GulliLibero
  Home   Forum   Help Ricerca Calendario Utenti Staff Login Registrati   *
Pagine: 1 ... 12 13 [14] 15   Vai Giù
  Stampa  
Autore Topic: Poesie  (Letto 47738 volte)
0 Utenti e 1 Visitatore stanno guardando questo topic.
QuintinoRocca
Bocca di Rosa
Star
*

Karma: 114
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Posts: 4590



Guarda Profilo WWW
« Risposta #195 il: 15 Ottobre 2009, 18:52:38 »

La prim dvvero bellissima! icon_applausi
Loggato

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
galeot
Inadeguate
Administrator
Star
*

Karma: 580
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Gaetano Leotta
Posts: 5670


Vita e morte sono due facce della stessa medaglia


Guarda Profilo WWW
« Risposta #196 il: 15 Ottobre 2009, 19:58:54 »

e mi chiedo perchè proprio in quei momenti si sente il bisogno di comporre aulicamente piuttosto che dire qualcosa di più sensato e razionale...

il perché non lo so, ma proprio oggi mi è capitata questa citazione sotto gli occhi:

"il vero contenuto della poesia è la perdita della persona amata."
Faiz Ahmed Faiz
Loggato

Chi non comprende il tuo silenzio
probabilmente
non capirà  nemmeno le tue parole
E. Hubbard


Che potere avrebbe l'Inferno se coloro che sono imprigionati non potessero sognare il Paradiso?
Neil Gaiman

Ricciolino
Star
*

Karma: 311
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Enrico
Posts: 2141



Guarda Profilo
« Risposta #197 il: 15 Ottobre 2009, 20:35:51 »

La prim dvvero bellissima! icon_applausi
mi fa piacere ti sia piaciuta  icon_razz


e mi chiedo perchè proprio in quei momenti si sente il bisogno di comporre aulicamente piuttosto che dire qualcosa di più sensato e razionale...

il perché non lo so, ma proprio oggi mi è capitata questa citazione sotto gli occhi:

"il vero contenuto della poesia è la perdita della persona amata."
Faiz Ahmed Faiz
nelle mie "poesie" non c'era questo, perchè le ho dedicate a persone di cui in quel momento ero 'intrippato' fortemente, seppur in modi molto potenti o blandi a correnti... la prima era per Valentina, la seconda per Marzia, ho interrotto con entrambe io...
Loggato

Gavroche
Controfigura
*

Karma: 47
Offline Offline

Galleria utente
Posts: 114


Sed quis ego sum ?


Guarda Profilo
« Risposta #198 il: 15 Ottobre 2009, 21:01:54 »


Sono entrambe molto belle  icon_applausi






Loggato

" Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie.
E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere?
Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai? "
prof. valastro
Spettatore
*

Karma: 47
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Posts: 36



Guarda Profilo
« Risposta #199 il: 15 Ottobre 2009, 23:48:51 »

Mi piace molto questa sezione, e a volte vi scopro delle poesie di cui sconoscevo l'esistenza, mentre mi fa piacere trovare delle poesie che amo molto. Un plauso ai "contribuenti" (nel senso etimologico del termine). Vorrei postare una poesia anch'io e sono indeciso tra una di Kavafis ed una di Vicente Aleixandre. Tuttavia, poiché in questo mondo c'è sempre più bisogno di poesia, la più inutile delle cose, e proprio per questo la più necessaraia, le posto entrambe. Non me ne vogliano i moderatori.
Ecco Kavafis

Per quanto sta in te

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea.

Ed ecco Aleixandre:

Unità in lei
-Vicente  Aleixandre-

Corpo felice, acqua tra le mie mani,
volto amato dove contemplo il mondo,
dove graziosi uccelli si riflettono in fuga,
volando alla regione dove nulla si oblia.

La forma che ti veste, di diamante o rubino,
brillio di un sole che tra le mie mani abbaglia,
cratere che mi attrae con l'intima sua musica,
con la chiamata indecifrabile dei denti.

