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Autore Topic: Dottorando ventisettenne suicida. Il padre: "Mio figlio ucciso dall'Università"  (Letto 2691 volte)
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galeot
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Vita e morte sono due facce della stessa medaglia


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« il: 16 Settembre 2010, 18:00:49 »

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Pur sopraffatto dall'immenso dolore per la scomparsa del figlio Norman, Claudio Zarcone trova la forza di parlare e di esprimere la sua rabbia contro un sistema che a suo dire ha armato la mano di suo figlio contro se stesso.

Norman (nella foto), 27 anni, si è gettato lunedì dal terrazzo della facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Palermo dove a dicembre avrebbe completato i tre anni di un dottorato di ricerca.
Claudio Zarcone si scaglia soprattutto contro i "baroni" dell'Università che fin dall'assegnazione della borsa avevano messo da parte Norman: «Ufficialmente sono pubblici, ma poi entra chi deve entrare. C'erano sette posti e mio figlio arrivò ottavo o nono, non ricordo. Entrò senza borsa ed è stato sempre trattato come l'ospite indesiderato. Mi raccontava che non aveva interlocutori, diceva:"nessuno mi caga, è un bordello non posso parlare con nessuno"».

Hanno detto chiaramente che per lui non ci sarebbe stato un futuro all'università e per quanto il padre provasse a consolarlo e ad essere ottimista, era consapevole che il meccanismo non lasciava scampo e che non contasse la meritocrazia. «Ultimamente mi hanno raccontato i suoi colleghi che Norman si sentiva addirittura un fallito - continua Claudio Zarcone - e ho la sensazione che negli ultimi giorni abbia parlato con qualcuno e che questo qualcuno gli abbia dato una risposta molto mortificante».

La morte di Norman non deve passare come un fatto di cronaca ma come il sintomo di un sistema, quello universitario che non funziona. Nessuno può dire a chi ha le capacità che non ci sono speranze. «Ho detto a tutte le agenzie di stampa che me l'hanno ammazzato, che hanno armato la sua mano. L'atto dimostrativo l'ha voluto fare gettandosi da quella facoltà che tanto amava. Adesso i professori diranno che non è vero, ma i fatti sono questi: mio figlio è dentro una bara. Non l'avrebbe fatto se qualcuno gli avesse dato un minimo di speranza. Vorrei dire ai ragazzi di fare una manifestazione perché queste cose non devono più accadere»

Forse avete sentito parlare su Internet di questa storia, in tv è passato tutto nel silenzio o quasi. Io non frequento più l'ambiente accademico, ma questo articolo mi ha messo i brividi, perché l'ho sentito come un'estremizzazione delle sensazioni che io stesso "sentivo" nelle aule della facoltà.

Mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero al riguardo di questa faccenda.


Fonte dell'articolo: http://www.ustation.it/administrator/weblog/816.html
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« Risposta #1 il: 16 Settembre 2010, 20:19:43 »

E' una storia tristissima, emblema di una situazione profondamente radicata. Con l'ultima modifica alla riforma Gelmini è stato anche introdotto un limite di dieci anni alla massima durata di un dottorando. Dopodichè o si diventa prof o a casa. Come se non fosse già abbastanza mortificante spendere dieci anni di gavetta.

Io sto assistendo in prima persona esperienze di "fuga dei cervelli" e lo scenario è avvilente.. Giovanissimi laureati, davvero meritevoli, costretti ad abbandonare casa e affetti per inseguire le possibilità che in Italia (ma non solo) non vengono concesse.
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« Risposta #2 il: 18 Settembre 2010, 10:29:02 »

