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Autore Topic: Islam, quanto ne sappiamo?  (Letto 2420 volte)
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Ricciolino
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« il: 06 Dicembre 2009, 15:33:55 »

mi rendo conto che l'argomento è davvero pesante con la crisi che attraversa il forum di questi tempi...però in sè non perde l'interesse strategico che lo caratterizza. Il fatto è questo: lo scontro tra civiltà occidentale-cristiana e islamica-mediorientale è sempre più attuale e si declina i diverse forme, non tutte vicinissime alla nostra personale esperienza, dalla guerra arabo-palestinese, al terrorismo fondamentalista islamico all'immigrazione e all'integrazione culturale nel nostro paese. Fermo restando che vorrei che la questione non sfociasse troppo in beghe politiche o si attualizzasse eccessivamente in episodi troppo specifici (l'avrei messa in periscopio o sfida politica altrimenti), quanto conosciamo e cosa conosciamo oggi dell'Islam? come lo giudichiamo ripetto alla nostra cultura? è possibile l'integrazione? a chi vuole, la parola..
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Mercurio
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« Risposta #1 il: 06 Dicembre 2009, 19:17:11 »

Io sto studiando storia dei paesi islamici, quindi un'idea me la sono fatta. Per quanto riguarda l'integrazione è assolutamente possibile se si rispettano le tradizioni di ognuno. Il fondamentalismo, come d'altronde ha ricordato il presidente della camera, non può che giovarsi dello scontro fra civiltà. Dove c'è tolleranza è molto più difficile che il fondamentalismo attecchisca. Tutta la menata sulla violenza predicat nelle moschee è semplicemente ridicola, per il fatto che se il culto non viene istituzionalizzato e se le moschee non si vogliono costruire, si andranno a creare luoghi di culto non regolamentati e non controllati nei quali il fondamentalismo non ha nessun problema ad infiltrarsi.
Per quanto riguarda gli elementi culturali in contrasto con la nostra cultura, la realtà è che fino a qualche decennio fa in Sicilia, molte donne portavano il velo e non mi sembra che fossero molto emancipate... Io credo sia una questione di tempi e credo pure che sia molto più facile per le donne musulmane emanciparsi in Italia piuttosto che nel loro paese d'origine.

Avrei altre cose da dire, spero che scaturisca un bel dibattito, possibilmente con posizioni differenti perchè l'argomento è estremamente interessante.
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« Risposta #2 il: 06 Dicembre 2009, 20:18:07 »

Parto dalla considerazione che ogni religione si manifesta secondo il livello sociale e culturale del luogo.

Teologicamente Cristianesimo e Islam non mi sembrano particolarmente differenti, nè nella dottrina nè nella storia.
Bibbia e Corano hanno in comune la Genesi, Angeli, Arcangeli, le vicende di Abramo, di Mosè e buona parte di quelle di Gesù.
Sono circa uguali in numero fedeli nel mondo.
Entrambe elaborano i concetti di peccato, di digiuno, di aldilà e di ricerca del proselitismo.
Entrambe sono costellate di eventi fantastici e sovrannaturali. Non vedo dunque più credibile Mosè che separa le acque piuttosto che Maometto che riceve la Pietra Nera o la resurrezione di Gesù piuttosto che il paradiso islamico percorso da fiumi di latte e miele.
La Bibbia se presa attentamente è piena di messaggi, specie nell'antico testamento, di morte, di razzismo e di odio, così come di amore, fratellanza, cooperazione.

La differenza sta nell'approccio alla religione, all'interpretazione metaforica o meno dei testi e soprattutto all'elaborazione critica.
Un fondamentalista islamico così come un fondamentalista cattolico lascia che la religione invada i diritti di uomini e donne. Ma il terrorismo islamico non è diverso (probabilmente più innoquo) dal militarismo americano ed europeo che per qualche bizzarro motivo appare come giusto, semplicemente avendo cambiato il nome in "missioni di pace".
Qualunque operazione di violenza dovrebbe essere condannata, includendo naturalmente quella di matrice islamica, ma fondamentalismo e religione sono state ormai ingiustamente connesse dai media.

Se gli occidentali si sentono migliori dovrebbero dimostrarlo, mentre invocano odio e rinforzano le barriere di diversità, facendo lo stesso dei "fondamentalisti" che accusano.
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Mercurio
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« Risposta #3 il: 06 Dicembre 2009, 20:51:04 »

Diciamo che la differenza sostanziale sta nel fatto che mentre nel cristianesimo c'è semrpe stata una distinzione tra stato e religione, nell'islam ciò non è possibile. Le scritture non possono essere interpretate e non esiste una gerarchia ecclesiastica..
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Ricciolino
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« Risposta #4 il: 07 Dicembre 2009, 13:07:13 »

