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Autore Topic: Captain Beefheart - Trout mask replica[1969]  (Letto 813 volte)
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« il: 19 Giugno 2008, 01:15:25 »

punto 0: premetto che il disco θ inascoltabile o quantomeno molti lo definiscono cosμ(pure io quanto meno all'inizio!!!)
punto 1: ascoltare questo disco(ovviamente per intero per 78 minuti e 51 secondi) per me θ stata un Esperienza con la E maiuscola
punto 2: premesso che io non riuscirei mai a fare una recensione di questo ENORME disco passo la "parola" al miglior sito(anche se qualcuno mi sa che obietterebbe ASD) che ci sta sulla rete per ste cose.




A credere in Captain Beefheart e` l'amico e rivale Frank Zappa, il quale, ben piu` smaliziato businessman gli fa da mecenate per il disco successivo, Trout Mask Replica. Beefheart vive con la Magic Band in una casa dilapidata e sopravvive grazie ai genitori. Il gruppo, irrobustito dal giovanissimo chitarrista Bill Harkleroad (in codice "Zoot Horn Rollo"), dal bassista Mark Boston (alias "Rockette Morton") e da Victor Hayden ("The Mascara Snake") al clarinetto basso, vive di fatto in isolamento. Van Vliet compone i brani, che French (personaggio fondamentale di quest'epoca) trascrive per complesso rock. A ciascun musicista viene lasciata ampia liberta` di interpretazione. Van Vliet si e` anche innamorato del clarinetto basso, che usa come un'armonica estesa. La gestazione del disco e` lunga e laboriosa, ma si risolve in una session di otto ore, dalla quale Zappa e Van Vliet estraggono un doppio album, intitolato appunto Trout Mask Replica (Straight, 1969).
Quel disco ha un'aura "art-rock" che gli album precedenti non avevano. La spontaneita` antropofaga degli escrementi blues di Mirror Man si e` trasformata in un conscio programma artistico (non meno spastico, peraltro). Lo humour di Safe As Milk viene abbandonato a favore di un umore eccentrico ma serio che ricorda le piece di Satie. I fumi luciferini di Strictly Personal si evolvono in armonie complesse e spigolose. Ne vien fuori uno dei dischi piu` creativi e coraggiosi di sempre, in anticipo di decenni sul resto della musica rock.
Per molti versi questo disco e` l'equivalente della Fantasia nella carriera di Schumann. Adorno scrisse che quella Fantasia sembra il parto di un folle, ma in realta` e` l'espressione del folle un secondo prima che la follia prenda il sopravvento.
La differenza piu` vistosa con i primi album e` la durata dei brani, che sono per lo piu` brevissimi. Un'altra differenza superficiale e` nella strumentazione, aumentata ai fiati.
L'opera e` tanto complessa e innovativa da risultare indecifrabile. La sezione ritmica suona qualcosa di cosi` poliritmico che non fa piu` da ritmo. Il canto spazia in universi alieni, vagamente interessata alla musica. La chitarra funge da controcanto atonale. Il contrappunto dell'ensemble e` qualcosa a meta` fra il caos orchestrale di Charles Ives e l'alea di John Cage. L'improvvisazione caotica ma razionale ricorda qualcosa della frenetica geometria di Ornette Coleman (che a sua volta ne sara` influenzato). I metri eterogeni che Van Vliet produceva stavano alla melodia come la poesia libera del Novecento sta alla rima. Ma il free-jazz e la musica d'avanguardia sono soltanto alibi, pretesti, per dar libero sfogo alle pulsioni anarchiche del leader. Il disco e` di fatto un'antologia del caos in tutte le sue forme musicali. Per quanto profondamente diversi l'uno dall'altro, questi ventotto brani sono altrettante versioni della stessa scena di devastazione. Trout Mask Replica assomiglia soprattutto a un mosaico di dipinti astratti, ciascuno diverso dagli altri per colore, intensita`, contrasto, ma tutti omogenei nella loro "astrazione".
Buona parte dei brani sono miniature di suono denso, scuro e crepitante, che vorrebbero rifondare il rhythm and blues bianco, ma sono in effetti deliri psicotici. Conservano un'ombra di melodia raccapricciante nel baccanale squilibrato degli strumenti, ma e` come il rantolo di un moribondo che tenti di articolare una frase ma riesca soltanto a mettere insieme un farfuglio sconnesso: Ant Man Bee, Frownland, My Human Gets Me Blues, Sweet Sweet Bulbs. Il dadaismo di Beefheart e` qui al culmine. I testi sono puri nonsense, schizzi astratti che servono soltanto a depistare l'ascoltatore.
Del blues grottesco di Safe As Milk e` rimasto ben poco: la baldanza ritmica di Sugar 'n' Spikes.
L'influenza di Zappa si avverte negli intermezzi chiacchierati e nella musica per telefonata di The Blimp.
Nonostante la quantita` di trovate surreali, l'umor medio e` persino tragico: Beefheart non e` piu` un freak mattacchione, ma una belva attanagliata da una angoscia senza limiti.
Fra i blues veri e propri svettano quelli senza accompagnamento, il delirio spettrale di The Dust Blows o il solenne assolo di Well. Dali`s Car spinge questo formato al limite di una musica da camera blues e gospel.
Il blues del Delta ispira soprattutto tre dei grandi capolavori del disco: la rissa convulsa fra cani rabbiosi di Pena, uno dei capolavori vocali di Van Vliet, qui seconda voce latrante; il grottesco Dachau Blues, dedicato a suo modo ai campi di concentramento nazisti (con un contrappunto repellente di clarinetto basso da far accaponare Eric Dolphy); e la lenta China Pig, a ritmo di respiro e con accompagnamento di sola chitarra, uno dei piu` grandi blues di tutti i tempi.
Nei brani in cui e` piu` evidente l'influenza del free-jazz, e cioe` quelli che privilegiano l'improvvisazione strumentale, si possono riconoscere tratti caratteristici della tenera disperazione dolphyiana, ma portata ad un livello deprimente di dilettantismo e pressapochismo: il litigio sconclusionato fra clarinetti di Hair Pie, il Neon Meate Dream Of A Octafish, perforato da drumming jazzato, clarinetti distorti e allucinazioni indiane, quel magma ribollente intitolato When Big Joan Sets Up. La jam piu` demenziale e assordante si trova comunque in Veterans Day Poppy.
Sovente il canto di Beefheart ha la funzione di voce poetante nella sua bizzarra cosmogonia, mentre un'improvvisazione chitarristica e un ritmo spigliato fungono da sottofondo primitivista. E` il caso di Pachuco Cadaver, che incalza truce e spiritata a rotta di collo, e dell' esorcismo voodoo di Hobo Chang Ba, con tanto di sonagliere e canto mongoloide. Nello stesso stile "horror" si segnalano le piu` "dure" del lotto, assalti ritmici barbari e sagre dell'irrazionalita` caustica del loro menestrello: Ella Guru (con vocioni di sottofondo, sincopi sgangherate, inni gutturali, danze pellerossa, cortocircuiti di steel e riff tremebondi di basso), e l'ascesso licantropo di Moonlight On Vermont, cupo e ossessivo incubo di mezzanotte con una raffica di sincopi devastanti e tamburi voodoo (la sua versione personale dell'Hard-rock). E` il blues degli zombie, votato al sacrificio umano e ai rituali piu` occulti.
Trout Mask Replica e` un monumentale esperimento di irregolarita` ritmiche e un impressionante catalogo di acrobazie vocali. Raucedine, gargarismi, respiri, sottovoce, falsetto... tutto serve allo scopo di smantellare l'arte del canto e tramutarla in degradata emissione di versi bestiali. Per non parlare di quel barrito di clarinetto che fa capolino ovunque, secondo la tecnica guerrigliera dello "spara e scappa".
Il significato ultimo del pandemonio di Trout Mask Replica non e` soltanto il gioco, o la negazione del significato. Sono molteplici i messaggi allegorici del capolavoro di Van Vliet, chiuso d' altronde in un massiccio involucro di astrazioni che ne consentirebbe perfino una interpretazione cosmico-metafisica, alla faccia delle pretese di analfabetismo dell'autore. Le interpretazioni tendono a ricondurre a qualche forma di apologia della pazzia, del primitivo e del caos, contrapposti all'ordine monolitico della societa` tecnocratica.
Beefheart prende a pretesto il blues del Delta, ma ne smembra la struttura: ritmo, armonia, tonalita`, melodia; e poi riassembla i pezzi a casaccio, in maniera asincrona, iniettando free-jazz e improvvisazioni casuali. Beefheart e` il primo musicista a compiere una operazione d'avanguardia di questa portata senza la minima pomposita` intellettuale.