Beh, tutto vero, il sistema universitario è la fotocopia del sistema generale, la meritocrazia non esiste.
La mentalità che porta avanti (per non dire indietro) l'università è, non mi viene altra parola, mafiosa.
Tutti sentiamo questa sensazione, prima o poi ci scontriamo con essa, e le delusioni sono sempre amare per chi si trova di fronte a qualcosa di sbagliato che non può cambiare da solo, e per chi non può ottenere il risultato che meriterebbe.
Questa storia è tristissima, ma io non riesco a non chiedermi se davvero questo ragazzo si è suicidato per questo motivo, oppure se il padre non stia cercando un capro espiatorio. La delusione, l'amarezza e l'umiliazione potrebbero essere state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma penso che in fondo, se si arriva a suicidarsi, ci deve essere qualche altro problema o una instabilità psicologica di base. Il padre da detto bene, "hanno armato la sua mano", questo è vero. E' un pò come dare un coltello a chi sta male. Si è gettato dall'università, che sia un atto dimostrativo o meno bisognerebbe fare una rivoluzione contro il sistema universitario, altro che manifestazione. È davvero necessario che muoiano un pò di persone prima che le persone aprano gli occhi?
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« Risposta #3 il: 19 Settembre 2010, 02:13:07 »

la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Ha ragione Echoes, l'università che non funziona non può essere il motivo.
Abbiamo tutti un nascosto e soffocante dramma interiore. Le aspirazioni, la voglia di dimostrare, il bisogno di affermazione non sono altro che imposizioni sociali che crediamo provengano dalla nostra indole ma che in realtà sono solo il risultato di questo sistema delle "etichette".
Si dice che più una città sia popolata, più la gente sia sola. Ed è sempre questa cazzo di solitudine che ad un certo punto fa sì che si prendano decisioni drastiche. Come dar torto a questo ragazzo? Penso che quasi tutti ogni tanto abbiano avuto la tentazione di farla finita e, guarda caso, capita sempre quando l'equilibrio di spezza: dopo una lotta faticosa per arrivare, lì non si trova quel che ci si aspettava.
Non so mai se mi si capisca, questo genere di pensieri mi si confonde in testa troppo facilmente.
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« Risposta #4 il: 19 Settembre 2010, 14:57:53 »

la goccia che ha fatto traboccare il vaso
Si dice che più una città sia popolata, più la gente sia sola. Ed è sempre questa cazzo di solitudine che ad un certo punto fa sì che si prendano decisioni drastiche. Come dar torto a questo ragazzo?
scusate se scendo quais in off topic:
Sade, detto così sembra che tu stia meditando il suicidio...il torto del suicidio nel suicidato c'è nell'irrazionalità e nell'egoismo di non pensare al dolore che si causa ai propri affetti, e anche un po' direi nella codardia di risolvere un'avversità con l'estremo gesto. C'è avversità e avversità. Nella mia opinione sottoscrivo il parere di Echoes: per quanto trovi le logiche universitarie italiane un covo di tanta bella merda, non trovo accettabile, o meglio plausibile per una persona sana ed equilibrata, che il sistema abbia fagocitato a tal punto la psiche di Norman dottorando da costringerlo ad un suicidio dimostrativo. Comprendo altresì la frustrazione di tutti i dottorandi e ricercatori ( e anche degli studenti) che si vedono truccare concorsi, vengono sottopagati, sfruttati e umiliati, e costretti a subire un ambiente pesante e meschino. Benvenuti nell'università italiana però! è risaputo che in Italia questo problema c'è e si sente... è un dramma, ma basta mettersi appena fuori dal proprio punto di vista per comprendere che non è il dramma dei drammi. In ultima analisi ritengo questo episodio poco più di un fatto di cronaca che spinge a riflettere marginalmente sull'università, perchè è da altre informazioni, meno di cronaca appunto, che dovremmo capire e indignarci di quanto il sistema faccia acqua e sia iniquo.
Mi ricorda di quando venne ucciso il sindaco di Acicastello da quel tale che aspirava a diventare il suo autista. Frustrato ha ucciso 5 persone e poi se stesso per una realizzazione infranta. Fu dato fra l'altro ampio eco alla vicenda in tv e sui giornali (pure Porta a Porta u.u ) e l'episodio sottolineava sì il malcostume marcio dei clientelismi comunali (roba che neanche in Bulgaria) ma più che sensibilizzare l'opinione pubblica contro questa vile pratica, fu da cassa di risonanza per la, azzardo, di cattivo gusto, elezione della moglie del sindaco assassinato, con le conseguenze della stessa. Quello che mi ispirano vicende di tal genere è solo nichilismo pessimista...la gente continua a votare chi demolisce sistemi che funzionano per altri che funzionano per pochi, gli eletti, i conniventi, i baroni, le cricche...forse ciascuno di noi appartiene ad almeno un'intersezione di questi insiemi e quindi ritengo che le cose difficilmente cambieranno con suicidi, manifestazioni, proteste, scioperi, diserzioni dacchè sembra che ogni parte politica sia referente di qualche piccola parte privilegiata e lobbistica e faccia gli interessi più a loro vicini. Gli strumenti per combattere ciò sono lo spirito critico, l'educazione, e l'informazione...tutte cose che oggi sono indebolite o fuoriviate. Insomma, scusate la prolissità e il catastrofismo, ma per me l'Italia è irrecuperabile e si avvia verso qualche tipo di medioevo sociale (esempio recente: l'OMSA che funziona licenzia italiani e va in Serbia), e il modo è fuggire, non dalla vita, ma da qui. E non dove per forza dove si fa carriera o soldi...ma dove il proprio posto nella comunità è un tantino più certo e tutelato.
« Ultima modifica: 19 Settembre 2010, 15:07:15 da Ricciolino » Loggato

