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Autore Topic: Ebook reader: sì o no?  (Letto 7796 volte)
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Ged
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« il: 24 Dicembre 2010, 11:52:15 »

(Apro questo topic qui perché riguarda il mondo della lettura)


Oggi mi è arrivato il lettore ebook che avevo ordinato: Cybook Gen3 (Gold edition) della Bookeen.

L'avevo ordinato appena 5 giorni fa! E l'hanno spedito dalla Francia...cioè, wow, veloci Cheesy

E voi che ne pensate degli Ebook Reader?

Pro:

1) risparmio:
Costo: 265 euro (tasse comprese).
Memoria: 1GB (decine di migliaia di libri) espandibile con scheda memoria.

Insomma, basta scaricare gli Ebook tramite emule et similia e si risparmiano una marea di dindini!

265 vi sembrano troppi? IBS lancerà a gennaio il suo lettore ebook a soli 199 euro (e pure touch!)


2) Energia:
La batteria si consuma solo quando si cambia pagina, e quindi dura settimane.


3) Schermo.
Lo schermo è e-ink: non retroilluminato, opaco, in 6 tonalità di grigio. Insomma, è identico a un libro cartaceo!
Non stanca gli occhi, o almeno, non  più di un libro cartaceo.


4) Caratteri:
I caratteri si possono ingrandire in modo da facilitare la lettura. Si può anche ruotare il testo per adattarlo in larghezza.


5) File:
Legge praticamente tutti i file di testo.


6) Funzioni aggiuntive:
Legge anche gli Mp3 ed è dotato di auricolari.

7) Ecologia:
Si risparmia un sacco di carta, e quindi di alberi.


Cool È portatile XD


9) Ha anche una custodia protettiva!


10) Lotta al copyright selvaggio:

Il professor James Boyle nel suo saggio The Public Domain  calcola che ben l’85% di tutta la produzione artistica del mondo faccia questa fine: non viene diffusa perché questo violerebbe le leggi sul diritto d’autore e d’altra parte non esiste più nessuno che la venda o che ci guadagni sull’eventuale vendita. Lui la chiama arte orfana. Una bella vittoria del copyright! Il rendere inaccessibile l’85% delle opere che si vorrebbero “difendere”.

Esistono molti romanzi che ormai non si trovano più in forma fisica, ma che in ebook si trovano facilmente. Ad esempio due dei miei libri preferiti: Cuore d'Acciaio e Il Treno degli Dei. Entrambi pubblicati dalla Fanucci, non sono più stati ristampati, e questo per problemi di copyright.
Questa è un’altra stortura dell’attuale regime riguardo il diritto d’autore. Su questi romanzi in Italia non ci guadagna più nessuno, né gli autori, né la casa editrice, né i lettori. Eppure un sacco di gente pensa che sia giusto così. Be’, non importa quello che dicono le normative e le leggi (letteralmente comprate ad hoc, non certo nate per difendere gli interessi della collettività), non è giusto.

11) L'uso dell'ebook reader è molto facile ed intuitivo.


12) Funzione segnalibro (ogni volta che si riapre un libro già incominciato, verrà caricato all'ultima pagina letta con tutte le modifiche apportate, come lo zoom). Funzione ricerca pagine e ricerca capitoli (se PDF o ePUB).


13) E' leggerissimo (174 gr), sottile e piccolo (più o meno quanto un libro tascabile. Per intenderci, gli Oscar Mondadori), lo schermo è di buona grandezza e, come detto sopra, si può regolare la grandezza dei caratteri. Leggere è comodissimo con questo apparecchio.

14) Si risparmia spazio!

Intendo sia nelle proprie case (io non so più dove vmetterli, davvero!), che nelle librerie.
Gamberetta trattò questo argomento nelle recensione di Bryan di Boscoquieto (pessimo romanzo):

Bryan di Boscoquieto danneggia tutti quanti perché occupa spazio.
Una delle tante critiche che rivolgono a me, a volerla esprimere in termini non ingiuriosi, è del tipo: vivi e lascia vivere! Cosa t’importa dei brutti libri o dei libri che tu pensi siano brutti? Questa roba qui di Boscoquieto sarà una schifezza, ma se il Ghirardi è contento, la sua casa editrice è soddisfatta e gli eventuali fan sono felici, qual è il problema?
Il problema è che i libri occupano spazio fisico, e lo spazio è poco. Se si consultano i dati ISTAT 2006 sulla lettura e la sintesi del Rapporto sullo Stato dell’Editoria in Italia per il 2008 dell’AIE, si può scoprire che l’unica possibilità per un romanzo di essere letto è di essere comprato “al dettaglio”. Ovvero un romanzo deve approdare in libreria, edicola, supermercato, centro commerciale. Le vendite via Internet (attraverso siti quali iBS.it o Bol.it o simili), benché in crescita, rappresentano ancora una percentuale minima delle vendite complessive; allo stato attuale, non c’è alcuna possibilità per un romanzo di raggiungere un pubblico significativo (qualche migliaio di persone) senza il passaggio in libreria.
Infatti secondo i dati AIE il fatturato dei rivenditori via Internet di libri (in generale, non solo romanzi) ha rappresentato nel 2007 solo circa il 5,0% del totale (era il 3,8% nel 2006 e il 3,0% del 2005). Una crescita c’è stata, anche notevole, ma queste percentuali sono ancora ben lontane da quelle di librerie (75%) e supermercati/ipermercati (18%). Invece l’inchiesta ISTAT aveva domandato a un campione di persone che leggono libri nel tempo libero (perciò è più probabile qui trattarsi di romanzi) come si sono procurati il loro ultimo libro letto: solo lo 0,5% degli intervistati ha risposto di averlo comprato online (2006). Nel 2000 la percentuale era dello 0,1. Sconfortante.