Muoio perchè m'avvento, perchè voglio morire
o vivere nel fuoco, perchè quest'aria che spira
non mi appartiene, è l'alito rovente
che se m'accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che guardi, infiammato d'amore,
mentre la tua purpurea vita mi arrossa il volto,
che guardi nel remoto clamore del tuo grembo
dove muoio e rinuncio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, o morire del tutto,
voglio essere il tuo sangue, te, la lava ruggente
che bagnando frenata estreme membra belle
sente così i mirabili confini dell'esistere.

Sulle tue labbra un bacio come una lenta spina
o un mare che volò mutato in specchio,
come il brillio d'un'ala,
è ancora mani, è ancora crepitio di capelli,
fruscio vendicatore della luce,
luce o spada mortale sul mio collo minaccia,
ma non potrà distruggere l'unità di questo mondo.


Spero che non vi dispiaccia il mio intervento
Loggato
galeot
Inadeguate
Administrator
Star
*

Karma: 580
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Gaetano Leotta
Posts: 5670


Vita e morte sono due facce della stessa medaglia


Guarda Profilo WWW
« Risposta #200 il: 16 Ottobre 2009, 00:46:23 »

in questo mondo c'è sempre più bisogno di poesia

Grazie, queste due non le conoscevo e credo di essermene già innamorato.
Loggato

Chi non comprende il tuo silenzio
probabilmente
non capirà  nemmeno le tue parole
E. Hubbard


Che potere avrebbe l'Inferno se coloro che sono imprigionati non potessero sognare il Paradiso?
Neil Gaiman

QuintinoRocca
Bocca di Rosa
Star
*

Karma: 114
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Posts: 4590



Guarda Profilo WWW
« Risposta #201 il: 16 Ottobre 2009, 09:32:31 »

Citazione
riletti a distanza di anni mi fanno un po' sorridere

A proposito di poesie scritte tempo addietro che rileggerle fa venir da ridere:

Te la scrivo perché
devo.
Non ci riesco ma
devo.
Non l’ho mai fatto ma
 stavolta devo.
Non so come fare:
se non l’ho mai fatto
è perché non ci sono mai riuscito,
non è che non ci abbia mai provato.
 
Le parole stentano a balzar
Fuori,
le vedo laggiù
in fondo all’anima,
in preda ad un’insensata
sensazione d’impotenza.
Non vi riesco ma
non m’importa perché
stavolta devo!

Non sono musicista,
non sono operaio,
né scultore, né dipingo.
E se dobbiam dirla tutta
non son nemmeno poeta:
però è più semplice
di dipingere un quadro,di lavorare,di comporre una musica, di ergere una scultura, 
scrivere una poesia.
Non bisogna far altro che immergersi dentro l’Universo
Aspettando che l’Universo s’immerga dentro te.

Dammi solo qualche secondo.
No! qualche minuto,
 anzi dammi un’ora,
o un anno,
o un secolo
un’era
una vita
un’eternità,
ma sta tranquilla ci riuscirò
perché devo
e perché è più semplice,
con te è più semplice.

Ecco, comincia a sentirla
La mia poesia,
che parole squillanti,
che colori, che immagini,
ecco ecco
questa è il canto che aspetto da tempo.
Finalmente riuscirò a scriver d’amore,
finalmente vi riesco.
Che voce soave,
la tua poesia,
anzi la mia,
la nostra.
Che voce soave,
che poesia,
che parole,
che immagini,
è tutto meglio d’un sogno,
ecco ecco
ma dove vai?
Perché scappi?
Non riesco a seguirti.
No, io devo…io devo
Io devo!!!
Lo devo per i tuoi occhi,
per le tue labbra,
io t’amo,
io ti voglio
ti desidero,
io devo….io devo!
Devo riuscirci…ma dov’è andata?
Dov’è andata?! Dove sei andato, amore mio?
Loggato

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
Ricciolino
Star
*

Karma: 311
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Enrico
Posts: 2141



Guarda Profilo
« Risposta #202 il: 16 Ottobre 2009, 09:48:43 »

 ASD sbalorditiva, è la cronaca dell'inizio e della fine di un amore questo preambolo di poesia icon_ok
tra quelle proposte dal Professore Valastro ho tanto apprezzato la prima...quelle d'amore in fondo sono egoistiche e, o rivolte ad una sola persona/oggetto o a quella schiera di persone che credono ancora nell'amore  ASD
l'amore è una delle spinte più usuali e banali a scrivere credo, mentre chi ha la sensibilità per farlo riesce a poetare di molto altro, perchè la forza con cui si pizzica una corda ne amplifica l'intensità, ma non l'ampiezza...
Loggato

VioletSkull
Star
*

Karma: 201
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Femminile
Nome: Manuela
Posts: 1176


Where is my Mind ?