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« Risposta #5 il: 19 Settembre 2010, 23:14:24 »

Premetto che piuttosto che suicidarmi avrei prima fatto saltare qualche testa.
Sarà che per me la meritocrazia è diventata il valore assoluto.

Non riesco a settorializzare il malessere legato ai compartimenti stagni della nostra società (e poi che ci avviamo ad un suicidio mentale a trecentosessanta gradi è cosa piuttosto palese).
La Mente risiede in un organo, l'evoluzione ci ha permesso di modificarci lentissimamente per adattarci ai cambiamenti dell'ambiente. I corpi e le menti si ammalano più frequentemente perchè si corre e ci sono sempre meno appigli a cui aggrapparsi per farsi forza. Non abbiamo più il tempo di metabolizzare, razionalizzare, compensare. E abbiamo sempre meno motivi per farlo.

Non è un intervento lineare il mio, forse è poco chiaro, scusatemi.
E' solo che quando leggo/sento di questi episodi mi vengono in mente scenari apocalittici dove siamo tutti matti.
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« Risposta #6 il: 19 Settembre 2010, 23:52:43 »

Non so mai se mi si capisca, questo genere di pensieri mi si confonde in testa troppo facilmente.

Cerco di spiegare quel Come dar torto a questo ragazzo?
Credo che nessuno abbia il diritto di biasimare chi decide di commettere il suicidio. Non si può giudicare senza sapere con certezza cosa abbia spinto quella persona ad arrivare a questo.
Sono d'accordo nel dire che sia un gesto egoista (tant'è che io NON sto meditando il suicidio), ma in fondo l'egoismo non è una caratteristica comune a molti, troppi uomini? Per me, è uno di quei momenti in cui si diventa incapaci di intendere e di volere... e metterei la mano sul fuoco affermando che, se non tutti, la maggior parte dei suicidi non lo rifarebbe. Ciononostante non mi sento così autorevole da criticare e dire che "è sbagliato". Domani mattina potrebbe impazzire chiunque, io o anche il Papa, chissà.

E il fatto che Norman abbia scelto di lanciarsi dal terrazzo dell'università, non è altro che un modo per accusare qualcuno della sua scelta e della sua insoddisfazione.
Certo resta che l'università non funziona, come non funziona niente e da nessuna parte. Non è l'Italia, non è l'Europa...

