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Autore Topic: Sean Penn - Into the Wild  (Letto 5508 volte)
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stewie griffin
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« Risposta #15 il: 24 Febbraio 2008, 13:27:30 »

Questo film mi ha riportato alla memoria un altro straordinario film (più per la filosofia che per il percorso) di circa 10 anni fa: Una Storia Vera di David Lynch. Inutile sprecare elogi per questa pellicola straordinaria. Vi consiglio solo di vederlo.

seguendo il consiglio di kannarob ho visto il film di lynch e se vi è piaciuto into the wild fareste bene a vederlo; magari il ritmo non è lo stesso, ma forse è più realistico e simbolico.
« Ultima modifica: 24 Febbraio 2008, 15:02:51 da stewie griffin » Loggato




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« Risposta #16 il: 18 Marzo 2008, 23:06:18 »

Troppo bello!
mi sono stupito che non abbia avuto candidature all'oscar...NEMMENO PER LA COLONNA SONORA!...ma l'avete sentita?!?!?!
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« Risposta #17 il: 09 Giugno 2008, 14:45:48 »

In ritardissimo, ma ci tengo a scrivere qualcosa.
Quoto Roberto e in particolar modo Sebastiano; Per quanto riguarda me, è un film che mi ha colpita a tal punto da doverlo rivedere tre volte in due giorni, una settimana dopo la sua uscita (ahem...Si, l'ho scaricato e mi pento di non aver speso sette euro e cinquanta per il cinema).
Ho avuto l'impressione di non dovermi perdere il minimo dialogo, la più piccola parola scritta sul diario, sulla neve, su quel furgoncino.
(Ed era una giusta impressione a quanto pare)  icon_innamorato

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« Risposta #18 il: 10 Giugno 2008, 10:07:50 »

Io l'ho visto in lingua originale al "Learn by movies" e devo dire che mi è piaciuto molto. Un po' lunghetto forse..ma davvero bello.
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« Risposta #19 il: 31 Luglio 2008, 15:19:00 »

Troppo bello!
mi sono stupito che non abbia avuto candidature all'oscar...NEMMENO PER LA COLONNA SONORA!...ma l'avete sentita?!?!?!

La colonna sonora è del GRANDISSIMO Eddie Vedder, leader storico e fondatore dei Pearl Jam. Non ha vinto l'oscar, ma in compenso ha vinto il Golden Globe con il brano Guaranteed... e forse è un po' meglio  icon_mrgreen

il film è eccezionale, è sicuramente il miglior film che ho visto in questo 2008, subito davanti ad American Gangsters e a Non è un paese per Vecchi. Ha avuto poco successo in rapporto alla qualità del film ed oserei dire meno male.

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« Risposta #20 il: 18 Aprile 2009, 12:04:42 »

Non chiedetemi come mai ho deciso di postare proprio adesso un commento su di un film che ho visto quasi un anno fa, non saprei darvi risposta.
Comunque.
Ai tempi in cui decisi di guardarlo sapevo che "Into the wild" era piaciuto praticamente a tutti coloro i quali l'avevano visto, quindi, quando inserii il mio DVD masterizzato nel mio DVD player, decisi inconsciamente che il film non mi sarebbe piaciuto. Un pregiudizio, insomma.

Alla fine, quando ho dovuto togliere il DVD dal lettore DVD, ho capito perchè tutti mi avevano consigliato Into the wild.
Perchè è un film straordinario (i miei aggettivi sono sempre banalissimi quando parlo di qualcosa che mi è piaciuto davvero), perchè è facilissimo immedesimarsi nel protagonista, perchè le location sono magnifiche, i personaggi secondari sono scritti benissimo ed interpretati meglio (sto pensando in maniera particolare al vecchio solitario che si propone di adottare il protagonista), perchè il messaggio finale di Christopher (non Supertramp) non può che far scaturire una importante riflessione sulla felicità.
"Happiness is real only when shared", non è semplicemente un'ultima riflessione sul letto di morte, è la lezione di una vita, una vita iniziata davvero solo con la partenza del viaggio.
Non è dio che illumina Alex alla fine, è la memoria delle esperienze vissute, dei personaggi incontrati nel suo cammino, felici se insieme (e penso ai due danesi, ai due hippie, ma anche al contadino che viene arrestato), infelici se soli.
Alla fine se Supertramp muore per un incidente banale, come un animale qualunque, nella sua precarietà, Christopher muore come un essere umano, infelice per aver capito troppo tardi la lezione che il viaggio aveva voluto dargli.