Le piccole case editrici, quelle senza distribuzione o quasi e che si affidano solo agli ordini online, fanno i salti di gioia se vendono 2-300 copie di un romanzo. Ma 300 copie di un romanzo non sono niente. Nel palazzo dove abito ci sono 300 persone: se prendo un mio scritto, lo fotocopio, e vado a bussare porta per porta in pratica ottengo lo stesso livello di “pubblicazione” che otterrei pubblicando con una casa editrice senza distribuzione. E questo non è pubblicare, non è rendere pubblico, non è al contempo esporre le proprie idee e divertire il prossimo, è solo perdere tempo.
Per pubblicare, nel senso proprio del termine – rendere pubblico – in Italia, nel 2009, è vitale essere presenti in libreria. Ben inteso, questo non garantisce di vendere, una marea di titoli nelle librerie non vende le 300 copie di cui sopra, la presenza in libreria non è condizione sufficiente, è però condizione necessaria.
Problema: nelle librerie lo spazio è poco, specie se paragonato alla quantità di volumi prodotti ogni anno (61.440 nuovi titoli pubblicati nel 2006).
Perciò quando la Newton Compton stampa 10.000 copie di Bryan di Boscoquieto non è una questione solo tra loro e gli eventuali acquirenti, ma è una questione che riguarda tutti. 10.000 copie di una schifezza sono una opportunità in meno per 10.000 altri titoli. Ognuno è libero di fregarsene di Boscoquieto, il danno c’è comunque.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: la Newton Compton e le altre case editrici sono lì solo per denaro, cioè se le 10.000 copie le vendono per loro va tutto bene!” E allora? Qui è come se il condannato per omicidio si alzasse e spiegasse al giudice di non aver ucciso la sorella per sbaglio, no, l’ha proprio fatto apposta per prendersi l’eredità; e allora, d’accordo è assolto! Non me ne può fregare di meno se la Newton Compton insegue i suoi interessi. Gli interessi di milioni di lettori e il loro diritto a leggere opere degne è più importante del desiderio di quattro gatti alla Newton Compton di fare i soldi. O almeno dovrebbe esserlo in una società democratica.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: decide il mercato!” Balle. Io penso che il “mercato” possa decidere, ma solo se tutti partono uguali. Bryan di Boscoquieto forse venderà uno sproposito, forse neanche una copia, ma una possibilità l’ha avuta, decine di migliaia di altri titoli no. Se Canale 5 trasmette in tutta Italia e Teleabruzzo21 nel raggio di pochi chilometri, non decide il “mercato”, decide tutta Italia contro pochi chilometri.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: Bryan di Boscoquieto è stato stampato in così alto numero di copie proprio perché è strabello!!! Non solo per vendere, ma proprio perché è bellissimo!!!” E qui giunge l’utilità della recensione, perché quando si riempie un romanzo con le madornali stupidate che seguiranno, è davvero difficile parlare di “qualità”, qualunque parametro si voglia adottare.

Ricapitolando: per pubblicare bisogna portare il proprio romanzo in libreria, in libreria lo spazio è poco, perciò ogni copia di un brutto romanzo in libreria danneggia tutti, perché sottrae spazio prezioso ad altre opere potenzialmente migliori.
Come si risolve il problema: con un cambio di mentalità, per cui una casa editrice ha come principale scopo produrre romanzi il più perfetti possibile sotto tutti i punti di vista, e solo come idea secondaria il guadagno. E questo non vale solo per le grandi casi editrici: una grossa fetta di quei 61.000 titoli che intasano il poco spazio viene per esempio dalle casa editrici a pagamento, le quali dovrebbero sparire e basta. In altri termini si chiede a una casa editrice di prendersi la responsabilità che deriva dal fatto di competere per una risorsa al contempo così scarsa e così agognata da tanti, come lo spazio nelle librerie.


