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Conferenza - Dibattito “Referendum Assistito”

Conferenza-Dibattito

Il dossier informativo



Referendum "Assistito" - Pagina 20
GLI INTERVENTI TERAPEUTICI SULL’EMBRIONE UMANO SONO LECITI?
«Come per ogni intervento medico sui pazienti, si devono ritenere leciti gli interventi sull’embrione umano a patto che rispettino la vita e l’integrità dell’embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale».  «Un intervento strettamente terapeutico che si prefigga come obiettivo la guarigione di diverse malattie, come quelle dovute a difetti cromosomici, sarà, in linea di principio, considerato come auspicabile, supposto che tenda a realizzare la vera promozione del benessere personale dell’individuo, senza arrecare danno alla sua integrità o deteriorarne le condizioni di vita. Un tale intervento si colloca di fatto nella logica della tradizione morale cristiana».

COME VALUTARE MORALMENTE LA RICERCA E LA SPERIMENTAZIONE*3 SUGLI EMBRIONI E SUI FETI UMANI?
«La ricerca medica deve astenersi da interventi sugli embrioni vivi, a meno che non ci sia la certezza morale di non arrecare danno né alla vita né all’integrità del nascituro e della madre, e a condizione che i genitori abbiano accordato il loro consenso, libero e informato, per l’intervento sull’embrione». «Usare l’embrione umano, o il feto, come oggetto o strumento di sperimentazione rappresenta un delitto nei confronti della loro dignità di esseri umani che hanno diritto allo stesso rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona umana».

CONCLUSIONI: LA CHIESA E CHI NON PUÒ AVERE FIGLI.
Nel “Donum vitae”, tra le altre cose, si afferma che: «La sofferenza degli sposi che non possono avere figli o che temono di mettere al mondo un figlio handicappato, è una sofferenza che tutti debbono comprendere e adeguatamente valutare». E che: «Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono». In altre parole, la Chiesa ammette la possibilità che certe coppie, pur di non ricorrere alla fecondazione assistita, rinuncino all’idea di avere figli, e anche la possibilità che certe coppie, pur di non ricorrere alla soppressione dell’embrione, mettano al mondo un figlio gravemente malato. La posizione della Chiesa risulta abbastanza evidente dal documento “Donum vitae”, e non ha bisogno di essere ulteriormente esplicitata. Le parti riportate tra virgolette sono prese dal documento “Donum vitae”, e rimandiamo, per una maggiore conoscenza e completezza, ad una lettura integrale del testo.
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