Ma alla fine la vera morale di questo film è "PRIMA DI MANGIARE QUALCOSA, INFORMATEVI", una critica all'obeso lifestyle americano in generale, al Mc' Donalds in particolare.
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« Risposta #21 il: 18 Luglio 2009, 12:03:49 »

l'ho visto ieri sera, in un momento particolarmente torrido della mia vita, e c'ho visto dentro la metafora irrevocabile del nostro senso labile dell'esistenza. Non so se, in fondo, abbiamo scelto in libertà o libero arbitrio come passare la vita e perseguire la nostra idea di felicità, ma mai come ieri ho intuito l'imposizione intrinseca dei modelli e l'illusione di avere il potere adatto a gestirci, la speranza di seguire una strada che porterà a qualcosa che desideriamo davvero, sperando di non incappare nell'enorme errore di valutazione, il tragico ritorno (non sempre possibile) sui propri passi, la declinazione continua dell'incoerenza, la rivelazione puntuale che il nostro dizionario interno sia incorretto e incapace di dare il nome giusto ad ogni cosa. La ricerca di Supertramp, insomma, lo stritola indietro con forza, ed è per me, la ricerca, consapevole, inconsapevole, fruttuosa, sbagliata, e quanto mai pusillanime a volte, dell'entità di dio (i.e. la nostra) e della ragion d'essere, sia essa materiale, sensoriale, o spirituale, o entrambe le cose, ma che abbia comunque, se non valore oggettivo determinante, almeno dignità del percorso, dato che siamo forzatamente in ballo, e ci toccherebbe ballare.
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« Risposta #22 il: 21 Luglio 2009, 18:06:20 »

l'ho visto ieri sera, in un momento particolarmente torrido della mia vita, e c'ho visto dentro la metafora irrevocabile del nostro senso labile dell'esistenza. Non so se, in fondo, abbiamo scelto in libertà o libero arbitrio come passare la vita e perseguire la nostra idea di felicità, ma mai come ieri ho intuito l'imposizione intrinseca dei modelli e l'illusione di avere il potere adatto a gestirci, la speranza di seguire una strada che porterà a qualcosa che desideriamo davvero, sperando di non incappare nell'enorme errore di valutazione, il tragico ritorno (non sempre possibile) sui propri passi, la declinazione continua dell'incoerenza, la rivelazione puntuale che il nostro dizionario interno sia incorretto e incapace di dare il nome giusto ad ogni cosa. La ricerca di Supertramp, insomma, lo stritola indietro con forza, ed è per me, la ricerca, consapevole, inconsapevole, fruttuosa, sbagliata, e quanto mai pusillanime a volte, dell'entità di dio (i.e. la nostra) e della ragion d'essere, sia essa materiale, sensoriale, o spirituale, o entrambe le cose, ma che abbia comunque, se non valore oggettivo determinante, almeno dignità del percorso, dato che siamo forzatamente in ballo, e ci toccherebbe ballare.

Credi di riuscire ad essere più chiaro? C'è qualche spunto che mi sembra interessante e degno di approfondimento e confronto ma non riesco a capire del tutto quello che hai scritto.
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« Risposta #23 il: 24 Luglio 2009, 17:44:11 »

certo, anzi, scusa il ritardo
vengo e mi spiego:
la mia ermetica riflessione voleva incentrarsi sulla questione 'destino'. Credo infatti che sia piuttoso diffusa la percezione (anche inconsapevole) che noi stiamo costruendo la nostra vita e il nostro percorso così come li vorremmo. Andare all'università, scegliere un classico piuttosto che uno scientifico o un tecnico, studiare per fare un qualche lavoro, guadagnare (questo è importantissimo), fidanzarsi, sposarsi, avere figli... in realtà tutto questo è stato imposto dall'esterno, non con forza, ma anzi, con straordinaria debolezza, quella stessa debolezza propria dell'aurora che diventa mattino, cui abituiamo la vista senza rendercene conto. E' il momento in cui viviamo, quello che ci hanno insegnato ad accettare e condividere da subito, che traccia le nostre scelte e la nostra vita, in un certo senso l'abbiamo scelto noi, e un altro no. Ora io penso che Supertramp, solo nel film, avesse una sorta di convinzione rovesciata, la convinzione che scegliendo di allontanarsi dalla vita 'comune', dallo stereotipo familiare, sociale e della carriera, avrebbe realizzato la sua vita come crediamo che la realizzeremo noi tutti, essendo perlomeno felici, non importa come. E quando alla fine realizza che "happiness only real when shared" è troppo tardi per tornare indietro, per venire perdonati. Credo che l'esperienza estrema di Supertramp sia un enorme monito a rivedere le nostre rotte, a cercare con più consapevolezza possibile quello che davvero vogliamo e possiamo essere.
Tante volte ho dovuto rivedere la mia rotta, tante volte è stato impossibile tornare indietro, tante volte sono stato deluso da quello che ho fatto, e da quello in un cui credevo e ponevo fiducia, per questo il film mi ha toccato molto. Così mi sono convinto che è pura illusione pensare di sapersi sempre gestire, e di essere coerenti, e che quello che conta alla fine non è se arriviamo a realizzarci come volevamo, ma il viaggio (solo per i pochi che riescono a non farsi cullare dagli eventi) che abbiamo compiuto nell'intento.
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« Risposta #24 il: 24 Luglio 2009, 20:39:35 »

E quando alla fine realizza che "happiness only real when shared" è troppo tardi per tornare indietro, per venire perdonati. Credo che l'esperienza estrema di Supertramp sia un enorme monito a rivedere le nostre rotte, a cercare con più consapevolezza possibile quello che davvero vogliamo e possiamo essere.