Non hanno responsabilità solo le case editrici. Ma io non sono d’accordo, come molti fanno, a dare responsabilità ai lettori. È vero che la gente potrebbe adottare dei criteri di scelta più sofisticati di: “guarda, c’è un’elfa mezza nuda in copertina! Compro!”, ma in generale il ragionamento “se è stato pubblicato da Mondadori allora dev’essere bello”, dovrebbe poter essere giusto. Non è possibile diventare esperti di tutto. Una persona deve avere diritto a un servizio valido quando ne ha la necessità o il desiderio. Se vado al ristorante nessuno mi deve sputare nel piatto anche se non ho il palato fino per accorgermene, se vado dal dottore mi deve dare le medicine e non le pastiglie di zucchero, anche se non riuscirei a capire la differenza, se mi rivolgo a Mondadori devono essermi offerti romanzi validi, anche se il mio gusto non è particolarmente sviluppato. Se una persona ha il capriccio di provare a leggere un fantasy, deve trovarsi di fronte ottimi romanzi fra i quali scegliere, anche se, essendo magari la prima volta che esplora quel genere, non potrebbe capire che la Troisi scrive solo boiate.
È più ragionevole dare invece delle responsabilità anche agli autori. Se sono alle prime armi non possono avere l’esperienza di una casa editrice e d’altro canto è difficile valutare obbiettivamente se stessi, però molti uno sforzo in più potrebbero farlo. Troppo spesso si sentono presunti scrittori che fanno questo ragionamento: il mio romanzo dev’essere pubblicato perché è il mio sogno. Ecco, forse dovrebbero chiedersi se la pubblicazione realizza anche i sogni dei lettori.

Ovviamente il problema non si risolverà mai sperando in un ravvedimento delle case editrici, lo so benissimo. La soluzione arriverà forse in futuro, con il superamento del libro fisico e la fine dei problemi di spazio. Nel frattempo però non fa male far notare la questione, e agire di conseguenza: non comprare se non libri che si è già letto con altri mezzi e sono piaciuti, e anche in quel caso favorire i canali con meno intermediari (in ordine di preferenza: pagare direttamente l’autore, acquistare al sito della casa editrice, acquistare via libreria online).


15) Meritocrazia e supremazia delle grandi case editrici:
Per gli autori che pubblicano con piccole/medie case editrici è difficilissimo emergere, quasi impossibile. E così si perdono anche prodotti di qualità. Di contro, le grandi case editrici pubblicano prodotti che vendono, non sempre di qualità (vedi Moccia, ad esempio).
Gli ebook scavalcano le ragioni dell'editoria (distribuzione e pubblicità in primis) migliorando la meritocrazia del sitema.

Contro:

1) Quando cambia pagina ci impiega qualche secondo. Non molti, ma può dar fastidio all'inizio. Però ci sia abitua, non è un problema grave.


2) Niente romanticismo. Insomma, leggere i libri cartacei è tutt'altra cosa. E vogliamo mettere l'odore della carta? *__*
Però questo non è una scusa valida per non usufruire di tutti i vantaggi pratici del lettore ebook.



Quindi, voi che ne pensate degli ebook reader?
« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 14:05:39 da Ged » Loggato
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« Risposta #1 il: 24 Dicembre 2010, 12:00:50 »

interessante
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« Risposta #2 il: 24 Dicembre 2010, 12:02:32 »

interessante

Scusa, il mio pc è deficiente XD

Ho modificato il primo post.
« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 12:08:44 da Ged » Loggato
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« Risposta #3 il: 24 Dicembre 2010, 13:05:27 »

Io non sono un lettore accanito e di conseguenza quei pochi libri che leggo preferisco averli in formato cartaceo in modo da poterli collezionare o rivendere,e poi vogliamo mettere il fascino della carta,della rilegatura ecc.? se parliamo di ecologia penso che un buon compromesso sia quello di utilizzare carta riciclata per i libri. Detto ciò l'e-book è sicuramente un prodotto interessante, tuttavia al momento costano troppo, e inoltre i prezzi dei libri a mio avviso dovrebbero essere sensibilmente inferiori alla versione cartacea (cosa che difficilmente accadrà, anche se è plausibile una politica di promozioni e sconti allettanti qualche tempo dopo l'uscita del libro), lo vedo più utile per leggere i quotidiani  e quando miglioreranno la tecnologia del pannello anche riviste con foto e illustrazioni.

P.S. mettere tra i pregi il fatto che puoi scaricare i libri da e-mule non mi sembra molto sensato, perché aldilà delle motivazioni paracule addotte dal professor Boyle che fanno felice quella massa di gente che scarica a manetta ma vuole avere la coscienza apposto... è illegale e danneggia l'industria. Te lo dice un appassionato di giochi per PC che ha scaricato pirata da una vita, ma che che piano piano grazie al "Digital Delivery" (acquisto in formato digitale di videogiochi) sta comprando sempre più giochi originali grazie a portali come "Steam" che propongono offerte molto interessanti e vantaggiose sia in termini di costi che di reperibilità, senza contare che acquistando in formato digitale ci guadagna l'ecologia visto che non c'è supporto fisico.
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« Risposta #4 il: 24 Dicembre 2010, 13:07:27 »

Io sono contro e ti spiego anche il motivo : per me il libro è un oggetto sacro e già,a considerarlo "oggetto",sbaglio.
Amo poter sfogliare le pagine di un libro,annusarlo,magari evidenziare con la matita le parti più importanti o significative,dove riscontro qualcosa della mia vita. Ogni libro diventa parte di me perchè,con la carta,riesco a palpare le sensazioni emesse dallo stesso.

