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Autore Topic: S. King - Cuori in Atlantide  (Letto 578 volte)
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real_gone
"Il Cavaliere del Secchio"
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L'importante non è nascere, ma rinascere (Neruda)


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« il: 05 Luglio 2009, 17:47:41 »



Difficile parlare brevemente di questo libro di Stephen King.

La prima cosa che emerge è la forte disillusione per le potenzialità di una generazione, quella che ha cavalcato gli anni '60 nel confronto tra hippie e rednecks, e il rammarico per il tramonto degli ideali che si portava dentro ma che sono giunti ai giorni nostri piuttosto sbiaditi: cinque racconti profondamente legati l'uno con l'altro, con molti personaggi ricorrenti, ambientati in un arco temporale che va dal 1960 al 1999.

"Zampa di passero" "Pollo d'America" sono i due nomi con cui era inteso il simbolo della pace da parte dei pacifisti e da parte di chi lo disprezza: sullo sfondo, la tragedia del Vietnam che, a parte il primo racconto (l'unico che contiene un elemento soprannaturale), occupa intensamente e condiziona le vite dei personaggi all'interno degli altri racconti. Cinque storie per cinque destini che si intrecciano e si realizzano variamente all'interno delle altre storie, accompagnando lo svolgimento di altri destini, di altri personaggi.

King è come sempre magistrale nella descrizione dell'infanzia (primo racconto), molto coinvolto nell'evocare gli anni della contestazione giovanile all'interno degli ambienti universitari, da lui frequentati proprio tra il '66 e il '70 (secondo racconto), polemico, drammatico, profondamente amaro e grottesco (soprattutto nel terzo racconto) nella descrizione del reinserimento e dei danni psicologici subiti da reduci del Vietnam (il quarto racconto è anche letterariamente eccezionale), struggente e riconciliante nell'ultimo racconto che si ricollega al primo chiudendo con degli elementi fantastici un immaginario cerchio.

Dal primo e in parte dall'ultimo racconto Scott Hicks ha tratto un omonimo film, godibile ma senza dubbio incomparabile alla ricchezza e alla varietà delle storie del libro, ma riscattato dall'ottimo Antony Hopkins.
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