Io penso che la bellissima frase che hai riportato si riferisca all'impossibilità di una vita in esclusiva simbiosi con la natura, nell'isolamento da ogni altro essere umano, dalla condivisione con altre persone. Ma verso la fuga dagli schemi e dagli stereotipi della società non credo che il protagonosta abbia mai avuto un ripensamento... e non lo vedo nemmeno come un modo per dire che dobbiamo cercare la felicità secondo questi schemi imposti.
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« Risposta #25 il: 25 Luglio 2009, 18:47:33 »

non era quello che intendevo, infatti...secondo me Supertramp personaggio reale non ha mai avuto ripensamenti... ma il Supertramp del film ad un certo punto tenta di tornare sui suoi passi, rivedere i suoi "genitori" adottivi, e forse anche la sua vera famiglia, decide di concludere quel percorso insomma, però scopre che il fiumiciattolo che in Inverno era così facile da attraversare, è diventato invalicabile d'Estate...e le conseguenze della sua via per la felicità diventano infine fatali, tragiche... inoltre ragionavo sul dissidio tra razionale e imponderabile...lui in fondo si era preparato fisicamente e con scienza, aveva costruito il suo percorso, ma non è bastato... quindi non è che dico che sia meglio seguire la felicità secondo gli schemi imposti o quelli originali, dico che nell'uno o nell'altro caso, non sappiamo mai cosa aspettarci, anche quando siamo convinti di ciò che facciamo, le variabili sono troppe per aspettarci qualunque risultato, l'importante però è perlomeno cercare la soluzione, dio o noi stessi..il viaggio che menzionavo, appunto
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« Risposta #26 il: 26 Luglio 2009, 16:22:07 »

Sono d'accordo... anche se l'ideale perseguito da Supertramp si è dimostrato folle proprio (e anche) per la mancata previsione delle difficoltà insite nel viaggio.

Se la preparazione consiste in zero esperienza diretta, due suggerimenti da un bifolco e un libriccino con le piante edibili meglio affidarsi a Dio, allora.

Il fallimento della sopravvivenza di McCandless in quelle condizioni è una metafora per descrivere, secondo me, l'impossibilità di una vita in estrema solitudine... è una considerazione prettamente sociologica; il fallimento della spedizione in sè è frutto della incoscienza di Christopher, è il frutto del perseguimento irrazionale di un ideale tanto bello quanto illusorio.

Sintetizzando all'estremo le ultime righe del tuo post si potrebbe dire che l'importante non sta nel risultato (che è soggetto a variabili spesso imprevedibili) quanto nel cammino che si è scelto; io credo però che questa sia pura letteratura, perchè nessuno può concedersi il lusso di vagare senza la speranza o il conforto di un risultato, un obiettivo, anzi, è l'obiettivo che spesso dà senso e spinta al viaggio. E comunque, anche quando uno si pone qualche obiettivo, alla lunga, nessuno può permettersi di fallirne troppi.

Come ho scritto molti post più su ammiro dell'esperienza di Supertramp la capacità di prendere in mano la propria vita, andando anche contro quello che è più consolidato della nostra società; è una spinta, un esempio, ma non è certo da ammirare per il modo in cui è declinato dal protagonista: alla fine egli insegue solo un sogno, un'idea in se e per sè, che né lo fa felice, alla fine, né gli permette di restare in vita (per via della sua impreparazione).
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« Risposta #27 il: 28 Luglio 2009, 19:41:12 »

Che coincidenze... ho parlato di importanza del cammino al di sopra di ogni destinazione e guarda un po' in che brano mi imbatto nelle mie letture:

Sebbene finisca sempre per consolarmi pensando che il premio risiedeva nell'avventura stessa e che non bisogna cercare nient'altro che la soddisfazione di tentare i cammini del mondo che, alla fine, vanno ad assomigliarsi in maniera sospetta gli uni agli altri. Nonostante tutto, vale la pena di percorrerli per mettere in fuga il tedio e la nostra stessa morte, quella che ci appartiene davvero, che aspetta che sappiamo riconoscerla e adottarla.

(Alvaro Mutis, La neve dell'ammiraglio, Einaudi)

Naturlamente, il contesto della riflessione può mutarne il senso in maniera radicale.
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« Risposta #28 il: 29 Luglio 2009, 17:39:58 »

una citazione perfetta...
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