decise di istituire la figura del “Special Rapporteur” al fine di promuovere e proteggere il diritto alla libertà di espressione. Il 18 marzo 2005 è stato reso noto a Ginevra il rapporto sulla situazione italiana dell'esperto incaricato: il keniota Ambeyi Ligabo.
Il rapporto è disponibile a questo indirizzo, e le raccomandazioni con le quali si chiude credo siano degne di essere evidenziate.

"The Special Rapporteur encourages the authorities to take the necessary measures to depoliticize the media sector, in particular regarding the management of the public television and the allocation of subsidies to the print media. " (73)

"The Special Rapporteur strongly recommends that the issue of conflict of interest, in particular concerning the President of the Council of Ministers, be further analysed, in consultation with all concerned actors, in order to find a sustainable solution whereby influence by the political sector in the media would be significantly reduced. "(74)


International Press Institute (nato intorno agli anni cinquanta, oggi un network globale di editori, media e giornalisti che ha membri in 120 paesi nel mondo.
Gioca un ruolo consultivo per L'UN (ONU), l'UNESCO e il Consiglio Europeo ed è impegnato nella difesa della libertà d'informazione su vari fronti) Come incipit, parlando dell'Italia, dice:

“Italy has a special place in Europe with regard to freedom of the media because in no European country does the prime minister, the head of the government, who is the politician that can exert the most power over the state media, own most of the other broadcasting media, and many of the print media ”.

L' European Federation of Journalists (EFJ) è l'organizzazione europea dell'International Federation of Journalists (IFJ)
L' EFJ, rappresentando circa 280.000 giornalisti in 30 paesi, è la piu' grande organizzazione giornalistica in Europa.
In base a una risoluzione addottata nel meeting di Praga del 2003, l'EFJ si è impegnata ad investigare la situazione dei media in Italia. Il risultato di tale sforzo è il rapporto “ Crisis in Italian Media: How Poor Politics and Flawed Legislation Put Journalism Under Pressure” che chi ha pazienza può leggere, in inglese, Qui
Le conclusioni sono riassunte in otto punti, cito il primo:

“ It is impossible not to conclude that the media crisis in Italy is profound and serious. There is a deeply flawed system of management, a lack of public awareness, an element of political paralysis, and a deep sense of professional unease within Italian journalism about the future of media. ”

- Freedom House è un'associazione no profit fondata piu' di 60 anni fa da Eleanor Roosevelt, Wendell Willkie ed altri americani impegnati nella difesa della libertà di stampa.
Nel corso degli anni Freedom House è stata al centro di numerose lotte e campagne per la libertà di stampa denunciando sistematicamente le numerose violazioni in U.S.A. e nel mondo. È presente a livello mondiale con sette sedi sparse tra U.S.A. e Europa.
Ogni anno anch'essa pubblica un rapporto sulla libertà di stampa.
Nel rapporto 2004, disponibile a questo indirizzo) l'Italia è al 74esimo posto, ultima tra le nazioni dell'Europa Occidentale, preceduta da nazioni come Ghana e Papua Nuova Guinea e considerata a livello di libertà d'informazione solo “parzialmente libera”.
Nel rapporto 2005 (che non sono riuscita a trovare on line) l'Italia è sempre considerata parzialmente libera ma al 77esimo posto.

- Il Parlamento Europeo ha approvato (22/04/2004) il testo del rapporto della liberale danese Johanna Boogerd Quaak dal titolo “ Relazione sui rischi di violazione, nell'UE e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione ” con 237 si, 24 no e 14 astenuti. Il rapporto è reperibile a questo indirizzo.

Ma adesso basta stressarvi, ho ancora parecchi dati del Consiglio d'Europa, dell'OSI, della Commissione Europea e dell'OCSE, se a qualcuno interessano posso fornirli, alcuni anche in italiano.

Spostandoci all'interno del nodo della questione, Queste sono, a mio avviso, le note stonate più evidenti in Italia.

  • - in Italia qualsiasi giornalista televisivo si cerca il padrone, il referente politico
    - Si ha paura della satira politica, quella vera (che qualcuno, ha definito "offesa"), non la parodia da Zelig, per le centinaia di querele che i potenti avanzano contro i mass media. Mentre invece: In francia esistono ogni sera alle 20.30 programmi come "Peuple Fiction" (parodia di Pulp Fiction) dove addirittura tempo fa, era stato messo in scena l'omicidio di Chirac, per non aver mantenuto le promesse, e in Germania si giudica aspramente il governo e l'opposizione nella rete pubblica, su modello della satira greca.
    -Esiste il monopolio delle reti d'informazione, nonostante il tentativo di sedare gli animi rimettendo Santoro in Rai e Luttazzi sperduto, su la7 o Sky (a pagamento, ovvio)
    -Enzo Biagi non è ancora tornato, un giornalista che lavorò per 40 anni in Rai, colui che ha annunciato la liberazione dal nazi-fascismo, per intenderci. Fu licenziato con ricevuta di ritorno.
    - La satira secondo i politici italiani non deve far pensare, non deve fornire informazione politica al posto dei giornalisti. "I giullari devono restare giullari". I giornalisti però, nella maggior parte dei casi si occupano di previsioni metereologiche, cronaca nera, gossip e ricette culinarie. I pochi giornalisti politici offrono informazioni lacunose e senza confronto. Mai una domanda scomoda, mai una vera spiegazione. Solo opinioni schierate.
    -rimane solo la radio, anche quella, diverse volte, querelata.
    - non si è ancora capita la differenza tra "comico" e "satiro". In Olanda il primo ministro aveva messo voce su un programma satirico che secondo lui offendeva la regina. La regina, il giornalismo e i cittadini lo hanno messo a tacere, la sovrana fece un discorso di lode alla libertà d'espressione.
    -informazione, potere e affari coincidono in Italia.