Guarda Profilo WWW
« Risposta #203 il: 19 Ottobre 2009, 19:21:13 »


Ritratto di signora
Thomas Stearns Eliot


"Hai fornicato -
Ma fu in un altro paese,
E oltre tutto la ragazza è morta."
L'ebreo di Malta

I
Fra il fumo e la nebbia di un pomeriggio di dicembre
Tu lasci che la scena si accomodi da sola - e così sembrerà -
Con un «Ti ho riservato questo pomeriggio»;
E quattro ceri nella stanza in ombra,
Quattro cerchi di luce sul soffitto,
Un'atmosfera da tomba di Giulietta
Pronta per tutte le cose da dire, o lasciate non dette.
Noi siamo stati, diciamola, ad ascoltare l'ultimo polacco
Trasmetterci i Preludi coi suoi capelli e le punte delle dita.
« Così intimo, questo Chopin, che penso la sua anima
Dovrebbe farsi risorgere solo fra amici
Non più di due o tre, che non tocchino il fiore
Già sgualcito e discusso nelle sale da concerto. »
- E così la conversazione scivola
Fra velleità e rimpianti con cura contenuti
In mezzo a toni lievi di violini
Confusi a remote connette
E comincia.

«Tu non lo sai quanto gli amici vogliono dire per me
E quanto raro, quanto raro e strano sia per me trovare
In un a vita fatta di tante avversità e di tanti scopi
(Perché davvero non mi piace... lo sapevi? non sei cieco!
E come sei acuto!)
Poter trovare un amico che abbia queste qualità,
Che abbia, e dia
Le qualità sulle quali l'amicizia vive.
Quanto per me significhi che io te lo ripeta -
Senza queste amicizie - che cauchemar la vita! »

Fra le spirali dei violini E le ariette
Di cornette stridule
Nel mio cervello ha inizio un tam tam sordo
Che assurdamente martella un suo preludio.
Capriccioso monotono
Che è almeno una decisa « nota falsa ».
- Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco,
Ad ammirare i monumenti,
A discutere gli ultimi avvenimenti,
A rimettere l'orologio con gli orologi pubblici.
Poi a sederci mezz'ora, per bere un bicchiere di birra.

II
Ora che i lillà sono in fiore
Lei tiene un vaso di lillà nella sua stanza
E ne contorce uno fra le dita, parlando.
« Ah, amico mio, tu non lo sai, tu non lo sai
Cos'è la vita, tu che la tieni fra le mani »;
(Lentamente torcendo gli steli dei lillà)
« La lasci scorrere da te. la lasci scorrere,
La giovinezza è crudele, non ha alcun rimorso,
Sorride alle situazioni che non può vedere. »
Io sorrido, naturalmente,
E continuo a bere il tè.
« Eppure, in questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano
La mia vita sepolta, e Parigi a primavera,
Mi sento immensamente in pace, e dopo tutto
Trovo che il mondo sia meraviglioso e giovane. »

E la voce ritorna simile all'insistente stonatura
Di un violino spezzato in un pomeriggio d'agosto:
« lo sono sempre sicura che comprendi
Ogni mio sentimento, sono sempre sicura che lo senti
E che mi tendi la mano oltre l'abisso.

Sei invulnerabile tu, non hai il tallone d'Achille.
Andrai avanti, e quando avrai prevalso
Potrai dire: qui molti hanno fallito.
Ma cosa mai posseggo, amico mio, cosa posseggo
Da poterti donare, e cosa puoi ricevere da me?
Nient'altro che amicizia e simpatia
Da chi sta per raggiungere la fine del viaggio.

Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici... »

Prendo il cappello: come potrò vigliaccamente fare ammenda
Per quello che mi ha detto?
Mi vedrete nel parco ogni mattina
A leggere i fumetti e la pagina sportiva.
Noto in particolare
Una contessa inglese che si dà alle scene.
Un greco assassinato
Durante un ballo polacco, un reo di peculato
Che ha reso confessione. Mantengo il mio contegno,
E rimango padrone di me
Fino al momento in cui un organetto, meccanico e stanco,
Ripete un vecchio canto estenuato
Con il profumo dei giacinti nel giardino, richiamando
Alla memoria cose che altri hanno desiderato.
Sono sbagliate o giuste queste idee?

III
La notte d'ottobre discende; tornando come prima se si esclude
Quasi un leggero senso di malessere
Salgo le scale e giro la maniglia, ed ho la sensazione
D'esser salito strisciando sulle mani
E sui ginocchi. « E così parti per l'estero; e quando
Pensi di ritornare? Ma è una domanda inutile.
Difficilmente saprai quando ritorni,
Troverai molte cose da imparare. »
Il mio sorriso cade pesantemente in mezzo al bric-à-brac.
« Forse mi potrai scrivere. »
La mia padronanza di me s'accende per un attimo-,
Questo me l'aspettavo per davvero.
« Ultimamente me lo chiedevo spesso
(Ma i nostri inizi non sanno mai quale sarà la fine!)
Perché non siamo diventati amici. »
Mi sento come uno che sorrida, e volgendosi noti all'improvviso
La sua espressione riflessa in uno specchio.
La mia padronanza si spegne; noi siamo veramente al buio.

« Perché tutti l'avevano detto, tutti i nostri amici,
Erano tutti sicuri che i nostri sentimenti si accordassero
Così intimamente! Anche per me è difficile capire.
Ora dobbiamo lasciarle al destino queste cose.
In tutti i casi, mi scriverai.
Forse non è troppo tardi.
Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici. »
E devo approfittare d'ogni forma mutevole se voglio
Trovare l'espressione... ballare, ballare
Come un orso ballerino,
Strillare come un pappagallo, schiamazzare come una scimmia.
Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco -
Bene! E cosa accadrebbe se un pomeriggio morisse,
Un pomeriggio grigio e fumoso, una sera gialla e rosa;

Se lei morisse e mi lasciasse qui seduto con la penna in mano
Con il fumo che scende giù dai tetti;
Pieno di dubbio, per un certo tempo
Senza sapere cosa provo o se comprendo
Né se sia saggio o pazzo, in ritardo o in anticipo...
Non avrebbe la meglio, dopo tutto?
Questa musica trova il tono giusto con un « morendo »
Ora che noi parliamo di morire -
E avrei il diritto di sorridere?
Loggato

Es fließen ineinander Traum und Wachen,
Wahrheit und Lüge. Sicherheit ist nirgends.
Wir wissen nichts von anderen, nichts von uns;
Wir spielen immer, wer es weiß, ist klug.


Arthur Schnitzler, Paracelsus
galeot
Inadeguate
Administrator
Star
*

Karma: 580
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Gaetano Leotta
Posts: 5670


Vita e morte sono due facce della stessa medaglia


Guarda Profilo WWW
« Risposta #204 il: 20 Ottobre 2009, 15:11:02 »


Ritratto di signora
Thomas Stearns Eliot




Bella! Adoro lo stile di Eliot, già da "Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock ", indimenticabile.
Loggato

Chi non comprende il tuo silenzio
probabilmente
non capirà  nemmeno le tue parole
E. Hubbard


Che potere avrebbe l'Inferno se coloro che sono imprigionati non potessero sognare il Paradiso?
Neil Gaiman

VioletSkull
Star
*

Karma: 201
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Femminile
Nome: Manuela
Posts: 1176


Where is my Mind ?


Guarda Profilo WWW
« Risposta #205 il: 03 Novembre 2009, 00:29:37 »

Ai giovani
Bella ridente e giovane
con il tuo ventre scoperto,
e una medaglia d'oro
sull'ombelico,
mi dici che fai l'amore ogni giorno
e sei felice e io penso che il tuo ventre
è vergine mentre il mio
è un groviglio di vipere
che voi chiamate poesia
ed è soltanto tutto l'amore
che non ho avuto
vedendoti io ho maledetto
la sorte di essere un poeta.