http://www.scaruffi.com/vol1/beefhear.html


Track list

Lato 1
   
   1. "Frownland" – 1:41
   2. "The Dust Blows Forward 'n the Dust Blows Back" – 1:53
   3. "Dachau Blues" – 2:21
   4. "Ella Guru" – 2:26
   5. "Hair Pie: Bake 1" – 4:58
   6. "Moonlight on Vermont" – 3:59

Lato 2

   1. "Pachuco Cadaver" – 4:40
   2. "Bills Corpse" – 1:48
   3. "Sweet Sweet Bulbs" – 2:21
   4. "Neon Meate Dream of a Octafish" – 2:25
   5. "China Pig" – 4:02
   6. "My Human Gets Me Blues" – 2:46
   7. "Dali's Car" – 1:26

Lato 3

   1. "Hair Pie: Bake 2" – 2:23
   2. "Pena" – 2:33
   3. "Well" – 2:07
   4. "When Big Joan Sets Up" – 5:18
   5. "Fallin' Ditch" – 2:08
   6. "Sugar 'n Spikes" – 2:30
   7. "Ant Man Bee" – 3:57

Lato 4

   1. "Orange Claw Hammer" – 3:34
   2. "Wild Life" – 3:09
   3. "She's Too Much for My Mirror" – 1:40
   4. "Hobo Chang Ba" – 2:02
   5. "The Blimp (mousetrapreplica)" – 2:04
   6. "Steal Softly thru Snow" – 2:18
   7. "Old Fart at Play" – 1:51
   8. "Veteran's Day Poppy" – 4:33
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"(in Iran)Non capiscono le ragioni di reprimere nel sangue il dissenso, quando basterebbero dei noiosissimi talk show."

"Marchionne vuol chiudere Termini Imerese. Per rappresaglia gli operai minacciano di riprendere la produzione della Duna."

"A Montecitorio, intanto, Bersani ha incontrato i lavoratori Alcoa, che hanno ascoltato pazienti le sue richieste."

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Traduzione Italiana a cura di SMItalia

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