Citato da:  art. 21 della costituzione Italiana
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero pubblicamente, con le parole, lo scritto e qualsiasi mezzo di diffusione.
Deve essere assicurato il pluralismo di tali mezzi, per proteggere la democrazia

Citato da:  diritto internazionale
..."Diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni ed idee di ogni genere, per iscritto, in forma artistica e attraverso qualsiasi altro mezzo, il cittadino deve inoltre essere informato nel modo più cristallino possibile sull'andamento del potere nel proprio paese, secondo la legge sulla tutela dei diritti"

Mi spiace aver notato che alcuni link sono attualmente fuori uso, provvederò al più presto a modificarli se i documenti sono reperibili anche altrove.
« Ultima modifica: 16 Dicembre 2006, 17:27:20 da Nialia » Loggato


"Quando dici molte parole, non sempre significano qualcosa, o forse non significano nulla comunque,
e noi pensiamo solo che esse vogliano dire qualcosa".
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« Risposta #1 il: 18 Dicembre 2006, 01:00:18 »

Complimenti per la quantità(e qualità) di informazioni che hai dato icon_eek Effettivamente il nuovo governo sta facendo molto di meno di quello che dovrebbe(penso sia sotto gli occhi di tutti)...
Ne hanno parlato anche all'ultima puntata di Anno zero(c'era Dario Fo) dove hanno fatto vedere uno spezzone della puntata di Raiot a teatro e si sono chiesti giustamente cosa pensa oggi tutta quella massa di persone che si erano andati a vedere la Guzzanti, della delusione che aleggia sul nuovo governo...

Per il resto ho trovato il rapporto di Reporters sans frontières del 2006(hai citato quello del 2005) e l'Italia è 40esima dietro il Mali e Panama(qua) Quindi è cambiato ben poco fin ora.
Comunque non se ne parla mai abbastanza della libertà di informazione in Italia e pure nel mondo (per dare un dato, ci sono 134 giornalisti in carcere nel mondo(al primo dicembre) di cui 49 lavoravano su internet, ovviamente in testa a questa "classifica" c'è la Cina).
« Ultima modifica: 18 Dicembre 2006, 01:27:54 da Mitropank » Loggato

"(in Iran)Non capiscono le ragioni di reprimere nel sangue il dissenso, quando basterebbero dei noiosissimi talk show."

"Marchionne vuol chiudere Termini Imerese. Per rappresaglia gli operai minacciano di riprendere la produzione della Duna."

"A Montecitorio, intanto, Bersani ha incontrato i lavoratori Alcoa, che hanno ascoltato pazienti le sue richieste."

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« Risposta #2 il: 04 Febbraio 2007, 10:23:17 »

Scusate se riapro questa discussione.
Era solo perchè avevo notato che la Francia, in classifica, è al 35esimo posto (assieme ad altre nazioni come l'Australia)  icon_eek
Solo che trovo netto il distacco tra quel tipo di informazione e la nostra (solo cinque posti più giù)
Ma allora non siamo senza speranze icon_scuoti
Speriamo di vedere progressi, nei prossimi tempi.
« Ultima modifica: 04 Febbraio 2007, 10:25:01 da Nialia » Loggato


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« Risposta #3 il: 13 Febbraio 2007, 23:46:29 »

Questa è la classifica del 2006 di Freedom House sulla libertà di stampa e la cara Italia è al 79esimo posto assieme al Botswana e dopo buona parte dei paesi cosidetti del terzo mondo. icon_scuoti
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"(in Iran)Non capiscono le ragioni di reprimere nel sangue il dissenso, quando basterebbero dei noiosissimi talk show."

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« Risposta #4 il: 14 Febbraio 2007, 15:50:37 »

Beh, sempre meglio eh... icon_rolleyes
Che vergogna.
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« Risposta #5 il: 15 Febbraio 2007, 00:10:25 »

Dalla padella alla brace(tanto per dire una frase fatta).
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"(in Iran)Non capiscono le ragioni di reprimere nel sangue il dissenso, quando basterebbero dei noiosissimi talk show."