Per non parlare della tradizione del libro e della sua storia che,con queste innovazioni tecnologiche,vengono completamente accantonate e dimenticate. Non sono contro le novità,per carità,ma penso ci sia un limite che dovrebbe essere rispettato.
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« Risposta #5 il: 24 Dicembre 2010, 13:18:01 »


Conosco questo atroce tritacarte tecnoavanzato e lo trovo di pessimo gusto.
Personalmente quando leggo è mia abitudine sottolineare , mettere orecchiette , pieghe , lasciarli all’acqua e al vento, se capita. I miei libri sono sempre carta logora vissuta, scarabocchiata , accartocciata , gettati in ogni angolo della stanza senza ordine ma sempre alla portata di mano. Spesso i libri mi ricordano anche i luoghi in cui li ho letti , le librerie in cui li ho comprati o semplicemente i volti di coloro che me ne hanno fatto dono. Quindi non baratterei nemmeno un solo libro per uno schifo, abominevole virtuale e pretestuoso pdf-ebook!

Ma poi… dove trovi il tempo di leggere 10.000 libri? Sembri più infatuato dall’idea del potenziale da leggere che del suo reale utilizzo…


« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 13:34:55 da Gavroche » Loggato

" Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie.
E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere?
Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai? "
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« Risposta #6 il: 24 Dicembre 2010, 13:22:55 »

Io sono contro e ti spiego anche il motivo : per me il libro è un oggetto sacro e già,a considerarlo "oggetto",sbaglio.
Amo poter sfogliare le pagine di un libro,annusarlo,magari evidenziare con la matita le parti più importanti o significative,dove riscontro qualcosa della mia vita. Ogni libro diventa parte di me perchè,con la carta,riesco a palpare le sensazioni emesse dallo stesso.
Ha quasi una funzione sacra per me.

Per non parlare della tradizione del libro e della sua storia che,con queste innovazioni tecnologiche,vengono completamente accantonate e dimenticate. Non sono contro le novità,per carità,ma penso ci sia un limite che dovrebbe essere rispettato.


Il linea teorica potrei esser d'accordo con te. Ma il mio portafoglio no! Posso avere un numero illimitato di libri al costo di circa 30!!!

Senza contare tutti quei libri (come Cuore d'Acciaio e Il Treno degli Dei) che non sono più reperibili sotto forma cartacea (stupida Fanucci -.-''). Mi dovrei perdere delle perle del genere per questi motivi? ma neppure per sogno!

L'idea romantica della carta in quest'ottica diventa superficiale: il libro non è la forma, ma il contenuto. Se no tanto avrrebbe comprare libri bianchi con macchie d'inchiostro a caso! Ma a me interessa il contenuto.

E comunque, alcuni lettori ebook ti permettono di sottolineare ed evidenziare frasi, ed anche di inserire appunti.

Riguardo al prezzo: ci sono lettori di ebook anche a 150 euro. Se si legge poco è tanto, ma se si legge molto è un nulla. Mi dispiace, ma non dispongo dei milioni che ci vorrebbero per comprare tutti i libri che desidero.

Ps: gli ebook li puoi rivendere e scambiare online, ovviamente.

P.S. mettere tra i pregi il fatto che puoi scaricare i libri da e-mule non mi sembra molto sensato, perché aldilà delle motivazioni paracule addotte dal professor Boyle che fanno felice quella massa di gente che scarica a manetta ma vuole avere la coscienza apposto... è illegale e danneggia l'industria.

Ne sei sicuro?

Ti risponde Gamberetta (http://fantasy.gamberi.org/2008/01/07/ebook-e-distribuzione-gratuita/):
L’idea di fondo del copyright è di incentivare gli artisti a produrre nuove opere. Ovvero è sottointeso che nuove opere artistiche siano un beneficio per la società. Dunque, le leggi sul copyright sono a favore della società nel suo complesso non a favore degli artisti (o peggio ancora di eredi, editori e sfruttatori vari). L’artista è incentivato nella misura in cui produrrà di più a favore di tutti.
Non è più così per una serie di fattori:

    * Il copyright è troppo lungo, se un’artista può campare per tutta la vita (e settant’anni dopo la morte) con una sua opera, è finito l’incentivo a farne un’altra.
    * Il copyright non protegge in realtà l’artista, ma chi detiene i diritti dell’opera, e nel mondo moderno sono quasi sempre due figure distinte.
    * Infine il copyright ha spesso avuto l’effetto di stravolgere l’equazione: da incentivo è diventato unico scopo, l’artista produce non per il benessere della società, ma per l’esclusivo benessere suo. Non sempre i due benessere sono in contrasto ma potrebbero esserlo.