Pianto dei poeti
Ruba a qualcuno la tua forsennata stanchezza
o gemma che trapassi il suono
col tuo respiro l'ombra che sta ferma
di fronte ad un porto di paura
quel trascendere il mito
come se fosse forzatamente azzurro
o chi senza abbandono
che non sanno che il pianto dei poeti
è solo canto.
Canto rubato al vecchio del portone
rubato al remo del rematore
alla ruota dell'ultimo carro
o pianto di ginestra
dove fioriva l'amatore immoto
dalle turbe angosciose di declino
io sono l'acqua che si genuflette
davanti alla montagna del tuo amore.




In ricordo di Alda Merini.
Grazie.




Loggato

Es fließen ineinander Traum und Wachen,
Wahrheit und Lüge. Sicherheit ist nirgends.
Wir wissen nichts von anderen, nichts von uns;
Wir spielen immer, wer es weiß, ist klug.


Arthur Schnitzler, Paracelsus
Estragone
Mr. Pumpkinhead
Star
*

Karma: 134
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Nome: Tristran Thorn
Posts: 6778


The Man Who Sold The World


Guarda Profilo
« Risposta #206 il: 04 Novembre 2009, 22:31:52 »

La lune blanche

La lune blanche
luit dans les bois.
De chaque branche
part une voix
sous la ramée.
O bien aimé[e]....

L'étang reflète,
profond miroir,
la silhouette
du saule noir
où le vent pleure.
Rêvons, c'est l'heure.

Un vaste et tendre
apaisement
semble descendre
du firmament
que l'astre irise.
C'est l'heure exquise!

                         Paul Verlaine


e questa è la versione musicata,degli Stoa.

« Ultima modifica: 04 Novembre 2009, 22:37:11 da Estragone » Loggato



Dividing opinions all we are.
Francesca Mendes
Spettatore
*

Karma: 0
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Femminile
Nome: Francesca Mendes
Posts: 1



Guarda Profilo
« Risposta #207 il: 05 Novembre 2009, 14:58:33 »

CHIEDO SILENZIO

Ora, lasciatemi tranquillo.

Ora, abituatevi senza di me.

 Io chiuderò gli occhi.

 E voglio solo cinque cose,

cinque radici preferite.

 Una è l’amore senza fine.

 La seconda è vedere l’autunno.

Non posso vivere senza che le foglie

volino e tornino alla terra.

 La terza è il grave inverno,

la pioggia che ho amato, la carezza

del fuoco nel freddo silvestre.

 La quarta cosa è l’estate

rotonda come un’anguria.

 La quinta cosa sono i tuoi occhi,

 Matilde mia, beneamata,

non voglio dormire senza i tuoi occhi

non voglio esistere senza che tu mi guardi
:

io muto la primavera

perché tu continui a guardarmi.

 Amici, questo è ciò che voglio.

E’ quasi nulla e quasi tutto.

 Ora se volete andatevene.

 Ho vissuto tanto che un giorno

dovrete per forza dimenticarmi,

cancellandomi dalla lavagna:

il mio cuore è stato interminabile.

 Ma perché chiedo silenzio

non crediate che io muoia:

mi accade tutto il contrario:

accade che sto per vivere.

 Accade che sono e che continuo.

 Non sarà dunque che dentro

di me cresceran cereali,

prima i grani che rompono

la terra per veder la luce,

ma la madre terra è oscura:

e dentro di me sono oscuro:

sono come un pozzo nelle cui acque

la notte lascia le sue stelle

e sola prosegue per i campi.

 
E’ che son vissuto tanto

e che altrettanto voglio vivere.

 Mai mi son sentito sì sonoro,

mai ho avuto tanti baci.

 Ora, come sempre, è presto.

La luce vola con le sue api.

Lasciatemi solo col giorno.

Chiedo il permesso di nascere.

