GulliLibero
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Autore Topic: Poesie  (Letto 47737 volte)
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Narci
Meglio di una roccia.
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« Risposta #210 il: 05 Dicembre 2009, 10:50:52 »

Quando una canzone diventa poesia : Stage door - Franco Battiato.

Mi sembra di viaggiare
in zone rarefatte del pensiero,
dove si affina la mia disposizione a vivere
che si inebria di stili e discipline.
In un insieme
irridente di parche voglie
celebro il mio vanto,
i miei sensi,
la mia unicità.

Furono giorni di stanchezza assurda e depressiva,
di una totale mancanza di lucidità,
quando ti chiedi in qualche letto sconosciuto
che cosa hai fatto
e perchè vivi in tanta estraneità.

Sapessi che dolore l'esistenza
che vede nero dove nero non ce n'è.
Il fatto è che non posso più tornare indietro
che non riesco a vivere con te né senza di te,
credimi.
Loggato

<< Io adesso vivo così,ma tu non puoi voltare le spalle alle tue responsabilità e fuggire da loro. E' una scelta negativa e d'evasione. >>
<< Penso non ci sia niente di negativo nel fuggire per salvarmi la vita. >>

- Narci vincit omnia.
VioletSkull
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« Risposta #211 il: 10 Dicembre 2009, 20:22:34 »


Buon compleanno ad Emily Dickinson


(705)
« L’incertezza è più ostile della morte.
La morte, anche se vasta,
è soltanto la morte e non può crescere.
All’incertezza invece non v’è limite,

perisce per risorgere
e morire di nuovo,
è l’unione del nulla
con l’immortalità.»

1863



(511)
« Se tu venissi in autunno,
io scaccerei l’estate
un po’ con un sorriso e un po’ con dispetto,
come scaccia una mosca la massaia.

Se fra un anno potessi rivederti,
farei dei mesi altrettanti gomitoli
da riporre in cassetti separati,
per timore che i numeri si fondano.

Fosse l’attesa soltanto di secoli,
li conterei sulla mano,
sottraendo fin quando le dita mi cadessero
nella Terra di Van Diemen.

Fossi certa che, dopo questa vita,
la tua e la mia venissero,

io questa getterei come una buccia
e prenderei l’eternità.

Ora ignoro l’ampiezza
Del tempo che intercorre a separarci,
e mi tortura come un’ape fantasma
che non vuole mostrare il pungiglione.»

1862
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Es fließen ineinander Traum und Wachen,
Wahrheit und Lüge. Sicherheit ist nirgends.
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« Risposta #212 il: 11 Dicembre 2009, 02:09:35 »

Rime

Benzina
Naftalina
Febbre suina
Non esiste rima
Che non meriti la mia stima
Dorso
Morso
Sorso
Ogni verso
Nell’universo
È il battito di un cuore terso
Perso
Nella facondia di un essere diverso.
Loggato

ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
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« Risposta #213 il: 11 Dicembre 2009, 14:35:20 »

Rime

Benzina
Naftalina
Febbre suina
Non esiste rima
Che non meriti la mia stima
Dorso
Morso
Sorso
Ogni verso
Nell’universo
È il battito di un cuore terso
Perso
Nella facondia di un essere diverso.

spacchiosa!  icon_risate icon_risate
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« Risposta #214 il: 04 Gennaio 2010, 15:43:59 »