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« Risposta #6 il: 22 Febbraio 2007, 22:21:20 »

Inkia Zapatero com'è sotto...  icon_no ...m'ero quasi convinto a prenderlo a modello  icon_boxe
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« Risposta #7 il: 22 Febbraio 2007, 23:04:02 »

Tanto per non parlare solo dell'italia

21 Febbraio 2007
 
In una interrogazione alla Commissione europea depositata oggi, gli eurodeputati radicali Marco Pannella e Marco Cappato denunciano il ruolo attivo di Telecom Italia nel reprimere la libertà di espressione a Cuba
Dal 1994 Telecom Italia è azionista (attualmente al 27%) della compagnia monopolista di comunicazione cubana ETECSA. Diverse organizzazioni di dissidenti cubani e Reporteurs Sans Frontieres hanno denunciato ETECSA quale principale strumento di spionaggio, censura e limitazione della libertà di espressione sulla società cubana, attraverso il controllo sia delle telecomunicazioni, sia dell'uso di internet.

http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=2449
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"(in Iran)Non capiscono le ragioni di reprimere nel sangue il dissenso, quando basterebbero dei noiosissimi talk show."

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« Risposta #8 il: 26 Febbraio 2007, 16:38:55 »

fate qualcosa per Zapatero...vi prego...

è così lontano da certi buoni propositi...c'è di gran lunga più vicina L'Inghilterra...la Bosnia...la Germania....mammiamiaaaaa...

spero nel Prodi-bis per un po di ventata di libertà...il primo Prodi non ha cambiato na mazza...speriamo nel bis...

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« Risposta #9 il: 14 Marzo 2007, 21:14:50 »

Libertà di espressione??? In Italia??? In un Paese dove i comunisti controllano la quasi totalità della carta stampata e la buona parte delle televisioni???

Ma come si fa ad esprimersi se quotidianamente si è sottoposti a un lavaggio del cervello? Se non si può avere conoscenza dei fatti per potersi fare un'opinione???
Dunque che a Bamako si sia più liberi che ad Acireale non c'è da sorprendersi. icon_espulso
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« Risposta #10 il: 14 Marzo 2007, 21:33:18 »

I comunisti eh?
Già per questo termine buttato così ti sei guadagnato la mia stima.  icon_ok
(ovviamente non è vero)
[no...non sono comunista]
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« Risposta #11 il: 14 Marzo 2007, 21:58:29 »

In un Paese dove i comunisti controllano la quasi totalità della carta stampata e la buona parte delle televisioni???
Ma chi te l'ha detta sta Min....?ahah i comunisti controllano le televisioni ahah..i giornali ahah..a ce ne vuole coraggio a dire ste cose..sbaglio o Berlusca possiede ben tre emittenti televisive..è azionista di maggioranza di Mondadori,Einaudi,Elemond, Sperling & Kupfer, Grijalbo, Le Monnier, Pianeta scuola, Edizioni Frassinelli, Electa Napoli, Riccardo Ricciardi editore, editrice Poseidona..che sono tutte case editrici di libri SCOLASTICI..che noi molto probabilmente studiamo..poi magari tutto il resto dei giornali sono di sinistra..ma diciamo che la cosa è molto equa..sparano cazzate sia da destra che da sinistra..
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« Risposta #12 il: 09 Maggio 2007, 11:59:25 »



E' di 16 anni fa ma non mi sembra sia cambiato molto...
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« Risposta #13 il: 03 Ottobre 2007, 13:57:36 »

Riapro l'argomento con una denuncia che ci riguarda da vicino:

Citazione
«Sulle responsabilità della stampa meridionale nel campo dell'informazione antimafia la storia è abbastanza pacifica, ma a Catania la situazione è ancora più grave». A parlare è Dario Montana, fratello del commissario di polizia Beppe Montana ucciso nell’85 dalla mafia a Palermo e presidente del coordinamento catanese di Libera, che nelle ultime settimane ha risollevato il “caso” del doppio standard con cui il quotidiano La Repubblica viene distribuito in Sicilia. L’edizione siciliana, con le pagine Repubblica Palermo, pur essendo stampata, come il resto del giornale, a Catania, non viene distribuita nel capoluogo etneo e in ampie zone delle province orientali dell’isola dove arrivano solo le pagine nazionali.


Gli articoli legati alla Sicilia de La Repubblica vengono distribuiti altrove, ma non a Catania. Un accorgimento tanto semplice da sembrare quasi infantile... eppure, ci sono forti interessi in gioco.

E chi è stanco di questo gioco, che fa?
« Ultima modifica: 03 Ottobre 2007, 13:59:37 da galeot » Loggato

Chi non comprende il tuo silenzio
probabilmente
non capirà  nemmeno le tue parole
E. Hubbard


Che potere avrebbe l'Inferno se coloro che sono imprigionati non potessero sognare il Paradiso?
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« Risposta #14 il: 18 Aprile 2009, 15:34:48 »



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non capirà  nemmeno le tue parole
E. Hubbard


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