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Autore Topic: Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere  (Letto 3556 volte)
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« il: 18 Gennaio 2009, 23:28:32 »


1985

Tomàs incontra la donna della sua vita, ma si rende ben presto conto di averla incontrata per essere andato al posto del suo primario nel bar dove essa lavorava.
Per caso, infatti, nella città di Teresa si era verificato un caso di meningite. Per caso il primario dell'ospedale dove lavorava Tomas aveva la sciatica e al suo posto quindi fu mandato Tomàs, per caso Tomàs alloggiò nell'albergo dove lavorava Teresa, per caso prima della partenza Tomàs aveva un po' di tempo libero per andare al ristorante, per caso Teresa era di servizio, per caso serviva al tavolo di Tomàs, per caso Tomàs leggeva un libro (cosa che attirò Teresa), per caso la radio trasmetteva Beethoven (l'autore preferito di Teresa).

Questo dovrebbe impreziosire il loro rapporto perchè frutto del destino?
Non sarebbe più onesto ammettere che il loro amore è nato a causa della sciatica del primario di Tomàs?
Una volta riconosciuto ciò la vita può diventare insopportabile.
E' possibile che l'essere sia così leggero da essere insostenibile?

La vita sembra una trappola, senza un fine. Costretti a fingere, sempre, eliminiamo dalla vista tutto ciò che consideriamo inaccettabile, chiamiamo la debolezza amore, l'amore tradimento, odio la paura, giustizia la coscienza, Dio l'uomo.
Ma Kundera non è un pessimista, è semplicemente un nichilista, e non avere una missione è una liberazione.

“Chi tende verso ‘verso l’alto’ deve aspettarsi prima o poi di essere colto dalla vertigine. Che cos’è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perchè ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.”

Nitzsche diceva che tutto torna eternamente e che questo "eterno ritorno" è requisito effettivo perchè qualcosa esista.
Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. E' per questo che l'uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.
« Ultima modifica: 19 Gennaio 2009, 12:46:02 da ..:: Dioscuro ::.. » Loggato


"Quand'ero bambino giocavo sempre con la mia ombra;
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Vita e morte sono due facce della stessa medaglia


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« Risposta #1 il: 19 Gennaio 2009, 02:14:47 »

Anch'io ho letto il libro qualche mese fa, e trovo la tua recensione molto ben fatta.

Rispetto all'esperienza che ne ho avuto io, l'Autore ha prodotto una lettura della vita non rivoluzionaria, sincera e evocativa, poetica pur essendo reale, crudele.
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« Risposta #2 il: 19 Gennaio 2009, 13:54:38 »

A me questo libro ha deluso un po'. Avevo letto precedentemente "La vita è altrove" di Milan Kundera e l'avevo considerato un vero e proprio capolavoro e forse ho cominciato a leggere quest'altro libro pensando di trovare un capolavoro tale e quale a "La vita è altrove". Invece mi è sembrato decisamente più scialbo e scontato, nonostante non si possa non ammettere che sia un bellissimo libro, anche perché come scrive Milan Kundera credo che scrivano davvero in pochi...





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« Risposta #3 il: 19 Gennaio 2009, 15:40:02 »



Wow, non lo sapevo!
La vita è altrove è anche, comunque, tra le mie future letture..
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« Risposta #4 il: 19 Gennaio 2009, 19:52:54 »

Mi sa che comprerò questo libro,grazie paolo =)  icon_amicizia
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« Risposta #5 il: 19 Gennaio 2009, 23:43:36 »

E' da un bel po' di anni che mi ripropongo di leggere questo libro, che sistematicamente, non so perchè, viene poi rimpiazzato da altri nella lista delle priorità.
La recensione di Paolo e i commenti di Gaetano e Quintino mi hanno fatto tornare la curiosità di leggerlo, però hanno anche fatto nascere il timore di rimanere delusa...
Stavolta ho deciso che sarà la mia prossima lettura (davvero!), e speriamo bene Smiley
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« Risposta #6 il: 04 Gennaio 2010, 22:38:33 »