Non abbiamo più il tempo di metabolizzare, razionalizzare, compensare. E abbiamo sempre meno motivi per farlo.

E' solo che quando leggo/sento di questi episodi mi vengono in mente scenari apocalittici dove siamo tutti matti.
Esattamente quel che penso io, credo che in fondo lo siamo tutti matti e se non corriamo gridando per le strade è solo perché ci è stato imposto l'autocontrollo e la razionalità. E in questa prigione, trovo sia assolutamente lecito impazzire.
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« Risposta #7 il: 20 Settembre 2010, 12:39:00 »

Cerco di spiegare quel Come dar torto a questo ragazzo?
Credo che nessuno abbia il diritto di biasimare chi decide di commettere il suicidio. Non si può giudicare senza sapere con certezza cosa abbia spinto quella persona ad arrivare a questo.
guarda, io lo giudico eccome, anche se per te non ne ho il diritto. Reputo il suicidio al pari di un omicidio e non sembra che Norman vivesse una vita così oppressiva al di fuori dell'università, suonava e componeva musica ed era a detta di suo padre poliedrico [cit.].. anche se non sappiamo cosa girasse nella testa di Norman, ovviamente, a sentire così non pare non vi fossero vie d'uscita alternative ..non viviamo fortunatamente all'epoca di Flavio lo storico romano di origine semita...Giudico anche sbagliato un suicidio come atto dimostrativo (esistono atti dimostrativi altrettanto drammatici e sentiti) , tanto più che questo gesto non sortirà effetti sistemici. Quanto all'impazzimento, all'irrazionalità di scegliere la morte o non avere motivi per vivere sono d'accordo, tutti possono impazzire, ma allora stiamo parlando di un folle, e lo giudico in quanto tale, e non mi piacerebbe ulteriormente questo articolo di cronaca affiancato alla riflessione sull'università che arma la mano, in entrambi i casi quindi, qualcuno sbaglia nella mia opinione...con le dovute eccezioni di sofferenza che per me necessitano l'eutanasia, come atto dovuto di pietà umana, e le eccezioni di patologie mentali, psicosi depressive e quant'altro, reputo il suicidio in certi frangenti o per certi motivi o in persone che hanno intelligenza e strumenti per difendersi dallo sconforto, una gran vigliaccata.. se c'era poi incapacità di intendere e di volere è un altro discorso, strumentale...
potrei citare Dante, Montale, anzi, cito Levi che infine si suicidò. Anche nel buio e nella fame, credo che la vita sia un dono, e possiamo scorgere in ogni minchioneria del creato un motivo. Riprendo questo passo di Se questo è un uomo, in cui Levi ricorda nel Lager con un amico francese alcuni passi della Divina Commedia..
Anche se non credo in dio, in me è forte la sacralità della vita e la religiosità e non posso non pensare al dolore dei genitori di Norman e ai suoi amici, per che cosa si è suicidato Norman? per un atto dimostrativo contro il sistema universitario? per la sensazione di fallimento? per un momento di sconforto psicologico? non lo sappiamo, ma sappiamo cosa ha lasciato dopo, e lo trovo un lascito ingiusto.
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« Risposta #8 il: 20 Settembre 2010, 16:05:14 »

Renditi conto che stiamo dicendo quasi la stessa cosa, solo che tu stai sentenziando senza sapere cosa c'è dietro.
Pensa a quanti subiscono gravi violenze, nessuno sa niente, nessuno lo vuole sapere... poi si imbottiscono di sonniferi, si impiccano, si buttano dal terrazzo e tutti: Oh no! Poveretto!! - Oh che egoista!
Sì, Enrico, la vita è preziosissima infatti certe persone non dovrebbero permettersi di rovinarla agli altri. Ci sono cose che causano un traviamento mentale che può condurre al sucidio... A questo proposito mi viene in mente il film con Andy Garcia, The Unsaid.  Il padre ha sofferto tantissimo, ma sia il figlio che il ragazzo in cura... Come si fa a sopportare certe cose??? Sei assolutamente certo che tu ne saresti capace? Potrebbe sembrare un discorso che non c'entra niente, cose che capitano raramente... e invece non è così!!
Io non posso (né voglio) immaginare il dolore che proverei se un mio caro si suicidasse, ma se vogliamo dirla tutta... Egoista è anche il dolore di chi subisce la perdita. Soffrire perché non si rivedrà più quella persona, perché non le si potrà più parlare ecc., è egoismo, forse nella forma più altruista che ci sia!

