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Autore Topic: Perchè (non) credere?  (Letto 4610 volte)
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« Risposta #15 il: 18 Marzo 2009, 21:29:40 »

Gli uomini si affidano alle religioni per svariati motivi: cultura, paura, debolezza

Cultura
Credo sia la motivazione principale. In base al luogo del mondo in cui si nasce, ogni individuo è educato secondo i fattori culturali della zona.
Può quindi capitare il Cristianesimo, l'Ebraismo, l'Islam, l'Induismo, il Buddhismo, l'Animismo, il Paganesimo, il Vudù e chi più ne ha più ne metta.
Non esiste una religione più "giusta" dell'altra, è praticamente indifferente dal momento che si tratta di argomenti inverificabili. Il fattore è esclusivamente culturale e l'osservazione geografica ne è la prova.
La resurrezione di Gesù non è più attendibile dei fatti dell'Iliade, l'apertura del Mar Rosso non mi sembra tanto più probabile della Pietra Nera inviata a Maometto dal cielo, la divisione tra paradiso e inferno rispetto alla trasmigrazione delle anime e così via.
Tutte queste possono essere considerate come metafore ed hanno ugale valore, che dovrebbe essere appunto culturale.

La Chiesa cattolica ne dà un'interpretazione ufficiale che neanche i cattolici stessi conoscono, principalmente sull'uso delle metafore: nel Catechismo ufficiale, nelle encicliche ed in altri documenti viene più volte chiarito che molte di esse NON sono metafore. Questo significa che Adamo ed Eva non devono essere interpretati come una raffigurazione del genere umano ma come due personaggi storici realmente esistiti, che Maria ha concepito in modo miracoloso e che era vergine ante et post parto, che Gesù abbia camminato realmente nelle acque, ecc..
Alla luce di questo credo siano a maggior ragione tutte sullo stesso piano.

Paura
Non avendo il controllo completo sulla nostra vita, spesso ci riduciamo in uno stato di disperazione e l'unica cosa che rimane è invocare ciò che ci è necessario, senza criterio alcuno.
Questa impotenza l'ho provata anch'io, e in una situazione critica sorge quasi spontaneo il bisogno di "chiedere".
E poi, prima tra tutte, la paura della morte.

Debolezza
Vivere non è affatto facile e probabilmente noi che siamo al pc a parlarne siamo tra i più fortunati.
Spesso non è possibile sopportare tragedie, perdite, lutti, ingiustizie. Spesso non è possibile accettare l'idea che le ingiustizie ricevute non possano un giorno essere punite.
L'idea che non esista una legge superiore, etica, che equilibri il bene ed il male, è insopportabile e per questo motivo viene colmata dal credo religioso.
Per me è impossibile che questa giustizia esista in quanto è impossibile separare bene e male.
Per me non esiste il peccato originale, non esite il peccato in generale ed ogni azione va perseguita per un principio morale e non per la paura della pena.
Mi chiedo quindi in base a quale criterio si possa scegliere una religione piuttosto che un'altra.

Spezzo il topic perchè molto interessante.
« Ultima modifica: 18 Marzo 2009, 22:48:41 da ..:: Dioscuro ::.. » Loggato


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« Risposta #16 il: 19 Marzo 2009, 15:07:25 »

perchè non credere?
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« Risposta #17 il: 19 Marzo 2009, 15:11:08 »

Il titolo che ho dato non voleva naturalmente in nessun modo "indirizzare" l'argomento.
Anzi lo correggo.
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« Risposta #18 il: 20 Marzo 2009, 15:57:55 »

Molte leggi hanno risentito direttamente della morale cattolica, lo dico senza polemica, come di una morale di stato.


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« Risposta #19 il: 21 Marzo 2009, 14:31:08 »

Per me è impossibile che questa giustizia esista in quanto è impossibile separare bene e male.
Per me non esiste il peccato originale, non esite il peccato in generale ed ogni azione va perseguita per un principio morale e non per la paura della pena.

Paolo, che cosa vuoi dire con queste frasi?
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« Risposta #20 il: 21 Marzo 2009, 16:42:21 »

Per me è impossibile che questa giustizia esista in quanto è impossibile separare bene e male.
Per me non esiste il peccato originale, non esite il peccato in generale ed ogni azione va perseguita per un principio morale e non per la paura della pena.

Paolo, che cosa vuoi dire con queste frasi?

Provo a spiegarmi.
Per me "Bene" e "Male" sono esclusivamente due nomi che l'intelletto umano assegna alle cose nell'atto di confrontarle tra loro, solitamente sovrapponibili ai concetti di vantaggio/svantaggio.
Non si possono assolutizzare nè comprendere (potrei creare molto male tramite ciò che credo bene, e viceversa).
Esistono alcuni valori di evidente utilità come il rispetto per gli individui, l'onestà, l'altruismo, ma sono portatori di un "bene" il cui senso è del tutto artificiale e strumentale a noi esseri umani, dunque neanche assoluto.
Di conseguenza non credo nel peccato, non credo in un'aldilà meritocratico. Non credo che un giorno saremo giudicati per ciò che abbiamo fatto in vita perchè non esistono i parametri secondo cui farlo.
Noi siamo biglie in un tavolo da biliardo a cui è stato dato il primo colpo, non siamo soggetti a nessuna legge se non quelle della natura.
Detto tutto ciò, perde di senso per me il concetto stesso di religione. Ha senso se il suo scopo è migliorare la vita nel corso della vita stessa.
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« Risposta #21 il: 22 Marzo 2009, 13:05:40 »

parole..vane parole...

una religione ci sta, un dio ci sta...gli altri? mitomani !


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