Un libro leggero, ma leggero in modo insostenibile.
Quanti aforismi, quanto stile, che personaggi!
Ma ha ragione Karenin? La felicità è desiderio di ripetizione? O è desiderio di ripetizione nascosto da speranze di cambiamento?
E l'infelicità deriva dalla leggerezza? Quindi dalla consapevolezza della futilità di ogni scelta e di ogni azione in un'ottica di fuggevolezza (lo scorrere del tempo) opposta all'idea di eterno ritorno?
Quindi la pesantezza esiste? No, Tomas riesce a vivere anche senza il proprio Es muss sein; è la leggerezza (insostenibile) della vita, che lo (e ci) priva del libero arbitrio. Allora Parmenide aveva torto?

Ma che cazzo ne so!
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« Risposta #7 il: 05 Gennaio 2010, 19:31:37 »

Un libro leggero, ma leggero in modo insostenibile.
Quanti aforismi, quanto stile, che personaggi!
Ma ha ragione Karenin? La felicità è desiderio di ripetizione? O è desiderio di ripetizione nascosto da speranze di cambiamento?
E l'infelicità deriva dalla leggerezza? Quindi dalla consapevolezza della futilità di ogni scelta e di ogni azione in un'ottica di fuggevolezza (lo scorrere del tempo) opposta all'idea di eterno ritorno?
Quindi la pesantezza esiste? No, Tomas riesce a vivere anche senza il proprio Es muss sein; è la leggerezza (insostenibile) della vita, che lo (e ci) priva del libero arbitrio. Allora Parmenide aveva torto?

Ma che cazzo ne so!

La miglior recensione che io abbia mai letto!
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« Risposta #8 il: 05 Gennaio 2010, 19:34:30 »

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« Risposta #9 il: 05 Gennaio 2010, 20:17:36 »

Un libro leggero, ma leggero in modo insostenibile.
Quanti aforismi, quanto stile, che personaggi!
Ma ha ragione Karenin? La felicità è desiderio di ripetizione? O è desiderio di ripetizione nascosto da speranze di cambiamento?
E l'infelicità deriva dalla leggerezza? Quindi dalla consapevolezza della futilità di ogni scelta e di ogni azione in un'ottica di fuggevolezza (lo scorrere del tempo) opposta all'idea di eterno ritorno?
Quindi la pesantezza esiste? No, Tomas riesce a vivere anche senza il proprio Es muss sein; è la leggerezza (insostenibile) della vita, che lo (e ci) priva del libero arbitrio. Allora Parmenide aveva torto?

Ma che cazzo ne so!

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Stava solo prendendo in giro la mia  icon_ringhio
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« Risposta #10 il: 05 Gennaio 2010, 21:57:22 »

In realtà ho scritto quelle quattro frasi prima di leggere la tua recensione, mi sono accorto solo dopo che in effetti Kundera ha dato anche a te più domande che risposte, ma la similarità è solo una (buffa) coincidenza  icon_risate
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« Risposta #11 il: 08 Gennaio 2010, 17:32:48 »

secondo me è uno di quei libri che non ti da risposte,ma solo domande,a cui dovresti rispondere tu stesso..da' immagini di vita particolari e inusuali che stimolano alla contemplazione e alla riflessione..nel periodo in cui l'ho letto stavo mattinate intere imbambolata a riflettere su ogni passaggio,per trovare esplicazioni,colori e sogni..la sua particolarità sta nella psicologia,è come se fosse la versione romanzata di un trattato..a me è piaciuto molto.
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« Risposta #12 il: 08 Gennaio 2010, 18:23:10 »

Mi ha incuriosito, credo proprio che lo leggerò  icon_vegeta
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« Risposta #13 il: 08 Gennaio 2010, 19:18:37 »

Mi ha incuriosito, credo proprio che lo leggerò  icon_vegeta

ma che c'entra quella faccina sayan? XD
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« Risposta #14 il: 08 Gennaio 2010, 20:32:01 »

Mi ha incuriosito, credo proprio che lo leggerò  icon_vegeta

ma che c'entra quella faccina sayan? XD

 icon_vegeta non lo so, l'ho vista ed è stato un colpo di fulmine  XD
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