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Conferenza - Dibattito “Referendum Assistito”

Conferenza-Dibattito

Il dossier informativo



Referendum "Assistito" - Pagina 1
12 E 13 GIUGNO 2005: UNA QUESTIONE DI BIOETICA.
Nei giorni 12 e 13 giugno 2005, gli italiani saranno chiamati a dare il loro parere, mediante un referendum, su una questione molto importante e complicata: la Procreazione Medicalmente Assistita. Si tratta di un referendum di tipo parzialmente abrogativo, finalizzato, cioè, a decidere riguardo l’abrogazione parziale di una legge. La legge in questione è la legge 19 febbraio 2004, numero 40, in merito alle “Norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita”. Le problematiche collegate a questa legge e ad una  sua eventuale modifica sono molte, e investono i più svariati campi: medico, scientifico, economico, politico, giudiziario, religioso, psicologico. Ma il campo che influenza maggiormente la posizione presa nei confronti della legge 40/2004 è quello etico. Infatti, il motivo per cui non è facile decidere se la fecondazione assistita sia un bene o un male, dipende dal fatto che la questione sulla fecondazione assistita è una questione di Bioetica. Una questione, cioè, in cui il progresso scientifico si scontra con i valori morali e i principi umani. Il termine “Bioetica” fu coniato nel 1970 da Van Resselaer Potter. Egli sosteneva che fino a quel momento l’etica era stata relegata al mondo umanistico-filosofico, ma lo sviluppo scientifico imponeva un suo ingresso nella realtà. La Bioetica, infatti, è lo «Lo studio sistematico della condotta umana nell’ambito della scienza della vita e della cura della salute ¬[…] esaminata alla luce dei valori morali e dei principi» (Enciclopedia of Bioethics, New York, 1978). E’ una selezione di ciò che è lecito e ciò che non è lecito fare delle scoperte scientifiche, alla luce di principi etici. Il principale problema, infatti, che emerge nel dibattito sulla fecondazione assistita, è quello del rispetto della vita: è da considerarsi un essere umano un embrione, già al momento della fecondazione? E se si considera umano, è lecito congelarlo, utilizzarlo per la ricerca, o ucciderlo? E ancora, è lecito anteporre il diritto alla vita di un embrione al diritto di ogni madre di decidere se portare avanti o no una gravidanza? E’ più giusto impiantare un embrione malato, nel rispetto della vita, sapendo che nascerà un bambino malato, oppure non impiantarlo, nella convinzione che sia meglio risparmiare al bambino stesso e alla famiglia il peso della malattia? E’ più giusto salvare, con il progresso della ricerca scientifica, tante vite umane, tanti bambini, tanti uomini e tante donne, oppure dare dei limiti alla ricerca, nella convinzione che la vita degli embrioni debba essere salvaguardata in modo equivalente? Queste sono solo alcune delle domande che la legge 40/2004 e il referendum lasciano aperte. Oggi, con il progresso, l’uomo è riuscito ad acquistare un grandissimo potere sul modo e sulle cose e, infine, è riuscito anche a carpire il mistero della procreazione, e a controllarlo. Ha acquisito il potere di decidere se fare nascere un bambino e, a quanto pare, se farlo nascere sano. Curare un paziente ancora prima che sia nato, può essere considerato un grandissimo progresso della scienza. L’unica domanda che è lecito porsi, è: bisogna porre dei limiti, a questo continuo progresso? E quali?
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