LORO E NOI

stavano tutti fuori sulla veranda
a chiacchierare:
Hemingway, Faulkner, T.S. Eliot,
Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens,
E.E. Cummings e qualcun altro.
"senti", disse mia madre, "puoi
dirgli di starsi zitti?"
"no", dissi io.
"stanno dicendo solo fesserie", disse mio
padre, "dovrebbero trovarsi
un lavoro".
"ce l'hanno un lavoro", dissi
io.
"un accidenti", disse mio
padre.
"esattamente", dissi
io.
a quel punto Faulkner entrò
dentro barcollando.
trovò il whisky nella
credenza e se lo portò
fuori.
"una persona tremenda",
disse mia madre.
poi si alzò e sbirciò fuori
in veranda.
"c'è una donna con loro",
disse lei, "solo che sembra un
uomo".
"è Gertrude", dissi
io.
"c'è un altro tizio che sta facendo vedere i
muscoli", disse lei, "dice di
poterli battere a tre
a tre".
"è Ernie", dissi io.
"e lui", mio padre mi indicò,
"vuole essere come loro!"
"è vero?", chiese mia madre.
"non come loro", dissi io, "ma uno
di loro".
"trovati uno stramaledetto lavoro",
disse mio padre.
"statti zitto", dissi io.
"che?"
"ho detto, 'statti zitto', sto ascoltando
queste persone".
mio padre guardò sua moglie:
"questo non è figlio
mio!"
"spero di no", dissi io.
Faulkner entrò di nuovo nella stanza
barcollando.
"dov'è il telefono?",
chiese.
"a che diavolo ti serve?", chiese
mio padre.
"Ernie si è appena fatto saltare
le cervella", disse lui.
"lo vedi cosa succede alla gente
così?", urlò mio padre.
mi alzai
lentamente
e aiutai Bill a trovare
il
telefono.

Charlse Bukowski


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« Risposta #215 il: 27 Gennaio 2010, 15:55:29 »

Supplica a mia madre
Pierpaolo Pasolini

 

E' difficile dire con parole di figlio

ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.


Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,

ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

 
Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:

è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.


Sei insostituibile. Per questo è dannata

alla solitudine la vita che mi hai data.


E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame

d'amore, dell'amore di corpi senza anima.


Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu

sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:


ho passato l'infanzia schiavo di questo senso

alto, irrimediabile, di un impegno immenso.


Era l'unico modo per sentire la vita,

l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.


Sopravviviamo: ed è la confusione

di una vita rinata fuori dalla ragione.


Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.

Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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« Risposta #216 il: 02 Febbraio 2010, 16:40:57 »

Il giorno dopo il giorno felice

Il giorno dopo
il giorno felice
è un giorno triste
per l'uomo.

Invano pungola
quella felicità
che limpidamente
riesce a vedere,
ma che non sa
si trovi
sempre e solo
ormai dietro di lui.
Perciò vaga
con la stessa aria sommessa
di un cane
che insegue la propria coda
convinto
di poterla
fermare.

Il giorno dopo il giorno felice
è un giorno triste.
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« Risposta #217 il: 26 Febbraio 2010, 15:49:58 »

«Inferno cristiano: fuoco.

Inferno pagano: fuoco.

Inferno maomettano: fuoco.

Inferno indù: fiamme.

A credere alle religioni,

Dio è un rosticciere.»



Victor Hugo
« Ultima modifica: 26 Febbraio 2010, 22:33:13 da VioletSkull » Loggato

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« Risposta #218 il: 26 Febbraio 2010, 20:45:57 »

«Inferno cristiano: fuoco.

Inferno pagano: fuoco.

Inferno maomettano: fuoco.

Inferno indù: fiamme.

A credere alle religioni,

Dio è un rosticciere.»
[/color]



Victor Hugo

fantastica!
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« Risposta #219 il: 01 Marzo 2010, 12:40:10 »

Nella regione rossa e in parte della regione grigia dell’Oklahoma le ultime piogge erano state benigne, e non avevano lasciato profonde incisioni sulla faccia della terra, già tutta solcata di cicatrici. Gli aratri avevano cancellato le superficiali impronte dei rivoletti di scolo. Le ultime piogge avevano fatto rialzare la testa al granturco e stabilito colonie d’erbacce e d’ortiche sulle prode dei fossi, così che il grigio e il rosso cupo cominciavano a scomparire sotto una coltre verdeggiante. Agli ultimi di maggio il cielo impallidì e perdette le nuvole che aveva ospitate per così lungo tempo al principio della primavera. Il sole prese a picchiare e continuò di giorno in giorno a picchiar sempre più sodo sul giovane granturco finché vide ingiallire gli orli d’ogni singola baionetta verde. Le nuvole tornarono, ma se ne andarono subito, e dopo qualche giorno non tentarono nemmeno più di ritornare. Le erbacce si vestirono d’un verde più scuro per mascherarsi alla vista, e smisero di moltiplicarsi. La terra si coprì d’una sottile crosta dura che impallidiva man mano che il cielo impallidiva, e risultava rosa nella regione rossa, bianca nella grigia.
Incipit di "Furore" di John Steinbeck

Nonostante sia un verso in prosa, credo che qui ci stia molta poesia.
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« Risposta #220 il: 01 Marzo 2010, 21:40:13 »

Berremo
e faremo baldoria
e quando verrà la morte
moriremo!

