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Autore Topic: La morte e i suoi volti.  (Letto 5345 volte)
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Narci
Meglio di una roccia.
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« Risposta #15 il: 13 Maggio 2009, 19:25:59 »

Non credo che questo accadrà, ognuno di noi lascia un segno indelebile alle persone che fanno parte, chi più chi meno, della nostra vita. Gli esseri umani sono tutti collegati come in una rete. E specialmente alle persone che ti hanno conosciuta bene dubito che tu non abbia lasciato niente  smiley

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<< Io adesso vivo così,ma tu non puoi voltare le spalle alle tue responsabilità e fuggire da loro. E' una scelta negativa e d'evasione. >>
<< Penso non ci sia niente di negativo nel fuggire per salvarmi la vita. >>

- Narci vincit omnia.
QuintinoRocca
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« Risposta #16 il: 14 Maggio 2009, 12:01:36 »

Io credo che una volta morti finiremo da qualche parte nella galassia dell'ovest; il nostro corpo ci resterà solo se saremo stati dei guerrieri buoni, altrimenti diventeremo degli spiritelli. Ovviamente i cattivi finiranno negli inferi. Il giudizio spetterà ad un gigante rosso con la barba nera e un cappello da vichingo. Ovviamente ci comparirà l'aureola. Avremo la possibilità di combattere contro guerrieri potentissimi e di percorrere lunghe strade a forma di serpente. La condizione non sarà irreversibile, resusciteremo infatti decine di volte per partecipare a tornei vari.

mmm...m ricorda qualcosa icon_mrgreen
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ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti
come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere
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la vita è un suicidio
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« Risposta #17 il: 21 Settembre 2009, 19:14:08 »


ho un concetto abbastanza naturalistico della morte.sono del tutto d'accordo con dioscuro,il nostro corpo ritorna alla natura,siamo nati dal niente e torniamo nel niente,un niente infinito e speciale(per questo odio i cimiteri,tranne che per ragioni puramente artistiche).l'anima?secondo me l'anima è energia,riflesso di qualche pensiero,qualche sensazione,che rieccheggia attorno a noi,dentro noi.perchè una persona comprende tutte le anime che ha conosciuto,quindi l'unicità del singolo non è inutile,crea la forza universale dell'uomo,l'essere del mondo..un concetto più divino che scientifico.non credo che esistano mondi dopo la morte,ma esistenze parallele non coscienti,che aleggiano attorno al mondo come una brezza..
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Mare mare mare voglio annegare
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via via via da queste sponde
portami lontano sulle onde...
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« Risposta #18 il: 02 Gennaio 2010, 09:52:59 »

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
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Wahrheit und Lüge. Sicherheit ist nirgends.
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Wir spielen immer, wer es weiß, ist klug.


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« Risposta #19 il: 07 Gennaio 2010, 13:22:40 »

oggi mi sento di particolare cattivo umore, credo quindi che finalmente sia giunto il momento di esprimermi in questo topic.
Il pensiero della morte delle sue conseguenze e soprattutto delle sue premesse è onnipresente nel mio software neurologico. Dopo parecchi ragionamenti e letture e studi ho elaborato una mia personale teoria a riguardo, che prende forma da principi di più grande portata del concetto circoscritto e abbondantemente emotivo del 'morire'. Il nocciolo della questione per me sta nell'analisi epistemologica del mondo/universo reale, o perlomeno di quella fetta di esso che ci è raggiungibile. Quello che ci circonda fondamentalmente è in continuo divenire, una trasformazione continuativa di energie e materie in cui non esiste uno stato di equilibrio assoluto delle parti in gioco, ma solamente in genere la tendenza a raggiungerlo da stati potenziali superiori. E' proprio questa tendenza dissipativa (potenziale inespresso vs caos organizzato) che genera la vita come la conosciamo e la vivacità dei sistemi materiali. L'equilibrio finale ipotetico si raggiunge quando ogni cosa è ferma nello spazio(tempo), esso per definizione è eterno e immobile, ma proprio per la sua immutabilità non esisterebbe in questo mondo, o sarebbe comunque insondabile e inerte: quello che accade è che c'è evoluzione temporale solo se c'è evoluzione spaziale e viceversa, l'ambiente quindi in cui siamo immersi è determinato da queste due variabili in maniera assoluta, ove manchi uno dei due l'altro viene meno, il problema è che i due non mancano mai. Ovvero in questo universo non esiste o non ci è manifesto il non-spaziotempo. Da queste permesse metodologiche partono i miei ragionamenti sulla morte e su tutto il resto. Per esserci vita sia biologica che fisica dev'esserci irreversibilità, dissipazione, squilibrio e finitezza, ossia un inizio e una fine, una trasformazione che parta da un certo livello e scenda ad uno più basso per differenze di potenziali, la fine della vita conclude la trasformazione, ma non è la fine dei giochi, è la semplice degenerazione della trasformazione, un passaggio ad altre forme di scambio energetico, sempre più grossolano. Di contro la morte biologica è lo stato di equilibrio cui perviene l'uomo, essa è eterna e immutabile quindi i dopo-morti in questo mondo non esistono e non possono interagire con esso, e non ha senso di parlare di vita oltre la morte perchè non c'è potenziale nella morte, non c'è divenire, trasformazione e spazio-tempo. Se c'è qualcosa dopo la morte è in un universo morto, infinito immobile e perpetuo, esattamente lo stesso universo che abiterebbe un dio eterno, egli non potrebbe interagire con il nostro universo come lo conosciamo perchè qui, cioè nello stesso luogotempo da lui ipoteticamente creato, lui non esisterebbe. La mia conclusione è che il possibile dopo-universo abitato da dio e dai morti, per quanto ineffabile e complicato o perfetto possa essere non ha nessun senso razionale, e comunque non più senso di questo universo conosciuto! La morte dunque è non-vita, il nulla, un cazzo di niente... sulle questioni anima che sopravvive chissà dove chissà come penso semplicemente che la vita biologica sia solo un'aggregazione più raffinata e autoconservativa di materia grezza ad altissimo potenziale, esattamente come la formazione di un cristallo di quarzo, si formarono i primi essere unicellulari, e la loro, la nostra, evoluzione è l'espressione più elevata del leitmotiv universale: continua trasformazione di energia e materia...sembra un paradosso che da semplici siamo diventati così complessi se la tendenza generale è la dissipazione materiale ed energetica, ma non lo è: propaggine su propaggine su propaggine = caos = che è esattamente la vita. Solo perchè siamo in grado di porci delle domande e di estenderci oltre la mera sopravvivenza presumiamo di avere un'anima, magari eterna, in realtà siamo solo una macchina a km limitati.
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Mercurio
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« Risposta #20 il: 07 Gennaio 2010, 16:16:36 »

vabbè m'bare, io la penso in questo modo da anni senza bisogno di scassare le palle con post kilometrici

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« Risposta #21 il: 07 Gennaio 2010, 16:48:11 »

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