«La
bestia è fuggita!» esclamò il signor
Convenzione, entrando di scatto nell'ufficio del direttore, con il
volto arrossato e il respiro affannoso dopo la lunga corsa «Sono
entrato nella sua gabbia, e... svanita! Dissolta!...non
c'è!». Il direttore si alzò di scatto,
e la sua espressione terrorizzata riuscì ad esprimere la
gravità della situazione meglio di molte parole.
Percorsero di corsa il lungo corridoio, in silenzio, tacitamente d'accordo che quell'evento non aveva bisogno di essere commentato. Ma la loro velocità non cambiò la disastrosa situazione: la Gabbia Orologio era vuota... la terribile bestia, dopo secoli di prigionia, era riuscita a scappare! «Il tempo... è fuggito» sussurrò il signor Convenzione, che da millenni lo custodiva e lo addestrava con le sue regole. Il direttore sospirò. «Il tempo è fuggito...» ripeté, come per capacitarsene «Ora farà scorrere le cose come più gli va'...». Il signor Convenzione riuscì appena a imbracciare un fucile, pronto ad andare a caccia del Tempo, prima d accorgersi che il suo corpo si muoveva ad una lentezza insolita, mentre il direttore si muoveva da un lato all'altro della stanza, senza sosta, a velocità raddoppiata, triplicata, quadruplicata, centuplicata! Firmava scartoffie, leggeva documenti, digitava sul computer, telefonava, scriveva, camminava, correva.... il caos totale delle azioni! Lui invece riusciva appena a percorrere pochi passi in un tempo che gli sembrava davvero interminabile, e per quanto si sforzasse non riusciva a raggiungere la porta. Dopo un po' di tempo - ma quanto? Chi poteva dirlo se adesso la bestia era libera, e non obbediva ad alcuna regola? - tutto cominciò ad andare più veloce, per il signor Convenzione: aveva l'impressione che ogni istante gli scivolasse addosso come una goccia di pioggia, che ogni attimo fluisse veloce ed inafferrabile, che potesse percorrere lunghissimi spazi in brevissimi istanti.... Ebbro di questo nuovo potere, di questa insolita velocità, di questo modo diverso di vivere il tempo | |
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Autori dei finali: | |
| andò
avanti, camminò, si precipitò per mari e monti,
ammirò la natura; prima non aveva mai avuto il tempo di
vedere i pini ricoperti di neve, gli uccelli cantare, si accorse che
nulla sarebbe più stato impedito, che nessuno l'avrebbe mai
fermato; girò per tutti i posti, visitò i nidi, i
pesci, i bambini, gli uccellini, e quando ebbe finito pensò
che non ci sarebbe stato più niente da vedere e si
sentì triste e si sedette e pensò ed
impiegò la sua lentezza non pensando più al suo
potere; pensò alla sua vita, ai suoi momenti di "lentezza",
di gioia, di tristezza e si sentì insieme appagato a stare
li a guardare il sole che tramontava e l'alba del nuovo giorno. Il direttore, invece, stava ad ammirare il cielo, ma era così lento! Pensò quindi di dover guardare di più, e ad ogni passo cercò di guardare quante più cose possibile e ringraziò il Tempo, lui, che non aveva mai avuto il tempo per guardare, per.... ascoltare i suoi amici, la natura, se stesso. Alla fine capì che era questo quello che gli mancava... Il respiro lento privo di felicità e delusione, ma insieme sofferente e malinconico e felice ed allegro per tutto ciò che avrebbe dovuto fare... portare da mangiare al cane che aveva, la mattina appena alzato dal letto.... E continuò a ringraziare il Tempo... Anche il signor Convenzione ringraziò il Tempo e smisero di cercarlo... Così il Tempo raggiunse il signor Convenzione per i prati infiorati e gli mise una mano sulla spalla, ed il signor Convenzione si sentì rabbrividire, felice e malinconico, ma soprattutto appagato. Il Tempo andò a fare visita anche al direttore ed anche lui gli rispose... Così il Tempo, che si trovava in ogni luogo, da entrambi, disse: «Avete finalmente capito... ritorno nella mia gabbia a guardarvi ed a sperare e guardarvi...» E così tutto tornò come prima. Ed il direttore ed il signor Convenzione guardavano le cose in un altro modo... E raccontarono la loro splendida avventura a tutti.... ad adulti e bambini, ad animali terrestri e pesci, alla natura e al cielo.... guardando il mare e le nuvole... e non ebbero più paura della morte perché capirono che il tempo va vissuto... E ciò restò leggenda e tutti capirono, adulti, bambini, animali terrestri e pesci, la natura ed il cielo.... ed impararono l'arte dei sentimenti e del ricordo... |
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