Così si fa! sìsì

mmm... è di un russo ma non mi è dato di sapere chi  XD
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« Risposta #221 il: 08 Marzo 2010, 02:25:39 »

Quando sto zitto
sto zitto perché
Mi sento superiore
Mi sento inferiore
Mi sento male, bene, discreto, mediocre.
Quando sto zitto
sto zitto perché
sto mangiando,
perché non ho nulla da dire
perché ho così tanto da dire che parlando non riuscirei a dire tutto.
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Si parla di oroscopo
Si parla di Sanremo
Si parla di quanto hanno mangiato a pranzo
Si parla di come reggono bene l’alcol.
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Sto bevendo
Sto pensando
Sto pensando ad altro
Sto scrutando incantato un mondo diverso dal mio.
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Sono timido
Sono senza parole,
perché sono vestito
perché sono vestito male e tutti quelli attorno a me sono vestiti bene.
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Parlano d’arte,
perché si sentono artisti ma in tutto il corpo han meno arte di quanto ne posseggo io nell’unghia del mignolo della mano sinistra.
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Si credono divertenti ma non mi fanno ridere,
Sono divertenti ma non riesco a ridere,
Fanno di tutto per ridere.
Quando sto
Sto zitto perché
Se parlassi avrei una voce buffa
se cantassi sarei stonato
 se ridessi sarei fuori luogo
se piangessi sarei fuori luogo,
Perché sarei fuori luogo anche se non dicessi qualcosa fuori luogo:
che cazzo vuol dire fuori luogo?
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Non li conosco,
Li conosco fin troppo bene,
Non li voglio conoscere,
Ho imparato a conoscerli.
Quando sto zitto
Sto zitto perché…
Perché?
Per te…
Quando sto zitto
Sto zitto perché
Sto pensando a cosa scrivere a proposito di quando sto zitto
E poi
La notte
Son fiumi
di parole.
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« Risposta #222 il: 27 Marzo 2010, 23:31:57 »

il mio amico William


il mio amico William è un uomo fortunato:
non ha abbastanza immaginazione per soffrire

ha conservato il suo primo impiego
la sua prima moglie

è capace di guidare per 50.000 miglia
senza una frenata

balla come un cigno
e ha gli occhi più belli e inespressivi
che ci siano da El Paso fino a qui

il suo giardino è un paradiso
i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
e la sua stretta di mano è vigorosa

la gente gli vuol bene

quando il mio amico William morirà
non sarà certo di cancro o di pazzia

passerà davanti al diavolo
per andare in paradiso

stasera lo vedrete alla festa
sorridere
davanti al suo martini

beato e contento
mentre qualcuno
gli chiava la moglie
nel bagno.


Charles Bukowski
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"Quand'ero bambino giocavo sempre con la mia ombra;
mi piaceva muovermi al sole e vederla diventare piccola, grande;
poi però mi sono reso conto che non mi avrebbe mai abbandonato,
neanche al buio."
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« Risposta #223 il: 29 Marzo 2010, 01:01:12 »

il mio amico William


il mio amico William è un uomo fortunato:
non ha abbastanza immaginazione per soffrire

ha conservato il suo primo impiego
la sua prima moglie

è capace di guidare per 50.000 miglia
senza una frenata

balla come un cigno
e ha gli occhi più belli e inespressivi
che ci siano da El Paso fino a qui

il suo giardino è un paradiso
i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
e la sua stretta di mano è vigorosa

la gente gli vuol bene

quando il mio amico William morirà
non sarà certo di cancro o di pazzia

passerà davanti al diavolo
per andare in paradiso

stasera lo vedrete alla festa
sorridere
davanti al suo martini

beato e contento
mentre qualcuno
gli chiava la moglie
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Charles Bukowski

Bellissima!!! Ah, quel Bukowski...
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