Purtroppo non esistono molti studi neutrali in materia, uno interessante è questo dell’Università di Cambridge che prova a fissare la durata ideale del copyright a 14 anni (mentre la Disney, pur di non lasciar libere le prime storie di Topolino, sta spingendo il congresso americano verso l’infinito, letteralmente).


È anche interessante notare come il copyright sia un concetto relativamente recente (le prime leggi a riguardo sarebbero del 1662) e in questi secoli non pare che la produzione artistica abbia avuto nessun particolare impulso rispetto alla storia precedente. Tutto il Rinascimento non ha avuto paragoni come sviluppo artistico e il copyright non c’era. Nella Firenze dei Medici c’era una percentuale altissima di cittadini che vivevano della loro produzione artistica, percentuale mai più raggiunta in nessun altro periodo storico.


Infine, sarò ingenua, ma penso che la libera circolazione della conoscenza valga più del denaro. È meglio se 100 persone leggono un libro e l’autore guadagna 10, piuttosto che il libro lo leggano in 50 ma l’autore guadagni 20. E stiamo sempre parlando di “autore” in senso lato, perché nel caso dei libri quelli che guadagnano sono editori, distributori e librai. La percentuale dell’autore è minima, di solito non più di un 5-10% del prezzo di copertina.

C’è poi un fatto fondamentale da sottolineare. Io sono partita dal presupposto che una distribuzione gratuita in effetti possa ledere i guadagni di un autore, e sostengo che comunque dovrebbe essere consentita.
Ma è vero che la distribuzione gratuita incide sulle vendite?
È un problema ancora più spinoso di quello del copyright, ed è molto difficile districarsi tra la propaganda. Perciò è di particolare interesse l’esperimento che ha organizzato il signor Tim O’Reilly. Tim O’Reilly è il fondatore della O’Reilly Media, una società editrice specializzata in editoria tecnica (in particolar modo informatica). Non una piccola società però, una delle più grandi del mondo in tal ambito. Dunque non si sta parlando dello scrittore che vuol farsi pubblicità o del piccolo editore che cerca vie nuove, si sta parlando di un grosso editore che vuol far soldi.
Il signor O’Reilly ha provato a mettere a disposizione per il download gratuito un libro appena pubblicato e ha tentato di analizzare l’andamento delle vendite.


In sostanza: l’andamento è in linea con gli altri libri, o in altri termini, chi voleva comprare il libro l’ha comprato comunque nonostante fosse disponibile gratuitamente. Perciò il download gratuito non ha inciso sulle vendite. Però, aggiungo io, tra le 180.000 persone che hanno scaricato il libro, qualcuna l’avrà letto e tra queste qualcuna avrà imparato qualcosa. La società nel suo complesso è migliorata, anche se di una briciola la cultura è aumentata. E il signor O’Reilly non ci ha rimesso un euro.
Se poi dal grosso editore si passa al singolo autore, devo ancora leggere di uno scrittore che si sia pentito di aver distribuito in maniera gratuita le proprie opere, basta leggere le varie interviste, da Cory Doctorow a Rudy Rucker e tanti altri.

Un altro caso clamoroso, di un paio di mesi fa.
The Man from Earth è un film di fantascienza realizzato con budget minimo da una piccola società di produzione. È un film che ha incuriosito gli appassionati perché segue una sceneggiatura di Jerome Bixby, sceneggiatura che Bixby ha impiegato quasi quarant’anni a scrivere! Ma al di là di questo è un film che sarebbe passato del tutto inosservato, a parte pochi entusiasti, se non fosse stato piratato. Pochi giorni prima dell’uscita in DVD, il film era disponibile in rete. Un guaio? Tutt’altro! Il produttore del film, in corrispondenza della release pirata, vede il traffico al suo sito aumentare del 3.000%, in pochi giorni su IMDb The Man from Earth diventa uno dei film più cercati. È una pubblicità enorme, che il produttore ammette non avrebbe mai potuto pagarsi in nessuna maniera. È al settimo cielo per tutto ciò, e promette che il prossimo film sarà lui stesso ad autopiratarselo!

Io penso che il pubblico spesso faccia scelte così poco accorte (in campo librario basti pensare alla Troisi) perché non ha reale scelta. È come andare al ristorante cinese, avere il menu tutto in cinese con solo un piatto in italiano. Si va sul sicuro, perché non si hanno le risorse per rischiare.
La distribuzione gratuita consente a ognuno di rischiare, ognuno può “assaggiare” quel che gli pare e formarsi un gusto. Magari poi deciderà di dare lo stesso i soldi alla Troisi, ma magari forse no. Magari, se ha potuto anche solo sfogliare quegli altri romanzi che non avrebbe mai comprato, perché non pubblicizzati, perché le amikette non ne parlano, perché la copertina è brutta, forse potrà compiere scelte più consapevoli.