                                                                          Pablo Neruda
Loggato
QuintinoRocca
Bocca di Rosa
Star
*

Karma: 114
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Posts: 4590



Guarda Profilo WWW
« Risposta #208 il: 06 Novembre 2009, 12:41:20 »

uomini e donne sotto sfratto

Gli uomini parlano di caccia
All’imbrunire in piazza
E tutti quanti hanno un’opinione.
Le donne parlano di piazza
A caccia dell’imbrunire
E tutte quante hanno un’opinione.
E tutti hanno un’opinione!
Forse non c’è nessuno che si stia realmente zitto
O forse sono in troppi a non parlare.
Forse siamo troppi in questo mondo matto
Uomini e donne sotto lo stesso tetto:
civiltà di marinai, pescatori e cacciatori,
cultura di parrucchieri, cosmetici e televisori.
Tutti e nessuno ad esprimere un’opinione,
tutti e nessuno con la stessa opinione,
tutti e nessuno con una diversa opinione:
uomini e donne sotto sfratto,
uomini e donne senza affitto!
Loggato

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
QuintinoRocca
Bocca di Rosa
Star
*

Karma: 114
Offline Offline

Galleria utente
Sesso: Maschile
Posts: 4590



Guarda Profilo WWW
« Risposta #209 il: 20 Novembre 2009, 12:25:10 »

Tabaccheria-Fernando Pessoa

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.

Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.

Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.

Sono fallito in tutto.
Ma visto che non avevo nessun proposito, forse tutto è stato niente.
Dall'insegnamento che mi hanno impartito,
sono sceso attraverso la finestra sul retro della casa.
Sono andato in campagna pieno di grandi propositi.
Ma là ho incontrato solo erba e alberi,
e quando c'era, la gente era uguale all'altra.
Mi scosto dalla finestra, siedo su una poltrona. A che devo pensare?
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me...
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest'ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale nè troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.

Ho sognato di più di quanto Napoleone abbia realizzato.
Ho stretto al petto ipotetico più umanità di Cristo.
Ho creato in segreto filosofie che nessun Kant ha scritto.
Ma sono, e forse sarò sempre, quello della mansarda,
anche se non ci abito;
sarò sempre quello che non è nato per questo;
sarò sempre soltanto quello che possedeva delle qualità;
sarò sempre quello che ha atteso che gli aprissero la porta davanti a una parete senza porta,
e ha cantato la canzone dell'Infinito in un pollaio,
e sentito la voce di Dio in un pozzo chiuso.
Credere in me? No, nè in niente.

Che la Natura sparga sulla mia testa scottante
il suo sole, la sua pioggia, il vento che trova i miei capelli,
e il resto venga pure se verrà o dovrà venire, altrimenti non venga.
Schiavi cardiaci delle stelle,
abbiamo conquistato tutto il mondo prima di alzarci dal letto;
ma ci siamo svegliati ed esso è opaco,
ci siamo alzati ed esso è estraneo,
siamo usciti di casa ed esso è la terra intera,
più il sistema solare, la Via Lattea e l'Indefinito.

(Mangia cioccolatini, piccina; mangia cioccolatini!
Guarda che non c'è al mondo altra metafisica che i cioccolatini.
Guarda che tutte le religioni non insegnano altro che la pasticceria.
Mangia, bambina sporca, mangia!
Potessi io mangiare cioccolatini con la stessa concretezza con cui li mangi tu!
Ma io penso e, togliendo la carta argentata, che poi è di stagnola,
butto tutto per terra, come ho buttato la vita.
Ma almeno rimane dell'amarezza di ciò che mai sarà
la calligrafia rapida di questi versi,
portico crollato sull'Impossibile.
Ma almeno consacro a me stesso un disprezzo privo di lacrime,
nobile almeno nell'ampio gesto con cui scaravento
i panni sporchi che io sono, senza lista, nel corso delle cose,
e resto in casa senza camicia.

(Tu, che consoli, che non esisti e perciò consoli,
Dea greca, concepita come una statua viva,
o patrizia romana, impossibilmente nobile e nefasta,
o principessa di trovatori, gentilissima e colorita,
o marchesa del Settecento, scollata e distante,
o celebre cocotte dell'epoca dei nostri padri,
o non so che di moderno - non capisco bene cosa -,
tutto questo, qualsiasi cosa tu sia, se può ispirare che ispiri!
Il mio cuore è un secchio svuotato.
Come quelli che invocano spiriti invoco
me stesso ma non trovo niente.