Nel caso di cui parliamo,
Citazione
non sembra che Norman vivesse una vita così oppressiva al di fuori dell'università
E tu come lo sai? "A detta del padre", ok... Ma non è certo che sia stato così limpido. Non voglio fare ipotesi assurde o fuori luogo, cerco solo di sostenere il fatto che non si può mai sapere!

Detto questo, se il motivo unico e solo (e questo potrebbe dircelo solo Norman) è stato l'università, allora potrei unirmi anch'io nel dire che era un viagliacco ecc ecc... Ma nell'incertezza, mi dispiaccio e basta.
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« Risposta #9 il: 20 Novembre 2010, 11:43:50 »

leggo oggi su Repubblica
Citato da: Repubblica
L'INCHIESTA
Reggio Calabria, 'ndrangheta in cattedra
per i parenti dei boss esami e test "regalati"

Indagini dei Ros, 15 indagati in ateneo. Nel mirino anche professori e ricercatori delle università di Catanzaro e Messina. Così i rampolli delle cosche si laureavano senza aprire un libro.

dal nostro inviato ATTILIO BOLZONI

REGGIO CALABRIA - I figli della 'ndrangheta forse non saranno i più secchioni, ma i più bravi sicuramente sì. Uno di loro, Antonio, è riuscito a superare nove difficilissimi esami in soli quarantuno giorni. Così stava diventando architetto senza avere mai preso un libro in mano. La mafia calabrese sale in cattedra e detta legge anche all'Università. "Senti, ma come si chiama la materia?", chiede Antonio Pelle, rampollo di una delle famiglie influenti di San Luca al professore che lo deve raccomandare con il collega di Arboricoltura Generale. Dopo qualche ora lo zio Domenico s'informa con il nipote: "Quanto hai preso?". Il ragazzo gongola: "Trenta! Trenta!". E lo zio: "Alla faccia: e che materia era?". Il quasi laureato Antonio Pelle balbetta, non sa cosa rispondere: "Agro.. agro... agricoltura?".

Indagando sui crimini e gli intrecci dei Pelle della Locride, i carabinieri del Ros si sono spinti negli Atenei fra la Calabria e la Sicilia scoprendo che all'Università di Reggio - ad Architettura - c'è un mercato di esami con la complicità "di docenti e del personale amministrativo" e che in almeno altre due facoltà - Medicina a Catanzaro e a Messina - i boss e i loro eredi trafficano per "condizionare l'andamento dei test d'ingresso". [...]

sono contento che i carabinieri possano ancora smascherare queste ingiustizie, grazie ad intercettazioni e microspie...ma l'intero sistema richiede una risposta politica di rinnovo, che superi le altisonanti e inutili iniziative gelminesche (tipo introdurre i voti per professori, stilati da genitori e studenti...) a annulli la possibilità di barare, e di baronare... la meritocrazia nella visione gelminesca passa per le graduatorie a coda, e non a merito appunto, per l'accorpamento di facoltà triennali che diventano sempre più generiche e meno formative, e per i tagli (per l'università pubblica soltanto) ...era ottima l'iniziativa proposta da Italia dei Valori, di non dare contratti a chiamata a parenti fino al terzo grado di professori dello stesso ateneo, come succede all'estero. Emendamento bocciato da Pdl e Lega..
il governo del fare, ha fatto solo tanti annunci...
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