Come per un sacco di altri argomenti può essere che m’illuda, ma nel caso specifico cambia poco. Anche se davvero la pirateria libraria è un cancro che uccide gli scrittori (…) non c’è niente da fare. I libri in formato elettronico sono inevitabili, perché il risparmio di risorse rispetto alla carta è enorme. Così come sono spariti i vinile e sono in declino i CD, rimanendo solo gli MP3, allo stesso modo i libri cartacei hanno i giorni contati. Lo zoccolo duro dei feticisti della carta è più vasto che non in altri ambiti ed è probabile riuscirà a rimandare l’inevitabile il più possibile, ma se non sarà fra 5 anni sarà fra 10. A quel punto la pirateria raggiungerà gli stessi livelli che si vedono oggi per musica e film, con ogni singolo brano o spezzone prodotto in ogni angolo del mondo distribuito in rete con o senza autorizzazione. Dunque gli scrittori devono solo mettersi il cuore in pace.

Sento già i feticisti della carta brontolare, ché tanto il libro tradizionale non morirà mai! Be’, vedremo nelle prossime ore, per ora, da questo primo pomeriggio di lettura e-ink posso affermare che hanno torto marcio.

Ma poi… dove trovi il tempo di leggere 10.000 libri?
Io ne leggo 1 ogni settimana. O al massimo ogni due se è di difficile lettura. D'estate anche molto di più. Parliamo di circa 60 libri all'anno. Considerando anche manuali e saggi, siamo intorno a 100.
Si crea anche un problema di spazio: non so più dove mettere i miei libri!!! Sono sommerso.

Ps: ho aggiunto altri due  pro che mi ero dimenticato.
« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 13:37:35 da Ged » Loggato
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« Risposta #7 il: 24 Dicembre 2010, 13:31:04 »

Sono razionalmente consapevole del fatto che un lettore ebook possa presentare anche dei vantaggi....
Però NO NO NO NO NO NO NO tutta la vita!

Come ha detto Carolina, il libro è un elemento sacro. Io non sono innamorata del libro solamente in quanto portatore di cultura, di arte, di umanità...sono proprio innamorata del libro in quanto ente fisico, con la sua consistenza, il suo odore, i suoi colori...Per me i due aspetti non sono scindibili.

Se poi facciamo il discorso dei libri non reperibili sotto forma cartacea, quella è un'eccezione.
Ma immaginare un mondo in cui tutti i libri diventino virtuali, impalpabili è veramente un incubo!
Ma ci pensate a come sarebbe entrare in una biblioteca in cui anzichè aggirarsi per gli scaffali odorosi ci si aggira tra decine di schermi e-ink non retroilluminati opachi in 6 tonalità di grigio? Che tristezza ragazzi....
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« Risposta #8 il: 24 Dicembre 2010, 13:32:45 »


Utente " Ged " . . .  cavolo ma quante cazzate scrivi !!!
Se vuoi avere ragione a tutti i costi mettiti davanti ad uno specchio, ma se sei interessato ad un parere in generale… non tentare stupide persuasioni simili a banali autoconvincimenti.

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" Distruggere è meglio che creare quando non si creano le poche cose necessarie.
E poi, c'è qualcosa di così chiaro e giusto al mondo che abbia il diritto di vivere?
Che mostruosa presunzione credere che gli altri si gioverebbero dello squallido catalogo dei suoi errori.
E a lei che cosa importa cucire insieme i brandelli della sua vita, i suoi vaghi ricordi, o i volti delle persone che non ha saputo amare mai? "
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« Risposta #9 il: 24 Dicembre 2010, 13:35:25 »

Ged il discorso che fai tu può andar bene solo dopo un certo numero di anni, ma siccome su  e-mule trovi pure e soprattutto il libro appena uscito nei negozi, in quel caso stai facendo un danno sia all'industria che allo scrittore. Io penso che dopo un certo periodo di anni (nemmeno troppi) le opere dovrebbero essere rese di dominio pubblico, ma fino a quel tempo c'è gente che lavora che va rispettata.
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« Risposta #10 il: 24 Dicembre 2010, 13:40:22 »

L'e-reader lo concepisco solo per i quotidiani, principalmente per l'enorme risparmio di materiale cartaceo, considerando la fine che fanno dopo neanche 24 ore.

Per i libri, però, no. Non lo userei mai, sono troppo affezionato al libro tradizionale (chi è stato a casa mia lo sa già). E per chi si lamenta che non può comprare (troppi) libri per questioni economiche, ricordo che esistono le biblioteche. Gratis et amore dei.
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Ged
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« Risposta #11 il: 24 Dicembre 2010, 13:52:38 »


Utente " Ged " . . .  cavolo ma quante cazzate scrivi !!!
Se vuoi avere ragione a tutti i costi mettiti davanti ad uno specchio, ma se sei interessato ad un parere in generale… non tentare stupide persuasioni simili a banali autoconvincimenti.