mi trovo d'accordo con i vostri pareri, avete proprio usato metafore e concetti che sono miei propri, e la cosa potrebbe spaventarmi.. Per quanto riguarda i precetti religiosi, è proprio come dice mercurio: la religione islamica è piuttosto invadente, esiste una fermezza diffusa nel seguire i suoi precetti (che ricordiamolo non sono tutti di pace e fratellanza o tutti d'odio e guerra), ma parlando con una mia amica maghrebina ho appreso da lei diverse informazioni utili:1) anche un islamico ha un rapporto diretto e personale con Allah, nel senso che non è costretto dalla comunità o dalla famiglia a seguire forzatamente ogni singolo precetto (eccetto quelli che fanno parte della condotta etica culturale condivisa in alcune culture) 2) nella maggior parte dei paesi arabi la religione cristiana e musulmana convivono serenamente e con reciproco rispetto (e la cosa non fa notizia evidentemente), in quanto anche se considerano infedele chi non crede in Allah (più o meno come il concetto di peccatore nel cattolicesimo) riconoscono Gesù come profeta e rispettano i suoi seguaci. 3) la famiglia islamica è fortemente patriarcale e per certi versi molto chiusa su se stessa, la preferenza cioè è quella di non far sposare 'infedeli' e musulmani, non abbandonarsi agli eccessi della vita mondana occidentale, soprattutto per quanto riguarda le donne, i contatti con l'esterno sono piuttosto vigilati, ma resta fermo l'alto rispetto per le istituzioni e le tradizioni, soprattutto per i musulmani ormai trapiantati in occidente tendono ad ammorbidirsi via via, purchè da entrambe le "parti" sia mantenuto un certo rispetto reciproco. La scuola in questo è fondamentale, perchè porta anche involontariamente la cultura nel mio esempio italiana dentro le famiglie, e stimola riflessioni e interrogativi all'interno dei nuclei familiari islamici, che via via nel tempo diventano una solida base di integrazione. L'idea avanzata tempo fa di creare classi differenziate per gli stranieri è in tal senso un'aberrazione che porterebbe ad incomprensioni e diffidenza epr il diverso. L'atteggiamento di chi punta il dito su certi aspetti negativi o incomprensibili della cultura islamica sono per me il più delle volte un modo per giudicare il proprio gruppo di appartenza il più "giusto". Ignorando che anche la nostra cultura ha punti oscuri (oscurissimi), e fino a qualche decennio fa come ricordava Mercury, la stessa cultura familiare siciliana era, e per certi aspetti resta, permeata da opinabili formae mentis. Resta d'altro canto indispensabile condannare i fondamentalismi e le violazioni di diritto, senza mai scordare però che essi si manifestano in entrambe le culture anche se in forme che non riconosciamo, e soprattutto non usandole come manganello pregiudiziale per affossare una cultura, quella islamica e araba, di grande spessore e tradizione
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« Risposta #5 il: 10 Dicembre 2009, 20:39:29 »

Vorrei accostarmi a questa discussione senza rischiare di dire delle banalità perchè l'argomento è tanto variegato quanto complesso.

Credo che tutti noi siamo consapevoli del fatto che in Italia (ma anche, purtroppo, in molti altri paesi europei) al solo nominare la parola "islam" ci si trovino davanti espressioni terrorizzate. Qualche tempo fa, quando si accese la discussione sulla decisione di Strasburgo di abolire i crocifissi, mi sono ritrovata a sentire persone che urlavano con disperazione e rabbia "Ci vogliono togliere i crocifissi per poter andare in giro con il velo, vogliono fare come se fossero a casa loro 'sti arabi". E non continuo. Questo perchè purtroppo il terrore dell'uomo per tutto ciò che è diverso non conosce frontiere e non conosce ragioni.
L'aspetto che mi preoccupa maggiormente, però, è questo: la paura e tutto ciò che ne deriva (la diffidenza, l'odio eccetera) può essere superata solo con la CONOSCENZA. Il problema è che la volontà, la disponibilità alla conoscenza mancano completamente. Spesso vengono anche osteggiate dall'alto.
Purtroppo si diffonde sempre più l'idea che 'islamico' e 'musulmano' siano sinonimi di 'fondamentalista' o, peggio ancora, 'terrorista'; e questo non fa che accendere un integralismo e una chiusura degni dei più floridi anni di attività dell'Inquisizione.
Molti non sanno che in paesi come ad esempio l'Algeria la cultura islamica e quella cattolica convivono degnamente da secoli. A questi esempi di armonia dovremmo guardare per raggiungere un'integrazione che, ahimè, mi appare sempre più lontana Sad
Questo comunque non vuol dire che io non reputo tale integrazione possibile, anzi al contrario. Ho avuto modo di conoscere alcune persone islamich, sia magrebini ma anche europei che potremmo chiamare "seconda generazione di immigrati" come anche ragazzi provenienti dall'Arabia Saudita. Non ho mai trovato, discutendo con loro, la presunta intransigenza rigidità mentale di cui tanto si parla; al contrario mi sono confrontata con persone che vivono la loro religiosità con grande serenità e disponibilità al confronto. A mio avviso è molto importante puntare sulle generazioni più giovani e sugli islamici che sono nati o cresciuti nei paesi occidentali, perchè è proprio da loro che può giungere un esempio significativo.
Che poi esistano gli integralisti è una realtà innegabile, ma generalizzare è sbagliato.

Per quanto riguarda la conoscenza della religione islamica in sì, ricordo di una lettura illuminante che feci qualche anno fa e che mi fece capire come il Corano sia portatore di un messaggio di pace e fratellanza che viene,purtroppo troppo spesso, tragicamente stravolto.

 
« Ultima modifica: 10 Dicembre 2009, 20:53:32 da VioletSkull » Loggato

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« Risposta #6 il: 10 Dicembre 2009, 21:13:26 »

Mah, a mia sti spacchio di arabi sembrano tutti scimie incazzuse
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« Risposta #7 il: 10 Dicembre 2009, 21:14:58 »


Lauri, gli Arabi sono più sperti di te , fidati.

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" Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie.
E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere?
Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai? "
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« Risposta #8 il: 10 Dicembre 2009, 21:16:17 »

Allora perchè mangiano sempre banane?
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« Risposta #9 il: 10 Dicembre 2009, 21:17:07 »


Non ci arrivi?
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" Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie.
E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere?
Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai? "
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« Risposta #10 il: 10 Dicembre 2009, 21:17:58 »

Sì, perchè sono scimie.
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