Mi avvicino alla finestra e vedo la strada con assoluta nitidezza.
Vedo le botteghe, vedo i marciapiedi, vedo le vetture passare,
vedo gli esseri vivi vestiti che s'incrociano,
vedo i cani che anche loro esistono,
e tutto questo mi pesa come una condanna all'esilio,
e tutto questo è straniero, come ogni cosa.
Ho vissuto, studiato, amato, e persino creduto,
e oggi non c'è mendicante che io non invidi solo perchè non è me.
Di ciascuno guardo i cenci e le piaghe e la menzogna,
e penso: magari non ho mai vissuto, nè studiato, nè amato, nè creduto
(perchè si può creare la realtà di tutto questo senza fare nulla di tutto questo);
magari sei solo esistito, come una lucertola cui tagliano la coda
e che è irrequietamente coda al di qua della lucertola.

Ho fatto di me ciò che non ho saputo,
e ciò che avrei potuto fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto subito per quello che non ero e non ho smentito, e mi sono perso.
Quando ho voluto togliermi la maschera,
era incollata alla faccia.
Quando l'ho tolta e mi sono guardato allo specchio,
ero già invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo più indossare il domino che non mi ero tolto.
Ho gettato la maschera e dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perchè inoffensivo
e scrivo questa storia per dimostrare di essere sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarmi come una cosa fatta da me,
e non stessi sempre di fronte alla Tabaccheria qui di fronte,
calpestando la coscienza di esistere,
come un tappeto in cui un ubriaco inciampa
o uno stoino rubato dagli zingari che non valeva niente.

Ma il padrone della Tabaccheria s'è affacciato sulla porta e vi è rimasto.
Lo guardo con il fastidio della testa piegata male
e con il disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna, io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Dopo un po' morirà la strada dove fu stata l'insegna,
E la lingua in cui furono scritti i versi.
Morirà poi il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi qualcosa di simile alla gente
continuerà a fare cose simili a versi vivendo sotto cose simili a insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile, stupido come il reale,
sempre il mistero del profondo certo come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre qualche altra cosa o nè una cosa nè l'altra.

Ma un uomo è entrato nella Tabaccheria (per comprare tabacco?),
e la realtà plausibile improvvisamente mi crolla addosso.
Mi rialzo energico, convinto, umano,
con l'intenzione di scrivere questi versi per dire il contrario.
Accendo una sigaretta mentre penso di scriverli
e assaporo nella sigaretta la liberazione da ogni pensiero.
Seguo il fumo come se avesse una propria rotta,
e mi godo, in un momento sensitivo e competente
la liberazione da tutte le speculazioni
e la consapevolezza che la metafisica è una conseguenza dell'essere indisposti.

Poi mi allungo sulla sedia
e continuo a fumare.
Finche il Destino me lo concederà, continuerò a fumare.
(Se sposassi la figlia della mia lavandaia
magari sarei felice.)
Considerato questo, mi alzo dalla sedia.
Vado alla finestra.
L'uomo è uscito dalla Tabaccheria (infilando il resto nella tasca dei pantaloni?).
Ah, lo conosco: è Esteves senza metafisica.
(Il padrone della Tabaccheria s'è affacciato all'entrata.)
Come per un istinto divino Esteves s'è voltato e mi ha visto.
Mi ha salutato con un cenno, gli ho gridato Arrivederci Esteves!, e l'universo
mi si è ricostruito senza ideale ne speranza, e il padrone della Tabaccheria ha sorriso.
Loggato

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
Pagine: 1 ... 12 13 [14] 15   Vai Su
  Stampa  
 
Salta a:  

Powered by MySQL Powered by PHP Powered by SMF 1.1.21 | SMF © 2006, Simple Machines
Traduzione Italiana a cura di SMItalia

TinyPortal v0.9.8 © Bloc
XHTML 1.0 Valido! CSS Valido!