C'è' bisogno di insultare e aggredire? Io non voglio avere per forza ragione. La voglio avere nella stessa misura in cui la vuoi avere tu, se no vorrebbe dire che non credo neppure in ciò che penso.
E poi, dire che X è una cazzata non ha senso se non si danno motivazioni valide che non siano già state confutate. Comodo se no!
Io dico ciò che penso, non ho bisogno di autoconvincermi. semmai, all'epoca mi convinse Gamberetta e non ho mai trovato
argomenti per smentirla. Ma d'altronde, lei è Gamberetta  icon_innamorato il mio idolo, il genio dei geni  icon_innamorato

Sono razionalmente consapevole del fatto che un lettore ebook possa presentare anche dei vantaggi....
Però NO NO NO NO NO NO NO tutta la vita!

Come ha detto Carolina, il libro è un elemento sacro. Io non sono innamorata del libro solamente in quanto portatore di cultura, di arte, di umanità...sono proprio innamorata del libro in quanto ente fisico, con la sua consistenza, il suo odore, i suoi colori...Per me i due aspetti non sono scindibili.

Se poi facciamo il discorso dei libri non reperibili sotto forma cartacea, quella è un'eccezione.
Ma immaginare un mondo in cui tutti i libri diventino virtuali, impalpabili è veramente un incubo!
Ma ci pensate a come sarebbe entrare in una biblioteca in cui anzichè aggirarsi per gli scaffali odorosi ci si aggira tra decine di schermi e-ink non retroilluminati opachi in 6 tonalità di grigio? Che tristezza ragazzi....


Lo trovo un pensiero tremendamente superficiale.
Sarò strano, ma a me interessa il contenuto. Se voglio l'odore della carta, se voglio fare le linguette, se voglio sfogliare un libro, tanto vale che mi compri un libro bianco con macchie d'inchiostro a casaccio.
Ma a me interessa il contenuto: quella è l'opera d'arte.

Ps: esistono anche schermi e-ink a colori. Ma per leggere libri, i colori non servono a nulla, se non per eventuali illustrazioni. Il fatto che siano opachi e non retroilluminati e un pregio: non danneggiano la vista, o almeno non più dei libri cartacei.

Ged il discorso che fai tu può andar bene solo dopo un certo numero di anni, ma siccome su  e-mule trovi pure e soprattutto il libro appena uscito nei negozi, in quel caso stai facendo un danno sia all'industria che allo scrittore. Io penso che dopo un certo periodo di anni (nemmeno troppi) le opere dovrebbero essere rese di dominio pubblico, ma fino a quel tempo c'è gente che lavora che va rispettata.

Invece migliora il mercato dell'editoria. E te lo dice un aspirante scrittore. E pure Gamberetta lo è.
Basti vedere il punto 15 dei Pro. Insomma, dà più possibilità agli autori e mette a punto un sistema la meritocratico.
China Miéville non lo ristampano e si trova solo in ebook, mentre Licia Troisi sbuca ovunque? Ma vaff...

E come lettore, vedi punto 14. E non solo.
Quasi tutti scaricano CD piratati, ma l'industria musicale non c'ha rimesso molto. O meglio, c'ha rimesso solo in determinati ambiti.
Ad esempio, io scarico di tutto. Poi, ciò che davvero merita, lo compro pure per premiare l'artista. Ma ciò che non merita lo provo scaricandolo e se non mi piace lo cestino. Così ci rimettono solo gli artisti che rubano spazio e pubblicità ad altri più meritevoli.
Vero, non tutti fanno questo ragionamento, ma è anche vero che è praticamente impossibile bloccare il leak di CD piratati. E allo stato attuale ci si ha pure guadagnato!
Gli Hydria li ho trovati solo piratati, non si trovano da nessuna parte. E sono un prodotto di grande qualità. T'oh guarda, il loro secondo cd, che invece è reperibile, ha venduto un bel po'. Merito della pubblicità ottenuta con i leak.

Nel caso dei libri, anche gli autori che pubblicano con case editrici minori avranno pubblicità. Luca Tarenzi ha pubblicato un ottimo romanzo quest'anno, ma lo ha fatto con una piccola casa editrice. Eppure sta vendendo tanto. Perché? Un mio amico lo ha leakato su internet. Lo hanno scaricato un sacco di persone ed il 90% di queste lo ha comprato.
Io ho speso dei soldi per comprare i romanzi di Licia Troisi e mi sono trovato in mano delle schifezze. Se l'avessi scaricati prima, non avrei speso tutti quei soldi.

Ps: molti libri non si trovano neppure nelle biblioteche. Per trovare Veniss Underground di Jeff VanderMeer mi sono pure informato nelle biblioteche di Roma, Torino e Firenze. Non si trova da nessuna parte. Eppure è un best seller in un sacco di paesi. Pure Stephen King lo ha pubblicizzato.
Alla fine mi sono arreso e l'ho scaricato: un libro davvero incredibile *__*
« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 14:20:49 da Ged » Loggato
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« Risposta #12 il: 24 Dicembre 2010, 14:14:14 »

Ged il discorso che fai tu può andar bene solo dopo un certo numero di anni, ma siccome su  e-mule trovi pure e soprattutto il libro appena uscito nei negozi, in quel caso stai facendo un danno sia all'industria che allo scrittore. Io penso che dopo un certo periodo di anni (nemmeno troppi) le opere dovrebbero essere rese di dominio pubblico, ma fino a quel tempo c'è gente che lavora che va rispettata.

Invece migliora il mercato dell'editoria. E te lo dice un'aspirante scrittore. E pure Gamberetta lo è.

Absit iniuria verbis, ma "UN'ASPIRANTE SCRITTORE" con tanto d'apostrofo penso sia una contraddizione in termini icon_angels.

Acht Bände hat er geschrieben. Er hätte gewiss besser getan er hätte acht Bäume gepflanzt oder acht Kinder gezeugt.
(Georg Christoph Lichtenberg)
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« Risposta #13 il: 24 Dicembre 2010, 14:20:24 »

Ged il discorso che fai tu può andar bene solo dopo un certo numero di anni, ma siccome su  e-mule trovi pure e soprattutto il libro appena uscito nei negozi, in quel caso stai facendo un danno sia all'industria che allo scrittore. Io penso che dopo un certo periodo di anni (nemmeno troppi) le opere dovrebbero essere rese di dominio pubblico, ma fino a quel tempo c'è gente che lavora che va rispettata.

Invece migliora il mercato dell'editoria. E te lo dice un'aspirante scrittore. E pure Gamberetta lo è.

Absit iniuria verbis, ma "UN'ASPIRANTE SCRITTORE" con tanto d'apostrofo penso sia una contraddizione in termini icon_angels.

Acht Bände hat er geschrieben. Er hätte gewiss besser getan er hätte acht Bäume gepflanzt oder acht Kinder gezeugt.
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Si chiama errore di battitura -.-''
Quando scrivo in forum, chat et similia non ci faccio caso. Scrivo molto velocemente, troppo per le mie capacità di battitura, e non guardo lo schermo. La verità è che non me ne potrebbe fregar di meno di mostrare le mie abilità qui. Scrivo di fretta e non m'importa: non è qui che devo dimostrare le mie capacità, e certo non a te. Trovo inutile questa pignoleria in un forum: fai un salto sul forum di FantasyMagazine e guarda tutti gli errori di battitura di Francesco Falconi, rinomato autore nel panorama italiano. Eppure non scrive male (in Gothica l'ho apprezzato molto).

Trovo ridicolo che per controbattere ti aggrappi a queste cavolate, e con tanto di citazioni erudite atte ad avvalorare la tua tesi. Davvero, lo trovo molto ridicolo. Poi, ognuno fa ciò che vuole...quasi quasi nel prossimo post ci metterò una citazione in giapponese di Lady Murasaki XD
Senza contare che Stephen King ti manderebbe a glorificare le prugne (XD) per aver inserito una citazione, specie in lingua originale (Vedi: On Writing - autobiografia di un mestiere). Questo se proprio vogliam fare i pignoli.

Ma comunque, se vuoi posso farti leggere un racconto con cui sono arrivato secondo ad un concorso nazionale indetto dalla Scuola Omero di Roma, la seconda scuola di scrittura italiana dopo la Holden di Torino. E sono stato battuto da un ventottenne, tra l'altro.
Quel racconto è poi diventato l'inizio del romanzo su cui sto lavorando. E a tal proposito, i primi 3 capitoli sono stati letti da vari editor e curatori, anche di case editrici molto importanti, e quasi tutti hanno espresso giudizi a dir poco positivi. L'unico un po' perplesso è stato quello della Fazi, ma solo perché il soggetto è "poco commerciale".

Ma non ho bisogno di dimostrare certo qualcosa a te. Se dobbiam fare i precisini, però, preciso.
Tu continua ad arrampicarti sugli specchi, su.
« Ultima modifica: 24 Dicembre 2010, 14:45:45 da Ged » Loggato
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« Risposta #14 il: 24 Dicembre 2010, 14:30:08 »

Non controbattevo proprio nulla. Il mio, anzi, era un intervento off topic.

Posso essere felice per te per il tuo successo letterario; io faccio il traduttore, non lo scrittore, quindi non avrei alcun interesse a "controbattere", anche perché non ho bisogno di alcuna dimostrazione di talento da chicchessia. Se poi qualcuno vede in un'ironica sottolineatura di un errore tanto involontario quanto macroscopico un tentativo di delegittimazione dell'altrui talento, a me non importa. Ognuno ha i suoi complessi di persecuzione. Do no evil, fear no evil.
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Traduzione Italiana a cura di SMItalia

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